Una Semplice Domanda – Alessandro Cattelan: la recensione umorale del primo docu-show italiano in 6 episodi, prodotto da Fremantle e di cui Alessandro Cattelan è autore e protagonista. In uscita il 18 marzo su Netflix.
La ricerca di alcune risposte ha portato Cattelan a viaggiare, in Italia e all’estero confrontandosi e condividendo esperienze uniche con i suoi compagni di viaggio: Roberto Baggio, Geppi Cucciari, Elio, Francesco Mandelli, Paolo Sorrentino e Gianluca Vialli

Con  loro Cattelan ha dato vita ad un racconto sugli elementi che caratterizzano la felicità per ognuno di noi, spinto dal desiderio di scoprire di più su che ruolo giochino l’amore, la famiglia, la ricchezza, il dolore e la fede. Lo ha fatto uscendo dallo studio televisivo, con una costruzione originale, sperimentando così esperienze uniche e incontri straordinari. 

UNA SEMPLICE DOMANDA – LA RECENSIONE

Esistono delle certezze nella vita che tutti noi consideriamo assolute e indiscutibili? Personalmente e per quanto mi riguarda la risposta è no.

Purtuttavia esistono dei punti fermi, delle occasioni che, benché momentanee, danno sicurezza, calma e leggerezza alla mia vita. Dei piccoli momenti in cui riesco veramente a staccare dalle ansie quotidiane per immergermi in un racconto. Oltre ad un libro, una di queste piccole certezze è guardare un qualsiasi programma di Alessandro Cattelan.

Perché ho la certezza che una qualsiasi trasmissione di Cattelan sia da vedere? Beh, facile a dirsi, perché il suo modo di condurre è sempre morbido e spontaneo e perché riesce a portare avanti un ragionamento, una discussione o una puntata di una serie (come in questo caso) in modo scanzonato, affabulatorio e gioioso. Cattelan ha un modo di condurre che non è solo apparenza, ma si mescola con l’essere. Una sincerità (almeno apparente, perché non lo conosco di persona) che traspare dal suo modo di parlare, di interfacciarsi con gli altri e con il mondo.

Nessuna delle trasmissioni che ha condotto o co-condotto hanno fatto ricorso al conflitto a tutti i costi che, da sempre, è considerato il perno di una sceneggiatura o di una trasmissione.

Quello che dimenticano gli sceneggiatori moderni (e sopratutto italiani) è che un conflitto può essere esterno o interno. E Cattelan sceglie sempre il secondo.

Ed è grazie a questo misto tra talento e carattere che le puntate di “Una semplice domanda” sono godibili, interessanti e in grado di tenere lo spettatore avvinto alla storia.

E’ questa la massima differenza tra Cattelan e la quasi totalità dei presentatori: lo spettatore cammina e ascolta assieme a lui e non parteggiando per lui o per l’ospite.

Forse i 25 minuti a puntata possono risultare pochi, ma è comunque bello in questa società che ci ha abituati a scontri dicotomici e di parte, vedere una trasmissione che rispetta il pubblico.

UNA SEMPLICE DOMANDA – IL TRAILER

Edoardo Montanari