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	<title>Cinemamente</title>
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	<description>Cinema, serie e news</description>
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	<title>Cinemamente</title>
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		<title>Dylan Dog Horror Show arriva a teatro: dal 28 ottobre l’Indagatore dell’Incubo all’Eliseo di Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Visco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 10:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dylan Dog arriva a teatro per la prima volta con Dylan Dog Horror Show, lo spettacolo diretto da Valter Malosti che dal 28 ottobre porterà al Teatro Eliseo di Roma l’universo creato da Tiziano Sclavi. Un debutto speciale, che celebra i quarant’anni del celebre fumetto tra misteri, incubi e fantasmi del passato. Quarant’anni di incubi, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dylan Dog arriva a teatro</strong> per la prima volta con<strong> Dylan Dog Horror Show</strong>, lo spettacolo diretto da <strong>Valter Malosti </strong>che dal<strong> 28 ottobre </strong>porterà al <strong>Teatro Eliseo di Roma </strong>l’universo creato da <strong>Tiziano Sclavi</strong>. Un debutto speciale, che celebra i quarant’anni del celebre fumetto tra misteri, incubi e fantasmi del passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quarant’anni di incubi, misteri e creature impossibili da spiegare. E ora, per Dylan Dog, è arrivato il momento di lasciare le pagine del fumetto per salire su un palcoscenico. Dal <strong>28 ottobre</strong>, il Teatro Eliseo di Roma ospiterà <em>Dylan Dog Horror Show</em>, spettacolo scritto da Tiziano Sclavi e Nicola Russo, con la regia di Valter Malosti. Si tratta della prima produzione teatrale di <strong>Sergio Bonelli Editore</strong>, un appuntamento che segna un passaggio importante nella storia dell’Indagatore dell’Incubo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non una semplice trasposizione del fumetto, ma un nuovo modo di entrare in contatto con un personaggio che, dal 1986, ha saputo raccontare la paura attraverso le sue forme più diverse. Un viaggio tra l’orrore e l’inquietudine, ma anche nella memoria di un protagonista che, questa volta, sarà costretto a confrontarsi con i fantasmi della propria esistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dylan Dog compie 40 anni: dal fumetto al palcoscenico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio di Dylan Dog comincia il <strong>26 settembre 1986</strong>, quando arriva in edicola <em>L’alba dei morti viventi</em>, il primo albo della serie pubblicata da Sergio Bonelli Editore. Scritto da Tiziano Sclavi, disegnato da Angelo Stano e impreziosito dalla copertina di Claudio Villa, quel numero inaugura un percorso destinato a conquistare milioni di lettori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dylan Dog Horror Show</em> porta così sul palcoscenico un immaginario che ha attraversato generazioni, sperimentando un linguaggio diverso per raccontare le inquietudini che da sempre accompagnano l&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dylan Dog Horror Show: una nuova indagine tra misteri e fantasmi del passato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dello spettacolo c&#8217;è un nuovo caso. A presentarsi da Dylan Dog è <strong>Veronika</strong>, una cliente affascinante e misteriosa, la cui richiesta trascinerà l&#8217;investigatore in un&#8217;indagine destinata a diventare molto più personale del previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per arrivare alla soluzione, Dylan dovrà infatti affrontare non soltanto enigmi e presenze inquietanti, ma anche le ombre della propria storia. Il passato tornerà a farsi sentire attraverso alcuni dei personaggi più importanti della sua vita, riportando in scena volti, legami e figure che hanno contribuito a definire la sua identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci saranno <strong>Anna Never, Morgana, Lillie Connolly</strong> e <strong>Bree Daniels</strong>, donne che occupano un posto significativo nell&#8217;immaginario del personaggio. E non mancheranno gli incontri con la sua storica nemesi <strong>Xabaras</strong>, l&#8217;inseparabile <strong>Groucho</strong>, l&#8217;ispettore <strong>Bloch </strong>e <strong>Madame Trelkovski</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato promette di intrecciare una nuova indagine con la memoria narrativa del fumetto, riportando al centro relazioni e conflitti che fanno parte della storia di Dylan Dog. Per chi conosce il personaggio, sarà l&#8217;occasione di ritrovare alcuni dei suoi volti più familiari; per chi si avvicina per la prima volta al suo mondo, un ingresso in un universo in cui la realtà può assumere continuamente contorni imprevedibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cast di Dylan Dog Horror Show</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A interpretare Dylan Dog sarà <strong>Gabriele Graham Gasco</strong>, affiancato da un cast che riunisce personaggi storici e nuove presenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Loris Fabiani </strong>vestirà i panni di Groucho, mentre <strong>Marit Nissen</strong> interpreterà Veronika. <strong>Ida Marinelli</strong> sarà Madame Trelkovski, <strong>Danilo Nigrelli</strong> darà vita a un demone multipersonalità e <strong>Antonino Iuorio</strong> interpreterà l&#8217;ispettore Bloch. A <strong>Dario Battaglia </strong>è affidato il ruolo di Xabaras.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le figure femminili legate alla vita dell&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo saranno interpretate da <strong>Camilla Nigro</strong>, nel ruolo di Bree Daniels, <strong>Beatrice Vecchione </strong>in quello di Lillie Connolly, <strong>Annamaria Troisi </strong>nei panni di Morgana e <strong>Sofia Fusciani</strong> in quelli di Anna Never.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul palcoscenico ci saranno inoltre i performer <strong>Fabio Bergaglio, Antonio Carta, Alessandro Pallecchi, Sofia Celentani Ungaro, Cecilia Francesca Croce, Michele Calcar</strong>i e <strong>Giovanni Fasser</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A contribuire all&#8217;identità dello spettacolo sarà anche la componente musicale, affidata a un power trio composto da <strong>Paolo Spaccamonti </strong>alla chitarra, <strong>Luca Cavina</strong> al basso e<strong> Jacopo Battaglia</strong> alla batteria. Una presenza che accompagna il racconto e si inserisce nell&#8217;atmosfera dello spettacolo, rafforzandone la dimensione sonora.