Il Maestro:la recensione del film di Andrea Di Stefano con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano, con Valentina Bellè, Astrid Meloni, Chiara Bassermann, Paolo Briguglia, Roberto Zibetti, Fabrizio Careddu, e con Edwige Fenech.
La pellicola arriverà nei nostri cinema dal 13 novembre 2025.
Estate, fine anni Ottanta.
Dopo anni di allenamenti duri e regole ferree, Felice, tredici anni e sulle spalle tutte le aspettative paterne, arriva finalmente ad affrontare i tornei nazionali di tennis.
Per prepararlo al meglio, il padre lo affida al sedicente ex campione Raul Gatti, che vanta addirittura un ottavo di finale negli Internazionali d’Italia al Foro Italico. Di partita in partita, i due iniziano un viaggio lungo la costa italiana che, tra sconfitte, bugie e incontri bizzarri, porterà Felice a scoprire il sapore della libertà e Raul a intravedere la possibilità di un nuovo inizio.
Tra i due nasce un legame inatteso, profondo, irripetibile. Come certe estati, che arrivano una volta sola e non tornano più.

IL MAESTRO – LA RECENSIONE
La giovane promessa del tennis italiano Felice Milella (il giovane e bravo Tiziano Menichelli), viene allenato dal padre Pietro (Giovanni Ludeno), finché il genitore non capisce che sia arrivato il momento di affidarlo ad un vero maestro. Incappano così in Raul Gatti (Pierfrancesco Favino), un non più giovane tennista che ha avuto in passato il suo momento di gloria, ma che ormai, tra depressione, alcol e donne, non sembra vedere più la luce in fondo al tunnel. L’allievo e il maestro si avventurano così in un viaggio estivo per l’Italia degli anni ottanta in quella che, nonostante tutto, rischia di essere per entrambi la migliore della loro vita…
Dopo due film molto tesi, l’esordio Escobar, L’ultima notte di amore, sempre con Favino, The informer – Tre secondi per sopravvivere e la scrittura della serie-TV Bang bang baby, Di Stefano tenta la strada della commedia leggera, vagamente autobiografica, così come sembra alludere la didascalia iniziale, adagiandosi un po’ troppo sugli allori. Il risultato è l’ennesima prova attoriale del Pierfrancesco nazionale che, se non interpreta un ruolo in un altro dialetto (qui napoletano) non sembra contento. La sceneggiatura, scritta dall’autore insieme a Ludovica Rampoldi, pur partendo bene, si arena nella seconda parte, perdendosi tra gli show di Favino e vagando a vuoto così come i due protagonisti principali nella loro vacanza anomala. Un passo indietro nella carriera di un valido regista e un’occasione sprecata. Out!
Voto: 6
Paolo Dallimonti





