Portobello:la recensione dei primi due episodi della serie diretta da Marco Bellocchio, prima produzione originale italiana annunciata da Warner Bros. Discovery per la nuova piattaforma streaming HBO Max. La serie è prodotta da OUR FILMS (gruppo Mediawan) e KAVAC FILM, in coproduzione con ARTE France e in collaborazione con The Apartment Pictures, società del gruppo Fremantle. I produttori sono Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Our Films, e Simone Gattoni per Kavac Film.
Il cast include Fabrizio Gifuni nel ruolo di Enzo Tortora, insieme a Lino Musella, Romana Maggiora Vergano, Barbora Bobulova, Carlotta Gamba, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Salvatore D’Onofrio.
La serie racconta la drammatica storia di Enzo Tortora, celebre conduttore del programma omonimo, vittima di uno dei più clamorosi casi di malagiustizia italiana. La trama si concentra sulla sua accusa e arresto nel 1983 per associazione camorristica e traffico di droga, un errore basato sulle dichiarazioni di pentiti. La serie esplora la sua parabola umana e professionale, la gogna mediatica subita e la successiva lotta legale che portò alla sua definitiva assoluzione, ma con un costo umano e psicologico altissimo.

PORTOBELLO – LA RECENSIONE
I primi due episodi di una serie, diretta dal sempre indomabile e splendido ottantacinquenne Marco Bellocchio, che rievoca una delle pagine più buie della storia (della televisione) italian). Enzo Claudio Marcello Tortora, all’apice della sua popolarità con 28 milioni di telespettatori, il 17 giugno 1983 viene arrestato con l’accusa di associazione camorristica e traffico di droga. Ad accusarlo sono due pentiti, affiliati al clan di Raffaele Cutolo, che, vistisi alle strette, si dissociano e sputano veleno sull’inconsapevole presentatore televisivo. Memorabile ed esecrabile il voltagabbana del popolo italiano – e della RAI – nei confronti dello stimato personaggio pubblico. Se nella prima puntata assistiamo in parallelo alla descrizione di Cutolo e dei suoi adepti e a quella del successo riscosso da Enzo Tortora, nella seconda viviamo il dramma personale del conduttore di Portobello. Un grande e misurato Fabrizio Gifuni dà il volto allo sfortunato presentatore, mentre un mefistofelico Lino Musella interpreta l’incommentabile Giovanni Pandico. Una moltitudine di sfortunati eventi, sottolineata dalle allusioni di Bellocchio – come il pappagallo che nelle primissime immagini alloggia in uno sgabuzzino pieno di maschere di Pulcinella – che ricostruisce un affresco infernale. Non è la prima volta che il cinema, documentario e di finzione, si sia occupato della vicenda, ma qui si può ammirare ancora la grandezza di un regista che gioca con il pubblico, quasi in maniera interattiva: in almeno un paio d’occasioni Enzo Tortora viene “pizzicato” a sniffare qualcosa dal dorso della mano, in prossimità di quella che viene chiamata dai medici “tabacchiera anatomica”. Non aggiungiamo altro, anche perché ancora Bellocchio non rivela, bensì accenna, semina, quando basterebbe documentarsi sulle sue note abitudini per svelare l’arcano, in maniera corretta. Così come i giudici Di Pietro e Di Persia avrebbero potuto indagare meglio su alcune sfaccettature della vicenda per sfatare fin da subito l’arcano. Un’opera necessaria, gigantesca, della quale non vediamo l’ora di completare la visione con le altre quattro puntate previste. Italiettistico.
Voto: 8
PORTOBELLO – IL TRAILER
Paolo Dallimonti