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Teatro Eliseo si trasforma per accogliere l&#8217;universo di Dylan Dog</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza di <em>Dylan Dog Horror Show</em> non si limiterà alla rappresentazione sul palcoscenico. Per l&#8217;occasione, il <strong>Teatro Eliseo</strong> trasformerà il proprio foyer in uno spazio esperienziale dedicato all&#8217;universo visivo e narrativo dell&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un modo per entrare nell&#8217;immaginario del fumetto già prima dell&#8217;inizio dello spettacolo, attraversando un ambiente pensato per richiamarne atmosfere, suggestioni e identità visiva. Il teatro diventerà così parte integrante dell&#8217;esperienza, offrendo al pubblico un contatto più diretto con il mondo creato da Tiziano Sclavi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il debutto romano assume quindi un significato particolare: non soltanto una nuova tappa nelle celebrazioni per i quarant&#8217;anni di Dylan Dog, ma anche un esperimento che porta uno dei personaggi più riconoscibili del fumetto italiano in una dimensione espressiva differente. <br>L&#8217;appuntamento è dal <strong>28 ottobre </strong>al Teatro Eliseo di Roma, per celebrare un personaggio che, dopo quattro decenni trascorsi ad attraversare gli incubi degli altri, è pronto a portare i propri direttamente sul palcoscenico.</p>



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		<title>A Proposito di Juso per Ferie – La Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 07:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Juso per Ferie: la recensione del film diretto da Karen Di Porto, con Giuseppe Tornatore, Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni, Marco Giusti, Giuliana Gamba, Daniele Ciprì, Rocco Siffredi, Lino Banfi, Massimo Gaudioso, Luc Merenda, Jerry Calà, Antonio Rezza, Maurizio Amati, Sandra Cardini, Antonio Monda, Giuseppe Gagliardi, Marco Lodoli, dall&#8217; 8 settembre al cinema. Juso per Ferie è [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Juso per Ferie</strong><strong style="">: </strong>la <strong style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);">recensione</strong> del film diretto da <strong>Karen Di Porto</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark>Giuseppe Tornatore, Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni, Marco Giusti, Giuliana Gamba, Daniele Ciprì, Rocco Siffredi, Lino Banfi, Massimo Gaudioso, Luc Merenda, Jerry Calà, Antonio Rezza, Maurizio Amati, Sandra Cardini, Antonio Monda, Giuseppe Gagliardi, Marco Lodoli, dall&#8217; <strong>8 settembre </strong>al cinema.<br><br><em>Juso per Ferie</em> è un documentario affettuoso, ironico e irriverente che ripercorre la parabola umana e cinematografica di Galliano Juso, produttore fuori dagli schemi, instancabile cercatore di storie, scopritore di talenti e pioniere visionario del cinema italiano di genere. Figura eccentrica e generosa, capace di attraversare cinque decenni di cinema italiano senza mai perdere il gusto per il rischio, Juso ha prodotto film entrati nell’immaginario popolare – dai poliziotteschi di Nico Giraldi con Tomas Milian ai cult anarchici come <em>W la foca</em> – ma anche opere sorprendenti di autori outsider e scommesse su giovani talenti, spesso in anticipo sui tempi. A due anni dalla sua scomparsa, il documentario lo saluta e lo omaggia cercando di riportare sullo schermo la sua fantasia e il suo amore per il cinema.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="1202" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Juso-per-Ferie-poster.jpg" alt="" class="wp-image-10324" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Juso-per-Ferie-poster.jpg 800w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Juso-per-Ferie-poster-200x300.jpg 200w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Juso-per-Ferie-poster-767x1153.jpg 767w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Juso-per-Ferie-poster-682x1024.jpg 682w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"></h3>



<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">JUSO PER FERIE </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">“J<em>uso per Ferie”</em>&nbsp;è un documentario affettuoso, ironico e irriverente che ripercorre la parabola umana e cinematografica di Galliano Juso, produttore fuori dagli schemi, instancabile cercatore di storie, scopritore di talenti e pioniere visionario del cinema italiano di genere. Figura eccentrica e generosa, capace di attraversare cinque decenni di cinema italiano senza mai perdere il gusto per il rischio, Juso ha prodotto film entrati nell’immaginario popolare – dai poliziotteschi di Nico Giraldi con Tomas Milian ai cult anarchici come&nbsp;“<em>W la foca”</em> – ma anche opere sorprendenti di autori outsider e scommesse su giovani talenti, spesso in anticipo sui tempi. A due anni dalla sua scomparsa, il documentario lo saluta e lo omaggia cercando di riportare sullo schermo la sua fantasia e il suo amore per il cinema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il debutto con un film autobiografico sul sottobosco cinematografico romano e su un’attrice che non riesce a sfondare, il divertente “Maria per Roma”, e “Il grande Boccia”, un ritratto spassosissimo di quello che è stato considerato l’Ed Wood italiano, ossia Tano Boccia, passato, dopo anni di travagliata produzione, alla Festa del Cinema di Roma 2025, Karen Di Porto chiude la sua ideale trilogia con questo documentario, scritto con Steve Della Casa, dal titolo meraviglioso e geniale. “Juso per ferie” è proprio il marchio di uno degli ultimi veri produttori italiani: uno che in ferie non è andato mai o che, forse, vi era sempre, sospeso tra infiniti “vorrei, ma non posso”. Uno che, per terminare una pellicola che non aveva più fondi, non esitava ad imbarcarsi in un nuovo spericolato progetto, magari ancora solo teorico, per raggranellare i soldi necessari. Un pazzo, un sognatore, che ha cercato di cambiare, forse