La recensione di Il libro della giungla, diretto da Jon Favreau. Nel cast Neel SethiRitesh Rajan, Hannah Toinon e nel cast vocale originale Bill MurrayBen Kingsley, Idris ElbaChristopher WalkenScarlett JohanssonLupita Nyong’oGiancarlo Esposito, Emjay Anthony e Ralph Ineson. Il film è nelle sale da oggi, giovedì 14 aprile.

Mowgli (Neel Sethi), giovane cucciolo di uomo cresciuto da una famiglia di lupi, è costretto a lasciare la giungla quando la temibile tigre Shere Khan giura di eliminarlo per evitare che, una volta adulto, diventi una minaccia. Abbandonata la sua casa, Mowgli inizia un avvincente viaggio alla scoperta di se stesso, guidato dalla saggia pantera Bagheera e accompagnato dallo spensierato orso Baloo.

IL LIBRO DELLA GIUNGLA – LA TRAMA

A cinquant’anni di distanza dal Classico d’animazione, la Walt Disney Pictures include anche Il libro della giungla in quella fase di trasformazione in live action dei suoi più grandi successi (e che fin qui, a dire la verità, ha prodotto risultati qualitativi ben poco soddisfacenti).
Paradossalmente il compito, in partenza, sembrava più complesso delle riproposizioni precedenti, legate soprattutto all’immaginario classico fiabesco (MaleficentCenerentola). Tratto dalla raccolta di racconti dello scrittore britannico Rudyard Kipling, che in India vi nacque e visse per un periodo, premio Nobel per la letteratura nel 1907, Il libro della giungla ha conosciuto il successo grazie alla trasposizione animata di zio Walt, che morì proprio durante la produzione del film, mutata drasticamente dalla versione letteraria, più tetra e drammatica e proprio per questo motivo lontana dallo stile Disney.
In seguito la stessa casa di Topolino produsse un remake live action di scarso successo diretto da Stephen Sommers e un sequel animato. Risultati mediocri, se rapportati all’ottimo remake proposto da Jon Favreau, da regista distintosi nell’universo Marvel con i primi due capitoli cinematografici di Iron Man.
La qualità maggiore che Favreau riesce ad apportare è un utilizzo finalmente funzionale dell’apparato tecnico a disposizione. Il CGI utilizzato permette un’animazione degli animali spettacolare ma al tempo stesso perfettamente realistica. La tecnica che va di pari passo con la narrazione, o viceversa se preferite. Sta di fatto che la magnificenza delle scenografie e della meravigliosa fauna della giungla non risultano ingombranti rispetto alla trama.
Mowgli, interpretato da un vivace ed espressivo Neel Sethi, scelto dopo innumerevoli casting, è cresciuto nella giungla perché il padre (Ritesh Rajan) venne ucciso dalla famelica tigre Shere Khan. Salvato dalla pantera Bagheera (Ben Kingsley) e affidato al Branco di lupi guidato da Akela (Giancarlo Esposito) e dalla lupa Rasha (Lupita Nyong’o), Mowgli cresce come un vero e proprio lupo ma il ritorno dello sfregiato felino lo costringe a viaggiare verso il villaggio degli uomini scortato da Bagheera. Sulla sua strada troverà tuttavia anche un orso gigione e pigro come Baloo (Bill Murray) e il mellifluo pitone Kaa (Scarlett Johansson).

L’approccio utilizzato è certamente canonico e non originalissimo. Favreau, insieme a Justin Marks che ha scritto la sceneggiatura, si limita a ripercorrere narrativamente l’evoluzione di Mowgli, dalla vita spensierata nella giungla alla necessità di fuggire da essa per tornare nel villaggio degli uomini, i possessori del temibile Fiore Rosso (il fuoco). Da questo punto di vista è chiaro come il film sia un remake della versione animata e non del romanzo di Kipling, dove la crescita formativa del cucciolo d’uomo abbracciava archi temporali ben più significativi.
Era comunque difficile riuscire a coinvolgere appieno un pubblico che ricorda i Classici Disney come se fossero usciti al cinema soltanto ieri ma la bravura di Favreau & co. è proprio quella di non snaturare ciò che bambini di ogni generazione si portano da anni nel cuore. Ecco che le sequenze a priori più insidiose risultano anche tra le più convincenti: impossibile non emozionarsi per la storica scena nel fiume con Mowgli che canta “Lo stretto indispensabile” sulla pancia di Baloo o l’inquietante e  sostanzialmente breve ingresso in scena di Kaa, per l’occasione trasformatosi in personaggio femminile (una delle poche modifiche apportate). Notevole anche la climax della comparsa di Shere Khan, antagonista ferito ma potente e quasi invincibile, animato da una malvagità brutale e subdola al tempo stesso, presenza ossessiva tra le fronde della vegetazione.
Un approccio così semplice e affascinante permette a Favreau di giocare anche sul citazionismo: impossibile non pensare a Marlon Brando e al suo Colonnello Kurtz di Apocalipse Now quando le scimmie rapiscono Mowgli e lo trascinano nella città abbandonata, regno di King Louie (Re Luigi), per l’occasione trasformato da orango in un mastodontico Gigantopithecus, che dall’oscurità mostra lentamente il suo volto, creando una tensione latente e costante.
Un mix (quasi) perfetto di caratterizzazione dei personaggi – doppiati con buona efficacia dal cast vocale italiano nonostante il parterre di star nella versione originale sia impareggiabile – a braccetto con un impianto scenografico magnetico e gli splendidi effetti visivi creati dalla Moving Picture Company e dalla Weta Digital, rifacendosi a fotografie di alcune delle location naturali più belle dell’India, utili pe la creazione in post-produzione dell’ambiente.
E la malinconia cresce quando le musiche, composte da John Debney, si fondono con le nuove melodie create da Richard M. Sherman, che per il film d’animazione lavorò in coppia con il fratello Robert.
Dopo vari tentativi la Disney fa centro, realizzando un live action assolutamente degno del Classico “originale” e riuscendo a farci tornare quei bambini che guardavano le avventure di Mowgli sdraiati sul tappeto del salotto di casa.
Una vittoria che nasce dalla semplicità e che abbandona l’arroganza. Perché in fondo, bastan poche briciole.

IL LIBRO DELLA GIUNGLA – TRAILER

Davide Sica