I Am Greta: la recensione umorale del documentario diretto dal regista svedese Nathan Grossman, che racconta la storia dell’adolescente attivista per il clima Greta Thunberg.
Il film, dopo essere stato presentato con grande successo di critica alla 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Toronto International Film Festival, sarà disponibile a partire dal 14 novembre sulle piattaforme digitali: Sky PrimafilaGoogle PlayInfinityTimvisionChiliRakuten TV, oltre a MioCinema e IoRestoInSala.


I AM GRETA – LA TRAMA

Un intimo documentario, il primo lungometraggio, che racconta la storia dell’adolescente attivista per il clima Greta Thunberg attraverso filmati avvincenti e mai visti prima, diretto dal regista svedese Nathan Grossman. A partire dallo sciopero scolastico solitario per una giustizia climatica fuori dal parlamento svedese, Grossman segue Greta – una timida studentessa con la sindrome di Asperger – nella sua ascesa alla ribalta e nel suo impatto globale galvanizzante che ha scatenato scioperi scolastici in tutto il mondo. Il film culmina con il suo incredibile viaggio nel 2019 in barca a vela nell’Oceano Atlantico per raggiungere New York e parlare all’ONU durante il Summit sul clima.

I AM GRETA – LA RECENSIONE

Attenzione: la seguente recensione sarà estremamente controversa.
Potreste trovarla meravigliosa (anche meno, dai) se fate parte di quelli convinti dell’effettiva esistenza dell’effetto serra e del riscaldamento globale, oppure potreste trovarla offensiva nel caso facciate parte di quella schiera di persone che sostengono che il riscaldamento globale sia un’invenzione delle lobby dei pannelli solari. Nel caso, invece, voi foste Donald J. Trump, ma solo ed esclusivamente in quest’ultimo caso, non abbiamo più niente da dirci. Ciao Donald, salutami Ivanka e Melania, tante care cose e “Chill Donald Chill!”

Ora, per gli altri, sappiate che nessuno studioso (e dico veramente nessuno o quasi) nega il fatto che la terra si stia riscaldando e che ogni grado di aumento delle temperature medie generino una estremizzazione del clima e la morte di decine di specie animali. Quello che accade, è semplicemente che una certa minoranza di scienziati non è convinta che la causa di questo riscaldamento sia l’uomo ma pensa che faccia parte di un ciclo terrestre normale.

Quest’ultima, a mio avviso, è una tesi opinabile, discutibile ma che, quantomeno, è un punto di discussione interessante che andrebbe affrontato nei dibattiti pubblici e non, come avviene ora, relegato a uno scontro senza mezze misure che non si distanzia molto dallo squadrismo mediatico demenziale di oggi: per fare un esempio, coloro che sostengono le tesi in cui crede anche Greta Thumberg vengono chiamati gretini.

Ma torniamo al film: questo documentario diretto da Nathan Grossman ci racconta (e non poteva essere altrimenti visto il titolo) la storia di Greta Thunberg. La ragazza attivista per il clima che a soli quattordici anni ha iniziato uno sciopero della scuola chiedendo al proprio governo (svedese n.d.a.) di occuparsi maggiormente del tema delle emissioni di co2, dello scioglimento dei ghiacci e dell’effetto serra. Un processo che, se non fermato in tempi brevi, rischia di portarci ad una estinzione di massa.

Forse non sta a me spiegarvi chi è Greta Thunberg, il suo essere affetta dalla sindrome di Asperger, il suo essere riuscita a parlare addirittura alle Nazione Unite sfoderando un arrabbiato “How dare you?” diretto verso tutte le nazioni del mondo.
Forse non sta a me, ma sta a me dirvi una cosa: vi consiglio caldamente di guardare questo documentario con curiosità ed umiltà.

Greta è quello che è: una ragazza appassionata che non vuole essere un’icona, ma che semplicemente vuole un futuro che teme le possa essere negato. E francamente io non me la sento di darle torto.

Quel’è la colpa di Greta? Quella di aver risvegliato la coscienza ecologista di tanti ragazzi? Quello di aver rimesso al centro del dibattito pubblico un tema che non sentivo affrontare dal 1988? O solo di aver scatenato la rabbia di chi è climazionista? (Vi piace il neologismo? L’ho appena inventato).
No, queste non sono colpe, ma meriti.

Guardate il documentario, soffermatevi sul viso di questa ragazza, sulle parole che dice, sul tono della sua voce, sulle sue paure.

Insomma, che siate troppo spaventati per ammettere che il nostro stile di vita sta distruggendo il nostro (unico) pianeta o che siate semplicemente curiosi di poter raffinare l’idea che avevate su Greta Thumberg… buona visione.

I AM GRETA – IL TRAILER ITALIANO

Edoardo Montanari