non sempre consapevolmente, il sistema dall’interno: un contestatore in sordina. Progetti come “Chicken Park” di Jerry Cala, parodia di “Jurassic Park” a base di polli mutanti con effetti speciali dall’amatoriale al geniale, o “W la foca” di Nando Cicero, che vedeva, tanto per dirne una, Franco “Bombolo” Lechner nell’improbabile ruolo di un medico o ancora “Amami” di Bruno Colella, tentativo non riuscito di traghettare al cinema “normale” Moana Pozzi, poco prima della sua morte, sono autentici colpi di cannone verso l’establishment, il mainstream e &#8211; perché no?! &#8211; il comune senso del pudore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Galliano Juso è anche colui che si è diviso tra la produzione della serie di film su Nico Giraldi/“Er Monnezza” &#8211; da “Squadra anticipo” a&nbsp; “Assassinio sul Tevere” &#8211; interpretati da Tomas Milian, svendendone poi per due soldi i diritti a Mediaset, e quella di tutta una serie di opere firmate da registi di calibro non indifferente: Fernando Di Leo, Giuliana Gamba, Tinto Brass, Mauro Bolognini, Carlos Saura, Daniele Ciprì &amp; Franco Maresco, Flavia Mastrella &amp; Antonio Rezza, Pasquale Scimeca, Giuseppe Gagliardi, Alessandro Piva, tanto per citarne alcuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numerose testimonianze, da Giuseppe Tornatore a Giovanni Veronesi, da Marco Giusti a Lino Banfi, da Jerry Calà ad Antonio Monda, passando per lo scrittore Marco Lodoli, con cui ebbe non pochi diverbi per “Snack Bar Budapest”, restituiscono il ritratto di un produttore unico, che oggi manca davvero tanto al Cinema italiano.  <br>Ciao, Galliano!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 7 1/2</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
</div>



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		<title>A Proposito di Bunker – La Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 07:45:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bunker: la recensione del film diretto da Florian Zeller, con Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger, dal 21 gennaio 2027 al cinema. Quando un architetto accetta un progetto moralmente ambiguo – costruire un bunker per la sopravvivenza destinato a un magnate della tecnologia – sua moglie comincia a mettere in discussione il [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bunker</strong><strong style="">: </strong>la <strong style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);">recensione</strong> del film diretto da <strong>Florian Zeller</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark>Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger, dal <strong>21 gennaio 2027 </strong>al cinema.<br><br>Quando un architetto accetta un progetto moralmente ambiguo – costruire un bunker per la sopravvivenza destinato a un magnate della tecnologia – sua moglie comincia a mettere in discussione il loro matrimonio, dopo diciassette anni insieme.<br><em>Bunker</em> è un thriller drammatico che esamina le sfide emotive e morali affrontate da una coppia mentre le angosce di un mondo sempre più incerto iniziano a ridefinire il loro legame, indagando le paure, i dubbi e i dilemmi etici che caratterizzano il nostro tempo.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="628" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Bunker-film-poster.jpeg" alt="" class="wp-image-10319" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Bunker-film-poster.jpeg 500w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Bunker-film-poster-239x300.jpeg 239w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>BUNKER<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="&amp;apos;The Bunker&amp;apos; - Official Clip - Penélope Cruz and Javier Bardem" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/Rq-vbHoU4iw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">BUNKER </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un architetto accetta un progetto moralmente ambiguo – costruire un bunker per la sopravvivenza destinato a un magnate della tecnologia – sua moglie comincia a mettere in discussione il loro matrimonio, dopo diciassette anni insieme.<br><em>Bunker</em>&nbsp;è un thriller drammatico che esamina le sfide emotive e morali affrontate da una coppia mentre le angosce di un mondo sempre più incerto iniziano a ridefinire il loro legame, indagando le paure, i dubbi e i dilemmi etici che caratterizzano il nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Film a tesi, dal regista di “The father”, sceneggiato insieme agli argentini Mariano Cohn e Gastón Duprat, specialisti in tematiche “artistiche”, che spinge agli estremi le ansie e le frustrazioni del protagonista. Il quale, appunto, è un architetto, messo moralmente&nbsp; alla prova tra una follia professionale e morale che gli è stata proposta, in cambio della classica cifra cui non si può dire di no, e un altrettanto ambiguo vicino di casa che sta cercando di aprire direttamente nel suo giardino una finestra per dare luce al suo garage appena adibito ad abitazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura del futuro, le minacce ecologiche, il divario sociale in aumento e l’individualismo sfrenato sono al centro del terzo lungometraggio di finzione firmato dal francese Florian Zeller. Ma, in una pellicola che vuole e deve dimostrare a tutti i costi qualcosa, i personaggi sono tagliati con l’accetta e le estreme conseguenze della (ipo)tesi iniziale finiscono per richiedere nel finale, quando gli eventi precipitano, una eccessiva sospensione d’incredulità da parte dello spettatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Javier Bardem e sua moglie Penélope Cruz, sullo schermo sono una credibile coppia in crisi (ma non nella vita reale), tra le goffaggini di lui e i pochi dubbi di lei. Paul Dano, la cui comparsa quasi a sorpresa in una videochiamata è un valore aggiunto, è il discutibile magnate della tecnologia che ha richiesto il bunker del titolo. Un film fin troppo scritto (e troppo lungo) che paga lo scotto della sua essenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 6</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
</div>
