One Punch Man è un anime creato dello studio di animazione Madhouse e presente su Netflix dallo scorso novembre.
Innanzitutto bisogna essere chiari: l’opera firmata da Yuusuke Murata è un capolavoro. Ironia, azione, risate, violenza, sequenze dinamiche dei combattimenti, uno straordinario apparato grafico, una colonna sonora moderna, profonda e una sigla strepitosa con riff metal.
All’apparenza l’anime potrebbe sembra ripetitivo con nessuna novità nel genere, in realtà ha qualcosa di mai visto, reso unico dal suo protagonista e da una sceneggiatura folle, ai limiti del grottesco. Dialoghi improbabili che vanno dall’epico al demenziale, scontri incalzanti, battute sarcastiche e divertenti scene dopo la sigla di chiusura.
One Punch Man è una perla.

ONE PUNCH MAN – LA TRAMA

La serie segue le gesta di un ragazzo qualunque, Saitama, che un giorno decide di lasciare il suo lavoro di impiegato per cercare di coronare il suo sogno: diventare un supereroe. Dopo anni di allenamenti non troppo duri ma da lui stesso definiti estenuanti (che consistono in 100 piegamenti, 100 squat, 100 addominali, 10 km di corsa e tre pasti al giorno tutti i giorni) si accorge di essere diventato troppo potente e di non sentire più alcun brivido di eccitazione di fronte ai continui attacchi di mostri e alieni.
È un ragazzo venticinquenne calvo, annoiato dal mondo, che non prova interesse per niente, perché niente e nessuno può impensierirlo minimamente.
Power-up, potenziamenti, rigenerazioni, onde energetiche o teletrasporti sono inutili, per lui. Ma non è un antieroe egoista e antipatico, anzi, è solo annoiato dalla quotidianità e consapevole della propria forza.
L’incontro con il cyborg Genos, che si autoproclamerà suo discepolo, cambierà la situazione…

Un supereroe che riesce a sconfiggere qualunque cattivo solo con un pugno? Banale, penserai. E invece no.
Saitama non è un eroe, fa l’eroe e, per di più, “per hobby”, solo per avere popolarità e scalare le classifiche dell’Associazione degli Eroi, dove, nonostante i voti straordinari nei test fisici, è partito dall’ultimo posto del rango più basso a causa dei disastrosi risultati dei test scritti.
Come in Holly e Benji, dove nonostante la bravura del portiere bisognava giustificare i gol presi dal Giappone, si è trovato l’espediente narrativo per non far terminare le 12 puntate della prima stagione dopo il primo colpo.
Come si fa a tenere alta la tensione durante i combattimenti se il nostro eroe è praticamente imbattibile? Con uno stratagemma che funziona, credibile, e che alimenta l’umanità del protagonista attraverso lo humor nipponico.

ONE PUNCH MAN – LA SIGLA

Ecco il bellissimo opening dei Jam Project:

Marco Visco