Woman Unknown: la recensione del film del 2026 diretto da May el-Toukhy, con Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Yde Sander, Mikael Birkkjær e Joen Højerslev, vincitore del Leone d’Oro alla 83esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Marie sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia. Per lei, il matrimonio significa diventare la signora della casa. Ma c’è un segreto che potrebbe mandare tutto in frantumi: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Ora, nell’anarchia del dopoguerra, quel passato torna a presentarle il conto. E Marie è pronta a tutto pur di difendere la vita che si è conquistata.

WOMAN UNKNOWN – IL TRAILER ORIGINALE
WOMAN UNKNOWN – LA RECENSIONE
Marie sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia. Per lei, il matrimonio significa diventare la signora della casa. Ma c’è un segreto che potrebbe mandare tutto in frantumi: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Ora, nell’anarchia del dopoguerra, quel passato torna a presentarle il conto. E Marie è pronta a tutto pur di difendere la vita che si è conquistata.
Film diretto da una donna, May el-Toukhy, con protagonista una donna, Marie, interpretata da Mathilde Arcel, determinata a tutto pur di ottenere quel riscatto sociale che da sempre ricerca. In un momento in cui la Danimarca ha appena riconquistato la libertà dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza inizia a fare i conti. E dal passato della protagonista, quasi per caso, riemerge qualcuno che è a conoscenza del suo scomodo passato. Da lì Marie si trova al centro di un vortice dal quale cerca di fuggire, non esitando a coinvolgere chiunque invece possa essere additato al suo posto, arrivando perfino a sacrificare la vicina, con la quale aveva anche un rapporto quasi d’amicizia. Una sorta di Modesta Spataro de “L’arte della gioia”, mossa però qui, più che dall’ambizione, da un’inesauribile voglia di riscatto. Mentre donne che hanno collaborato col nemico vengono esposte al pubblico ludibrio e umiliate, forse anche da chi ha ancora qualche scheletro nell’armadio – anche il suo futuro marito fece affari con i tedeschi, pur di non fallire – Marie non vuole sentire ragioni.
Protagonista del film, co-prodotto tra Danimarca, Lettonia e Svezia, è anche il Corpo delle donne: quello delle collaborazioniste che viene profanato davanti a tutti, quello che Marie non esita a dare ogni sera al suo ricco fidanzato, pur prendendo gocce di morfina per i dolori che un parto finito male tuttora le provoca, quello che ha si è fatto rubare dal soldato nazista durante la guerra, quello che non si vergogna di concedere al conoscente che riemerge dal passato e potrebbe tradirla.
Note: Il film si è aggiudicato il Leone d’Oro e la Coppa Volpi come migliore attrice, assegnata a Mathilde Arcel, alla 83a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Voto: 7 1/2
Paolo Dallimonti