Maleficent: la recensione dalla pellicola diretta dal due volte premio Oscar alle scenografie Robert Stromberg.
Il film è interpretato da Angelina Jolie, Sharlto Copley, Elle Fanning, Sam Riley, Imelda Staunton, Miranda Richardson, Juno Temple e Lesley Manville.
La trama del film, in uscita il 28 maggio, ruota attorno alla storia mai raccontata della cattiva più amata della Disney, Malefica, del classico del 1959 La Bella Addormentata nel Bosco.

MALEFICENT – LA TRAMA

Robert Stromberg è alla sua prima regia vera e propria e questo si vede. Supervisore degli effetti visivi per molti film (Il labirinto del fauno, Mib 2, Pirati dei Caraibi etc.) è senz’altro questo il suo punto di forza. Infatti Maleficent è un tripudio di effetti esteticamente belli, visionari e, per certi versi, sorprendenti sia nella scelta della materialità che in quella dell’estetica animalesca in cui si ribalta il concetto di buono e cattivo tratteggiato nell’iconografia classica (insomma il male non è sempre brutto e il bene non è sempre bello).  Notevole quindi nell’idea e nell’estetica ma, purtroppo, insufficiente dal punto di vista della narrazione che non decolla ma viene mantenuta in una sorta di limbo con l’intenzione di mantenere un’aura da favola che non esalta e favorisce le doti recitative degli attori: Angelina Jolie (Malefica), Elle Fanning (Aurora), Sam Riley (Fosco) che è, poi, il personaggio meno ingessato di tutti.

Intendiamoci, l’idea di un remake che stravolge e reinterpreta la favola disneyana  (La bella addormentata nel bosco, 1959) è interessante, ma va vista con una certa cautela se siete dei cinefili incalliti perché i personaggi potrebbero sembrarvi troppo affettati (addirittura demodé rispetto alle favole più recenti), verbalmente ripetitivi (anche per un film Disney) e le tre fate colorate praticamente inutili nello sviluppo della storia e con gag che mi hanno ricordato I Tre Marmittoni (The Three Stooges).
E’ un film con un target molto limitato: età non superiore ai 8/10 anni e sesso femminile. La storia, secondo me, potrà difficilmente affascinare, colpire o sorprendere  chi ha un età fuori da questo range.
C’è da dire che, d’altro canto, una favola è “netta” per natura. Pensiamo al cacciatore di Cappuccetto Rosso che “il cacciatore aprì la pancia del lupo che era ancora addormentato, e dopo appena due sforbiciate trovò cappuccetto rosso e la nonna”. Difficile dire ad un bambino: “così il cacciatore estrae il macete che si portava sempre appresso e sventrando il lupo scoprì che cappuccetto rosso e la nonna erano ancora vive. Le due, uscendo dalle viscere sanguinolente dell’animale lo ringraziarono”.
Insomma, se siete con vostro figlia, allora credo che uno sforzo si possa fare, se non altro per vedere cosa ne pensa del “bacio del vero amore”.

PIXELS – IL TRAILER

Edoardo Montanari