Gatto nero, gatto bianco: la recensione del film di Emir Kusturica del 1998, con Bajram Severdzan, Srđan Todorović, Branka Katic, Florijan Ajdini, Ljubica Adzovic, Zabit Memedov, Sabri Sulejmani, Jasar Destani, Salija Ibraimova, Predag Lakovic, Miki Manojlovic, Adnan Bekir e Zdena Hurtocakova

La visione di On The Milky Road (la recensione) all’ultima Mostra del Cinema di Venezia ci ha ispirato il film satirico della settimana. Che è Gatto nero, gatto bianco, in cui Kusturica affresca e allo stesso tempo mette alla berlina modi e stile di vita del popolo gitano.

Matko s’indebita con Dadan, boss dei gangster gitani, a causa di un colpo ai danni dei russi finito male. Per ripagare il debito è costretto a far sposare al figlio Zare la sorella di Dadan, Afrodita. Nessuno dei due giovani è consenziente, dato che Zare è innamorato della nipote dell’ostessa del luogo, e Afrodita cerca il bell’uomo alto (lei che viene chiamata la nana) che le è spesso apparso nei sogni. Saranno i rispettivi nonni dei ragazzi, due arzilli ultranovantenni, ad aggiustare le cose.

Ironico, allegro e fracassone, Gatto nero, gatto bianco – i due gatti si rincorrono in continuazione per tutto il film – è una satira pungente dello stile di vita gitano. Ecco dunque comparire denti d’oro, mezzi di trasporto improbabili, case invase da animali, musica gitana frenetica, droghe, prostitute d’alto bordo, simboli religiosi usati impropriamente e banconote di grosso taglio. Divertentissimo e grottesco, nel migliore stile kusturichiano.

GATTO NERO, GATTO BIANCO – TRAILER ITALIANO

Francesca Sordini