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		<title>A Proposito di Company – La Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 07:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Company: la recensione del film del 2026 diretto da Casey Affleck, con Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind, Caylee Cowan, Atticus Affleck, Indiana Affleck, dall&#8217; 8 settembre al cinema. In una notte d’inverno del 1975, una misteriosa donna di nome Evelyn si presenta non invitata a una festa e racconta la [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Company</strong><strong style="">: </strong>la <strong style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);">recensione</strong> del film del 2026 diretto da <strong>Casey Affleck</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark>Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind, Caylee Cowan, Atticus Affleck, Indiana Affleck, dall&#8217; <strong>8 settembre </strong>al cinema.<br><br>In una notte d’inverno del 1975, una misteriosa donna di nome Evelyn si presenta non invitata a una festa e racconta la storia di Tom, un anziano solitario che nel 1953 trae in salvo un’attrice rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado. L’attrice, per ingannare il tempo durante la notte, rievoca a sua volta una storia più antica: quella di una coppia di contadini che accoglie un giovane vagabondo tormentato, mentre lungo la frontiera si diffonde il terrore per una serie di efferati omicidi. A mano a mano che si intrecciano storie di generazioni diverse, Company diventa una meditazione sul lutto, sulla vendetta, sul perdono e sui silenziosi gesti di compassione in grado di sanare anche le ferite più profonde.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Company-film-poster.jpeg" alt="" class="wp-image-10314" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Company-film-poster.jpeg 500w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Company-film-poster-200x300.jpeg 200w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>COMPANY<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Company official new clip from Venice Film Festival 2026" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/WMXdwdD984s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">COMPANY </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">In una notte d’inverno del 1975, una misteriosa donna di nome Evelyn si presenta non invitata a una festa e racconta la storia di Tom, un anziano solitario che nel 1953 trae in salvo un’attrice rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado. L’attrice, per ingannare il tempo durante la notte, rievoca a sua volta una storia più antica: quella di una coppia di contadini che accoglie un giovane vagabondo tormentato, mentre lungo la frontiera si diffonde il terrore per una serie di efferati omicidi. A mano a mano che si intrecciano storie di generazioni diverse, Company diventa una meditazione sul lutto, sulla vendetta, sul perdono e sui silenziosi gesti di compassione in grado di sanare anche le ferite più profonde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre, ma anche quattro livelli di racconto, in cui i personaggi protagonisti delle vicende cambiano volto, com’è naturale che in una narrazione orale accada. Una sorta di horror tutto giocato in sottrazione, con al centro creature vampiresche che proprio vampiri non sono: mordono dritti al collo, ma si riflettono negli specchi; sono sensibili al loro stesso sangue come fosse puro veleno; tollerano male la luce del giorno, ma non ne vengono uccisi. Quello che più importa a Casey Affleck, qui al suo terzo film da regista, è però non tanto che cosa venga raccontato sullo schermo, ma come. Un film sul racconto, che parla di (elaborazione del) lutto, di vendetta e di perdono; che snocciola su una esile, ma avvincente trama horror una storia d’amore e d’amicizia che attraversa &#8211; e supera &#8211; la nozione umana del tempo. Il fascino di una narrazione stratificata e tutta in sottrazione fa perdonare qualche leziosità, ma una regia minimalista, che alterna campi lunghi per mostrare le distese gelate del Canada, dove è stato girato, a contrasto con i primi piani e i piani americani impreziosisce e cesella il tutto. I volti rustici di Scott McNairy, Ben Mendelsohn e Nick Nolte, quest’ultimo dall’altro dei suoi ottantacinque anni, fanno di “Company” un delizioso, piccolo, grande film.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 7 1/2</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
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		<title>A Proposito di No Paradise if you are Killed by a Woman – La Recensione</title>
		<link>https://www.cinemamente.com/no-paradise-if-you-are-killed-by-a-woman-recensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>No Paradise if you are Killed by a Woman: la recensione del film del 2026 diretto da Halkawt Mustafa, con Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Kanar Sarchl, Kader Jalal, dal 2 settembre al cinema.Vyan, una cecchina curda, è sopravvissuta alla guerra imparando a soffocare le proprie emozioni. Quando scopre che la sorella minore, che credeva perduta durante [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>No Paradise if you are Killed by a Woman</strong><strong style="">: </strong>la <strong style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);">recensione</strong> del film del 2026 diretto da <strong>Halkawt Mustafa</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark>Avan Jamal, Thorbjørn Harr, Kanar Sarchl, Kader Jalal, dal <strong>2 settembre </strong>al cinema.<br>Vyan, una cecchina curda, è sopravvissuta alla guerra imparando a soffocare le proprie emozioni. Quando scopre che la sorella minore, che credeva perduta durante l’offensiva dell’ISIS del 2014, potrebbe essere ancora viva a Mosul, torna in una città segnata dalla morte e dalla distruzione. La sua ricerca si trasforma in una missione di salvataggio e, al tempo stesso, in un confronto con il trauma che per anni ha cercato di mettere a tacere.