Nostalghia: la recensione del film del 1983 diretto da Andrej Tarkovskij e interpretato da Erland Josephson, Domiziana Giordano, Oleg Yankovsky, Piero Vida, Milena Vukotic, Delia Boccardo, Livio Galassi, Rate Furlan, Laura De Marchi, Oleg Jankovskij, Patrizia Terrena, Alberto Canepa.

Non è pazzo, lui ha fede …non si sà cosa è la follia, loro ci disturbano, sono scomodi. Noi non vogliamo capirli loro sono molto soli, ma di sicuro sono più vicini alla verità.
Andrei Gorciakov (Oleg Yankovsky)

Alla ricerca di un Senso non è un documentario pensato e realizzato convenzionalmente, ma nasce da un’esigenza tutta personale degli autori, e in questo sta la sua singolarità. Il film non assurge a nessuna voce dogmatica, non è una ricerca giornalistica e nemmeno un film fatto per dare risposte. Alla ricerca di un senso è un documentario genuino, innocente e spontaneo, finanziato da 963 internauti ed è il meglio di 80 ore di girato su tre continenti.

Tornando alla suggestione ambientale di Stalker e a certa fatalità de Lo Specchio, il regista russo racconta la storia di uno scrittore sovietico, Andrej Gorciakov, andato in Italia per fare ricerche su Pavel Sosnovskij, un musicista esule del ‘700 morto suicida al suo ritorno in patria. Inizialmente Gorciakov si trova in Toscana, accompagnato da Eugenia, una giovane donna innamorata di lui. I due intraprendono un viaggio alla ricerca di luoghi propiziatori, lungo il quale conoscono Domenico, un anziano già internato in manicomio per essersi segregato con la famiglia sette anni in attesa della catastrofe globale. Gorciakov non crede alla pazzia di Domenica, anzi ne coglie la mistica alterità; così prende ad interessarsi a lui, quasi possano venirne risposte capaci di dar senso al suo invincibile dolore. Un dolore che impedisce all’esule di rispondere al desiderio di Eugenia, anche se giunge a confonderla, in sogno, con la moglie lontana, e col ricordo tormentoso della patria. La nostalghia, quel sentimento che Gorciakov fa partecipare all’altrui sofferenza, lo spinge però verso Domenico senza lasciare spazio a nessun altro. Eugenia parte, torna a Roma mentre lo scrittore decide di far visita al laboratorio di Domenico, un luogo fatiscente e misterioso dove aleggia un cartello con scritto: 1+1=1. Domenico, vedendo Gorciakov attirato dal suo studio, gli chiede di partecipare a un’azione umana autentica e gli lascia una candela da accendere al momento opportuno. Dovrà tentare di lasciarla accesa durante tutta l’attraversata di Bagno Vignoni. Ma quando lo scrittore è ormai convinto di far ritorno in patria, riceve una chiamata da Eugenia in cui gli dice che Domenico è a Roma. Gorciakov si ricorda allora della promessa e corre a bagno Vignoni, scende nella vasca e accenda la candela cominciando subito la traversata. Contemporaneamente Domenico sta iniziando a Roma la sua arringa, gridando al megafono parole severe contro l’umanità e la sua perdita di spiritualità, la sua misera indifferenza e l’inclinazione alla rovina.

La vasca termale di Bagno Vignoni, la casa-laboratorio di Domenico sono luoghi che possono alludere alla famosa “stanza dei desideri” (Stalker). Più precisamente, riportano all’attesa ultima di entrarvi al disagio fisico, all’estremo degrado da cui potrebbe staccarsi il dono della fede. La fatalità riguarda perciò, ancora una volta, il personaggio maschile, cioè il portavoce dell’autore: anche Gorciakov, ripercorrendo le strade del musicista Pavel, scopre di muoversi in un destino segnato – Tarkovskij in prima persona, ne Lo Specchio, mostrava di avere ereditato dal padre l’infelicità coniugale – ed aderisce al vaticinio della stessa voce poetica.

Ciò che differenzia questa pellicola dalle altre due però è che in Nostalghia l’andamento del viaggio è solo apparente, o meglio denuncia nel viaggio un progetto fallimentare e mette in scena la rinuncia. Il viaggio, cioè lo sviluppo della storia, si nega nell’atto stesso in cui prende avvii e, aspirando all’altrove, cerca le figure dell’immobilità. Un concetto che Tarvoskij ha sottolineato in varie occasioni anche per il titolo:

«Per noi russi la Nostalghia non è un’emozione leggera e sorridente, come può essere per voi. E’ una specie di malattia mortale, una compassione profonda che lega non tanto alla propria privazione, mancanza o separazione, quanto alla sofferenza degli altri cui ci si accosta come per un legame passionale».

Questa dichiarazione è la chiave per capire un film-testamento come Nostalghia, per comprendere meglio la ragione profonda della scrittura filmica di Tarvoskij, cioè la coerenza che, ancora una volta, egli ha voluto realizzare con lo stile. Il suo portavoce, Gorciakov, vuole comunicare con Domenico, penetrarne la follia e farla propria; vuole partecipare a un progetto di salvezza che è tale solo in quanto ha origine al di fuori del senso comune e si prefigge un valore estremo di testimonianza e di protesta.

Una commistione d’anime dunque che per il regista ha richiesto uno sforzo di depurazione rimtico-compositiva e che può averlo condotto, appunto ad effetti di “immobilità”, inteso come un esercizio interiore avulso dal tempo abituale. Un tempo che parla attraverso la fissità e l’attesa.

NOSTALGHIA – TRAILER

Anna Pennella