Maze Runner – Il Labirinto: ecco la recensione del film diretto da Wes Ball in arrivo nelle nostre sale cinematografiche l’8 ottobre.
Il cast è composto da Dylan O’Brien, Kaya Scodelario, Will Poulter, Patricia Clarkson, Chris Sheffield, Ki Hong Lee, Aml Ameen e Jacob Latimore.

Preghiera dei corridori
Donaci velocità e destrezza per muoverci nel Labirinto
Aiutaci a proteggere e difendere la nostra famiglia nella Radura
Guidaci dalle strettoie alla lame fino alla sicurezza della mura prima che si chiudano
Quando siamo in pericolo, proteggici dal morso dei Dolenti
Donaci vittoria e pace duratura
Così che non abbiamo corso invano
Se non qui nella Radura, li fuori in un posto migliore.

Come un ibrido tra Lost, Il Signore delle Mosche e Hunger Games (o Divergent, o The Giver et similia), Maze Runner – Il Labirinto è l’ultima (al momento) trasposizione letteraria Young Adult che mischia epicità, romanticismo, avventura e un pò di mistero tratta dal primo libro della fortunata serie di James Dashner

MAZE RUNNER – LA TRAMA

In un futuro dispotico rigidamente strutturato, un adolescente coraggioso reagisce alle avversità e scuote lo status quo iniziando così una rivoluzione e l’inizio di una trilogia.
Vi risuona familiare?
Questa è la struttura di base. In questo film, anzi in questa saga, però non c’è un’eroina con l’arco e le frecce o un bel vampiro innamorato, ma  solo un gruppo di ragazzi capeggiati da Thomas (Dylan O’ Brien) in fuga da una misteriosa organizzazione nota come WCKD. 
Come la serie creata da J.J. Abrams, l’eroe e i ragazzi sono costretti nella Radura, un grande spazio aperto pieno di vegetazione (avete presente l’Isola?) circondato da enormi barriere di cemento. Thomas non è assolutamente consapevole di dove possa trovarsi né sa da dove viene, non riesce nemmeno a ricordare i propri genitori e il motivo della sua condizione. Si risveglia senza memoria con tante domande e senza nessuna risposta.
Thomas e i suoi compagni sanno soltanto che ogni mattina le gigantesche porte in cemento della barriera della Radura si aprono e che ogni sera al tramonto si richiudono cambiando in continuazione il percorso del labirinto oltre le mura.

Come una buona società organizzata ogni ragazzo ha un ruolo da svolgere: dai guaritori ai costruttori, dai giardinieri fino all’elite dei Corridori. Ogni giorno quest’ultimi devono attraversare il passaggio nelle pareti e correre attraverso un labirinto di vicoli stretti e ostacoli mortali, in una corsa contro il tempo per tracciarne i confini alla ricerca di una via d’uscita. Quel Labirinto li tiene prigionieri con i Dolenti, creature biomeccaniche, che vagano lungo i suoi corridoi come guardiani mortali.
Thomas è convinto che ci sia una via d’uscita dal labirinto e grazie all’aiuto di Teresa (Kaya Scodelario) pian piano riacquisterà anche la memoria.
C’è da dire che l’impostazione di sequenze d’azione sono la parte migliore del film che non spicca per originalità ma che tutto sommato è ben realizzato. Gran parte del fascino del film deriva dalla sua estetica e dal ritmo fluido. 
E, bisogna dirlo, durante i 113 minuti sono tante le risposte che desideriamo ricevere e che ci inducono a guardare il film con attenzione: chi ha costruito quel posto? E perchè? Che cosa ci si aspetta da questi giovani detenuti? Cosa ci sarà alla fine del Labirinto? Sarà davvero tutto banale e scontato o ci stupirà?
Maze Runner – Il Labirinto è come una storia già sentita innumerevoli volte prima ma con un tono e dei piccoli dettagli piacevolmente diversi. Ma il promettente mistero che solleva tante domande viene spiegato in bobina finale (anche qui avete presente la videocassetta d’orientamento della Dharma?) in un modo incredibilmente frustrante.
Speriamo che la “fase due” sia più soddisfacente.

MAZE RUNNER – IL TRAILER

Marco Visco