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="714" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/No-Paradise-if-you-are-Killed-by-a-Woman-poster.jpg" alt="" class="wp-image-10309" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/No-Paradise-if-you-are-Killed-by-a-Woman-poster.jpg 500w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/No-Paradise-if-you-are-Killed-by-a-Woman-poster-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN | Official Kurdish Trailer | A Film by Halkawt Mustafa" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ppdTObzCwwU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">NO PARADISE IF YOU ARE KILLED BY A WOMAN </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Vyan, una cecchina curda, è sopravvissuta alla guerra reprimendo le proprie emozioni. Quando scopre che la sorella minore, creduta morta nell’assalto dell’ISIS del 2014, potrebbe essere ancora viva a Mosul, torna in una città segnata dalla morte e dalla distruzione. La sua ricerca si trasforma in una missione di salvataggio, ma anche in un doloroso confronto con il trauma che per anni ha tentato di seppellire.<br>Film politico, ma anche d’intrattenimento, diretto da un maschietto, il regista Halkawt Mustafa, che sembra ispirarsi ai migliori action movie di Kathryn Bygelow, primo fra tutti “The hurt locker”, ci porta insieme alla protagonista, una guerriera Peshmerga, a scoprire orrori intimi (traumi e fantasmi) ed esterni (la guerra). Ritratto delle donne curde che da generazioni lottano per la propria libertà, la pellicola, avvincente e serrata, cerca di omaggiarle e di tenere vivo il loro ricordo. Donne costrette a convivere con la paura, la perdita e l’incertezza, eppure decise a non arrendersi. Donne che hanno rifiutato di piegarsi all’oscurità e hanno scelto di combattere non solo per se stesse, ma anche per la libertà degli altri.<br>Un’opera ironica già dal titolo e critica con tutti, in cui anche l’occidente non porta a casa una bellissima figura, ma che riesce a parlare innanzitutto di speranza, di amore e di forza.<br>La storia di Vyan (la bravissima Avan Jamal), cecchino spietato e preciso, una vera e propria macchina da guerra, ma profondamente umana, diventa il simbolo di tutte le donne oppresse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 8</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
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		<title>A Proposito di Una Storia – La Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:22:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una Storia: la recensione del film del 2026 diretto da Anna Foglietta, con Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, e con Elio De Capitani, al cinema dal 24 settembre 2026.Erika e Mauro vivono in provincia, dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti e piccoli gesti. Quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una Storia</strong><strong style="">: </strong>la <strong style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);">recensione</strong> del film del 2026 diretto da <strong>Anna Foglietta</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark><strong>Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini</strong>, e con <strong>Elio De Capitani</strong>, al cinema dal <strong>24 settembre 2026</strong>.<br>Erika e Mauro vivono in provincia, dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti e piccoli gesti. Quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, la casa si svuota e l’equilibrio su cui la coppia ha costruito la propria esistenza sembra incrinarsi. Erika, che ha sempre abitato il mondo attraverso la cura degli altri, si scopre improvvisamente senza direzione. Mauro, cresciuto nel rigore emotivo di un padre autoritario, tenta a suo modo di reagire riempiendo il vuoto, ma finisce per confrontarsi con una fragilità mai confessata. Nel tempo sospeso che segue riaffiorano ferite lontane e desideri dimenticati. Sarà proprio questa crisi intima e profonda a spingerli a guardarsi davvero e a capire se e come possono trasformare se stessi e di conseguenza il loro amore.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="625" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Una-Storia-poster.jpg" alt="" class="wp-image-10302" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Una-Storia-poster.jpg 500w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Una-Storia-poster-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>UNA STORIA<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="UNA STORIA l’esordio alla regia di Anna Foglietta con Alba Rohrwacher e Guido Caprino" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/-SqxT0QXMlA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">UNA STORIA </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Erika e Mauro vivono in provincia, dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti e piccoli gesti. Quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, la casa si svuota e l’equilibrio su cui la coppia ha costruito la propria esistenza sembra incrinarsi. Erika, che ha sempre abitato il mondo attraverso la cura degli altri, si scopre improvvisamente senza direzione. Mauro, cresciuto nel rigore emotivo di un padre autoritario, tenta a suo modo di reagire riempiendo il vuoto, ma finisce per confrontarsi con una fragilità mai confessata. Nel tempo sospeso che segue riaffiorano ferite lontane e desideri dimenticati. Sarà proprio questa crisi intima e profonda a spingerli a guardarsi davvero e a capire se e come possono trasformare se stessi e di conseguenza il loro amore.<br>Debutto alla regia dell’attrice Anna Foglietta, vista in tante commedie che non sempre hanno giovato alla salute del nostro Cinema. Se non altro il film ha il pregio di NON appartenere a quel genere, a quelle farse fin troppo leggere. Siamo al confine col dramma, un dramma in cui una coppia fa i conti col tempo che passa, coll’essere invecchiati, cosa che però non ha coinciso coll’essere diventati adulti. Lo fa con due discreti attori, dei quali il migliore in assoluto è Guido Caprino, grazie alla “semplicità” del suo personaggio; con scelte di regia audaci e a loro modo originali, come un lungo soft-split-screen in cui i due protagonisti si confrontano l’un l’altra. Però la pellicola rimane vittima della propria essenza: il racconto di due depressi, di due insoddisfatti, ha un pubblico limitato. Chi vive quello stesso destino, può riconoscersi nei problemi di Erika e Mauro: ma gli altri, che curiosità possono avere nei confronti di una storia di frustrazioni, di interessi mai avuti o mai (o ancora mal) coltivati? Una pellicola minimalista, troppo, forse fuori tempo massimo. Decisamente “skult” le scene in cui Erika decanta a Mauro “lo ciambella” che ha preparato per lui: per quanto emblematiche e simboliche, sono diventate già proverbiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 5</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
