2001 Odissea Nello Spazio: la recensione del film del 1968 diretto da Stanley Kubrick, un film che ha cambiato per sempre la storia del cinema e del genere fantascientifico. Basato su un soggetto di Arthur Clarke da cui poi lo stesso autore ne ha tratto un romanzo dal titolo omonimo, 2001: A Space Odissey che si trova al quindicesimo posto della lista del’AFI’s 100 Years… 100 Movies stilata dall’American Film Institute del 2008, una classifica che sancisce i 100 migliori film di sempre.

Stiamo parlando di un monolite del cinema mondiale, un film nato in segreto in Inghilterra che è stato in grado di inventare il futuro prossimo e di farlo apparire reale. La storia del ritrovamento di un artefatto alieno (un monolite appunto) sulla Luna non viene articolato sulla figura di un eroe come ci ha abituato il cinema classico, bensì essa viene tracciata dall’evoluzione della razza umana dalla scimmia al superuomo, guidata da una misteriosa intelligenza extraterrestre.

Kubrick unisce abilmente il revival del genere fantascientifico al simbolismo enigmatico del cinema d’arte europeo in un’unica opera che la MGM presentò al pubblico come “il viaggio finale”. I giovani dell’epoca accolsero 2001 con grande entusiasmo grazie alla sua somiglianza con il viaggio nell’adilà descritto in Bardo ThodolIl Libro tibetano dei Morti, dal quale Timothy Keary trasse una guida per consumatori di LSD. Del resto siamo nel 1968, l’anno che per antonomasia definisce quella ribelli0ne giovanile che dagli hippies ai sessantottini si manifesta con tale forza da scatenare una netta rottura con le generazioni precedenti.

Il successo del film segna anche il debutto di un nuovo orientamento di Hollywood verso un cinema di effetti speciali, le cui uniche “stelle” sono adesso quelle brillano al confine con lo spazio e che esploderanno in tutta la loro energia meno di dieci anni dopo con Star Wars di Geroge Lucas.
2001 è un film-esperienza, reso possibile grazie all’immenso potere visionario delle immagini. In poco più di due ore di film, vi sono infatti poco meno di quaranta minuti di dialogo. Il film è dunque un’esperienza intensamente soggettiva, capace di raggiungere gli stati profondi della coscienza dello spettatore, proprio come è in grado di fare la musica.

La soggettività dello spettatore però è caldamente invitata a una viva riflessione, sollecitata dalla molteplicità di situazioni incomprensibili che stimolano l’intelletto a trovarvene una risoluzione. All’interno di un contenuto così frammentario come quello presente in 2001lo spettatore vive un’esperienza visiva che fa breccia immediatamente all’interno della coscienza.

La psichedelia allucinatoria di alcune scene della pellicola porta il fruitore in uno stato particolare di ipnosi. Quest’ultima condizione è resa unica perché non viene disattivata la coscienza dello spettatore, ma anzi viene ulteriormente sensibilizzata dai continui shock prodotti dalla regia di Kubrick. Lo spettatore si trova attivo nel procedimento di comprensione di questi frammenti per giungere nel carattere della post-modernità. Chi guarda lo schermo vive anche nello schermo.

Kubrick intuisce e fa propria la crisi della modernità e della sua (ill)logica positivista mostrando un individuo solo e in piena crisi d’identità. La frammentarietà del film deriva proprio da questa crisi globale dell’uomo, il quale naviga senza alcuna certezza nella pura relatività einsteiniana. Le continue dissolvenze e i tagli repentini sono proprio la rappresentazione di questa soglia superata dall’individuo, mentre le immagini psichedeliche traducono l’iper-stimolazione a cui è sottoposto l’uomo della metropoli anticipata dal sociologo Geroge Simmel già all’inizio del XX secolo. Il mondo corre sempre in modo più veloce e frenetico e l’uomo che vi abita al suo interno riceve (e subisce) continuamente un ricco insieme di stimoli, un susseguirsi di impressioni e immagini che vanno ad affollare la sua mente.
Ed è in 2001 che questa evoluzione dell’uomo rurale a uomo metropolitano viene disegnata iperbolicamente con il passaggio dalla scimmia al superuomo. Un passaggio che Kubrick affronta dividendo la sua opera in due periodi, uno ante-2001 e l’altro post-2001.

Il film perciò rivela il suo vero soggetto: il tempo, e non lo spazio. Assumendo la forma di un’ode pindarica che per i blocchi temporali assomiglia a Quarto Potere di Orson Welles ( entrambi per altro sono film sull’influenza), il film viene scandito nei suoi tre tempi proprio dal monolite, il proprio “Rosebud”.

Il monolite è l’influenza e la risposta per capire cosa ha fatto l’uomo per diventare quello che è. Esso è l’unico legame che unisce questi tre blocchi temporali, ognuno dei quali è al suo interno avvolto da movimenti di contrazione immaginaria – la vita quotidiana delle scimmie, noiosi viaggi sulla Luna e su Giove, una vita intera messa in scena in una camera d’albergo in stile settecentesco.

Questi movimenti si amalgamano a quelli di espansione euforica, fino a quando il film si libera delle sue catene narrative: il valzer delle astronavi, lo Stargate, la nascita dello Star Child. L’ultimo movimento, non a caso, è sancito dalla morte del maestro, il computer Hal, in cui la storia evapora in una sequenza di immagini non figurative che trovano la loro coerenza narrativa convergendo verso l’hotel in cui gli alieni hanno portato Bowman dopo il viaggio verso lo Stargate.

Come Ophulus riuscì a portare il cinema narrativo verso un cinema di pura forma, prossimo più alla musica che a qualunque altra arte, così fa Kubrick con questa opera-manifesto dell’intermedialità delle arti. Una meta a cui Kubrick arriva unendo il Sublime al Perturbante, l’inquietudine del viaggio nello spazio all’estasi dei sensi che ritrovano un’armonia nell’universo. 2001 è il viaggio dell’uomo che, per trovare la strada che gli permetterà di diventare una sola cosa con il Dio Alieno che risiede al di fuori della creazione materiale e contro il quale è schierato, deve affrontare un universo labirintico e deludente. L’angoscia è il viaggio della mente dell’uomo di fronte all’incontro con il proprio infinito.

2001 ODISSEA NELLO SPAZIO – TRAILER ITALIANO

Anna Pennella