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		<title>A Proposito de Il Massacro – La Recensione</title>
		<link>https://www.cinemamente.com/il-massacro-recensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Massacro: la recensione del film del 2026 diretto da Cosimo Messeri, con Cosimo Messeri, Ottavia Molinari, Edoardo Scarantino, Sarah Barberis, Manya, Andrea Monteforte, Durga McBroom, Carene Codja e Ellie Haerens.Dopo anni di inattività creativa, schiacciato dal fallimento di diversi progetti cinematografici naufragati a un passo dalla realizzazione, un regista (Cosimo Messeri) decide di fare i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Massacro</strong><strong style="">: </strong>la <strong style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);">recensione</strong> del film del 2026 diretto da <strong>Cosimo Messeri</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark><strong>Cosimo Messeri</strong>, <strong>Ottavia Molinari</strong>, <strong>Edoardo Scarantino</strong>, <strong>Sarah Barberis</strong>, <strong>Manya</strong>, <strong>Andrea Monteforte</strong>, <strong>Durga McBroom</strong>, <strong>Carene Codja</strong> e <strong>Ellie Haerens.</strong><br>Dopo anni di inattività creativa, schiacciato dal fallimento di diversi progetti cinematografici naufragati a un passo dalla realizzazione, un regista (Cosimo Messeri) decide di fare i conti con il proprio passato recente. Così, rintraccia e intervista le donne conosciute attraverso le app di dating durante quel periodo sospeso della sua vita. Affiancato da due amici, trasforma questo esperimento in un film che oscilla tra documentario e confessione personale. Attraverso incontri, ricordi e confronti spesso dolorosi, emerge il ritratto di un uomo alle prese con le proprie sconfitte, le occasioni mancate e il bisogno di ritrovare un senso. Nel cercare di capire cosa abbia perso e cosa possa ancora salvare, scopre qualcosa che non aveva previsto: la possibilità di ricominciare. Il cinema tornerà inaspettatamente a essere uno strumento per abitare il mondo e riscoprire un amore profondo per la vita.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Il-Massacro-film-recensione.jpg" alt="" class="wp-image-10297" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Il-Massacro-film-recensione.jpg 800w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Il-Massacro-film-recensione-300x169.jpg 300w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Il-Massacro-film-recensione-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>IL MASSACRO<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="IL MASSACRO - Clip" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/34qVaqm9Bjo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">IL MASSACRO </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo anni di inattività creativa, schiacciato dal fallimento di diversi progetti cinematografici naufragati a un passo dalla realizzazione, un regista (Cosimo Messeri) decide di fare i conti con il proprio passato recente. Così, rintraccia e intervista le donne conosciute attraverso le app di dating durante quel periodo sospeso della sua vita. Affiancato da due amici, trasforma questo esperimento in un film che oscilla tra documentario e confessione personale. <br>Attraverso incontri, ricordi e confronti spesso dolorosi, emerge il ritratto di un uomo alle prese con le proprie sconfitte, le occasioni mancate e il bisogno di ritrovare un senso. Nel cercare di capire cosa abbia perso e cosa possa ancora salvare, scopre qualcosa che non aveva previsto: la possibilità di ricominciare. <br>Il cinema tornerà inaspettatamente a essere uno strumento per abitare il mondo e riscoprire un amore profondo per la vita. «Per dieci anni non sono riuscito a fare un film”, afferma Cosimo Messeri. Claudio Caligari potrebbe rispondergli che, tutto sommato, gli è andata anche bene, visto che in poco più di trent’anni è riuscito a girare solo tre film, imbarcandosi ogni volta in progetti che gli portavano via mesi su mesi, per poi arenarsi a pochi giorni dalle riprese. Molto felliniano, anche nella colonna sonora, scritta da lui stesso, che ricorda “La dolce vita”, ma soprattutto come ritratto di un regista in crisi. In questo modo Cosimo, figlio dei noti Marco e Luisanna (che compaiono in voce), attraversa un percorso fatto di una serie di conoscenze, di donne con le quali era entrato in contatto attraverso le app di dating. <br>Non vuole raccontare quel momento particolare della sua vita, ma attraversarlo, per vedere se, sotto la sabbia di quel deserto, fosse rimasto ancora qualcosa di vivo. In un personalissimo bianconero, curato da Marco Parolin, ci trasporta, lungo il filo di una sottile ironia, in una serie di racconti, che, frammentati, dovrebbero ricostruire la sua composita personalità. Impagabili e preziose le voci in segreteria telefonica, a metà film, dello scomparso Federico Frusciante e del semprevivo Nanni Moretti, Divertente, riflessivo, (auto)biografico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 7</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
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		<title>A Proposito di Woman Unknown – La Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Woman Unknown: la recensione del film del 2026 diretto da May el-Toukhy, con Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Yde Sander, Mikael Birkkjær e Joen Højerslev, vincitore del Leone d&#8217;Oro alla 83esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.Marie sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora come [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Woman Unknown</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>: </strong>la <strong>recensione</strong> del film del 2026 diretto da</mark> <strong>May el-Toukhy</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark>Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Yde Sander, Mikael Birkkjær e Joen Højerslev, vincitore del<strong> Leone d&#8217;Oro alla 83esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.</strong><br>Marie sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia. Per lei, il matrimonio significa diventare la signora della casa. Ma c’è un segreto che potrebbe mandare tutto in frantumi: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Ora, nell’anarchia del dopoguerra, quel passato torna a presentarle il conto. E Marie è pronta a tutto pur di difendere la vita che si è conquistata.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="628" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Woman-Unknown-poster.jpeg" alt="" class="wp-image-10291" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Woman-Unknown-poster.jpeg 500w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Woman-Unknown-poster-239x300.jpeg 239w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>WOMAN UNKNOWN<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">WOMAN UNKNOWN </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Marie sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia. Per lei, il matrimonio significa diventare la signora della casa. Ma c’è un segreto che potrebbe mandare tutto in frantumi: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Ora, nell’anarchia del dopoguerra, quel passato torna a presentarle il conto. E Marie è pronta a tutto pur di difendere la vita che si è conquistata.<br>Film diretto da una donna, May el-Toukhy, con protagonista una donna, Marie, interpretata da Mathilde Arcel, determinata a tutto pur di ottenere quel riscatto sociale che da sempre ricerca. In un momento in cui la Danimarca ha appena riconquistato la libertà dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza inizia a fare i conti. E dal passato della protagonista, quasi per caso, riemerge qualcuno che è a conoscenza del suo scomodo passato. Da lì Marie si trova al centro di un vortice dal quale cerca di fuggire, non esitando a coinvolgere chiunque invece possa essere additato al suo posto, arrivando perfino a sacrificare la vicina, con la quale aveva anche un rapporto quasi d’amicizia. Una sorta di Modesta Spataro de “L’arte della gioia”, mossa però qui, più che dall’ambizione, da un’inesauribile voglia di riscatto. Mentre donne che hanno collaborato col nemico vengono esposte al pubblico ludibrio e umiliate, forse anche da chi ha ancora qualche scheletro nell’armadio &#8211; anche il suo futuro marito fece affari con i tedeschi, pur di non fallire &#8211; Marie non vuole sentire ragioni.<br>Protagonista del film, co-prodotto tra Danimarca, Lettonia e Svezia, è anche il Corpo delle donne: quello delle collaborazioniste che viene profanato davanti a tutti, quello che Marie non esita a dare ogni sera al suo ricco fidanzato, pur prendendo gocce di morfina per i dolori che un parto finito male tuttora le provoca, quello che ha si è fatto rubare dal soldato nazista durante la guerra, quello che non si vergogna di concedere al conoscente che riemerge dal passato e potrebbe tradirla.<br>Note: Il film si è aggiudicato il Leone d’Oro e la Coppa Volpi come migliore attrice, assegnata a Mathilde Arcel, alla 83a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 7 1/2</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
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		<title>A Proposito di Gu Shi – La Recensione</title>
		<link>https://www.cinemamente.com/gu-shi-recensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gu Shi: la recensione del film del 2026 diretto da Amie Song, con Hu Ling, Wu Wei, Audrey Zhang, Chen Xuanyu e Wang Maiqi.Una famiglia di quattro persone – Padre, Madre, Figlia e Figlio – arriva in una misteriosa casa tra l’oceano e la foresta, portando con sé una crisi impossibile da nominare. Quello che doveva [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gu Shi</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>: </strong>la <strong>recensione</strong> del film del 2026 diretto da</mark> <strong>Amie Song</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con </mark>Hu Ling, Wu Wei, Audrey Zhang, Chen Xuanyu e Wang Maiqi<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">.</mark><br>Una famiglia di quattro persone – Padre, Madre, Figlia e Figlio – arriva in una misteriosa casa tra l’oceano e la foresta, portando con sé una crisi impossibile da nominare. Quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si prolunga in uno strano limbo. Dopo che un incidente costringe il Figlio a letto, la famiglia si ritrova a raccontare storie sull’oceano, un rituale attraverso cui sembra possibile dimenticare. Tormentata da incubi ricorrenti, la Figlia comincia a intuire che i vuoti nei suoi ricordi d’infanzia sono legati alla casa e a una ragazza con un vestito verde. Quando il passato torna a galla e il confine tra realtà e racconto si dissolve, dovrà scegliere il proprio modo di ricordare.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="857" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/I-plant-my-hand-in-the-garden-poster.jpg" alt="" class="wp-image-10276" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/I-plant-my-hand-in-the-garden-poster.jpg 600w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/I-plant-my-hand-in-the-garden-poster-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>GU SHI<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Biennale College Cinema 2026 – Gu Shi" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/gcOuDSfFAsY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">GU SHI </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una famiglia di quattro persone – Padre, Madre, Figlia e Figlio – arriva in una misteriosa casa tra l’oceano e la foresta, portando con sé una crisi impossibile da nominare. Quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si prolunga in uno strano limbo. Dopo che un incidente costringe il Figlio a letto, la famiglia si ritrova a raccontare storie sull’oceano, un rituale attraverso cui sembra possibile dimenticare. Tormentata da incubi ricorrenti, la Figlia comincia a intuire che i vuoti nei suoi ricordi d’infanzia sono legati alla casa e a una ragazza con un vestito verde. Quando il passato torna a galla e il confine tra realtà e racconto si dissolve, dovrà scegliere il proprio modo di ricordare. “<em>Gu shi”</em>&nbsp;può essere letto come un misterioso dramma familiare, anche se la regista sembra più interessata a come le dinamiche della famiglia funzionino come allegoria politica del nostro presente. Quando il passato è stato cancellato e il presente resta sospeso, che ne è del futuro?<br>Il film ruota attorno a un segreto di famiglia sepolto e ai diversi modi in cui ciascun membro affronta, o rimuove, il proprio passato. Il Padre manipola la memoria e ricorre alla violenza per mantenere il controllo. La Madre, oppressa da un trauma mai espresso, sopravvive nel silenzio. La Figlia eredita soltanto frammenti del passato, sospesa tra verità ricordate a metà. Il Figlio, ignaro di ciò che è accaduto prima di lui, si rifugia nella distrazione e nel distacco.<br>Mentre le loro storie si svelano, il film diventa una riflessione sulla fragilità della memoria e sul timore di dimenticare, in un’epoca in cui l’amnesia collettiva sembra sempre più diffusa. La narrazione procede curiosamente attraverso dei racconti fantastici, condotti dai vari personaggi, che dovrebbero esplicitare quanto nascosto da tutti. Pur essendo affascinante per alcuni versi, anche attraverso atmosfere sospese, la pellicola finisce per non coinvolgere fino in fondo lo spettatore, rivelandosi soltanto un bluff.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: 6</strong></em></mark></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
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		<title>A Proposito di Fame d&#8217;Aria – La Recensione</title>
		<link>https://www.cinemamente.com/fame-daria-recensione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fame d&#8217;aria: la recensione del film del 2026 diretto da Giuseppe Bonito, con Paolo Pierobon, Saverio Santangelo, Rosa Palasciano, Milvia Marigliano e Alfonso Santagata, tratto dal libro omonimo di Daniele Mencarelli.Pietro è in viaggio verso la Puglia con Jacopo, suo figlio autistico. All’improvviso la loro auto si ferma. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico del posto. [&#8230;]</p>
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<div class="wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fame d&#8217;aria</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>: </strong>la <strong>recensione</strong> del film del 2026 diretto da </mark><strong>Giuseppe Bonito</strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><strong>,</strong> con Paolo Pierobon, Saverio Santangelo, Rosa Palasciano, Milvia Marigliano e Alfonso Santagata</mark>, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">tratto dal libro omonimo di <strong>Daniele Mencarelli</strong>.</mark><br>Pietro è in viaggio verso la Puglia con Jacopo, suo figlio autistico. All’improvviso la loro auto si ferma. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico del posto. Pietro e Jacopo trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che un tempo era anche una pensione. Ad aiutare Agata c’è Gaia che crea un legame profondo con Pietro. La routine nel piccolo paese è fatta di lentezza e monotonia nell’attesa di qualcosa, fino a quando a bloccare la ripresa del viaggio è la drammatica verità dei fatti.<br></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="891" src="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Fame-daria-poster.jpg" alt="" class="wp-image-10281" srcset="https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Fame-daria-poster.jpg 500w, https://www.cinemamente.com/wp-content/uploads/2026/10/Fame-daria-poster-168x300.jpg 168w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>FAME D&#8217;ARIA<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"> &#8211; IL TRAILER ORIGINALE</mark></strong></h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="FAME D&amp;apos;ARIA - Clip" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/1zDEhRGncZ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">FAME D&#8217;ARIA </mark><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0);" class="has-inline-color has-black-color">&#8211; LA RECENSIONE</span></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Pietro è in viaggio verso la Puglia con Jacopo, suo figlio autistico. All’improvviso la loro auto si ferma. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico del posto. Pietro e Jacopo trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che un tempo era anche una pensione. Ad aiutare Agata c’è Gaia che crea un legame profondo con Pietro. La routine nel piccolo paese è fatta di lentezza e monotonia nell’attesa di qualcosa, fino a quando a bloccare la ripresa del viaggio è la drammatica verità dei fatti. Specializzato in film scritti da altri &#8211; “Pulce non c’è”, dall’omonimo romanzo di Gaia Rayneri, “Figli”, dal monologo “I figli invecchiano” dello scomparso Mattia Torre,“L’Arminuta”, dal libro omonimo di Donatella Di Pietrantonio &#8211; Giuseppe Bonito arriva a Venezia, nelle “Giornate degli autori”, con questa pellicola tratta dalle pagine di Daniele Mencarelli. Un “I figli della Scimmia” in tono minore, anche se gli handicap sono diversi, o, forse, più avventuroso, in forma di road-movie, con un padre, interpretato da un Paolo Pierobon molto più sanguigno dello Scamarcio tutto in sottrazione dell’altro film, ma egualmente efficace. Qui c’è anche un elemento “meta-cinematografico”, poiché Jacopo, autistico “a basso funzionamento” è interpretato (molto bene) da Saverio Santangelo, attore normo-dotato, che, in un sogno del genitore, apparirà appunto “normale”. Bonito, attraverso le pagine di Mencarelli, riesce a mettere in scena anche quello che viene chiamato “dolore burocratico”, ossia la difficoltà di combattere con gli altri, in particolare con le istituzioni o con una banca, che ciclicamente ti blocca le carte perché hai un fido in negativo. Verso la fine si accumulano qualche cliché e qualche banalità, ma il regista riesce a tenere in piedi, quasi interamente sulle spalle dei due protagonisti, pur con l’ausilio di qualche caratterista di lusso, come Rosa Palasciano, un racconto avvincente, cinematograficamente valido, su una tematica vista, ma non scontata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color"><em><strong>Voto: </strong></em></mark><strong><em>7</em></strong></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Paolo Dallimonti</mark></strong></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.cinemamente.com/fame-daria-recensione/">A Proposito di Fame d&#8217;Aria – La Recensione</a> proviene da <a href="https://www.cinemamente.com">Cinemamente</a>.</p>
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