Come scoprii che non avrei fatto la rivoluzione (Confiteor):la recensione del film del 2025 diretto da Bonifacio Angius, con Bonifacio Angius, Antonio Angius, Simonetta Columbu, Geppi Cucciari, Edoardo Pesce e Giuliana De Sio. Al cinema dal 16 ottobre.
Questa è la storia di un’eterna infanzia da cui tutto prende forma e significato. Dove sei tu? Dove sono io? Perché siamo qui? Perché tutto è cambiato e noi non ce ne siamo accorti? Il tempo è passato, e più nessuno verrà a urlare sotto la mia finestra. E in quest’oscurità che pare fagociti ogni cosa, ci accorgiamo che sarebbe bastato così poco. Un gesto, una canzone, una parola, la presenza, un bacio, sarebbe potuto essere semplice se invece di pensare il bene, avessimo fatto il bene.

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CONFITEOR COME SCOPRII CHE NON AVREI FATTO LA RIVOLUZIONE – LA RECENSIONE

La storia di Gianmaria, sorta di alter-ego del regista, e del suo rapporto con un padre difficile, che ad un certo punto “non è più nulla”, abbandonato da tutti dopo un grave incidente. “E invece se fosse morto, si sarebbero messi tutti a piangere: perché un morto fa piangere, un vivo no”. E anche la storia del suo rapporto con il Cinema, che gli ha cambiato definitivamente la vita. Dall’originale autore di Perfidia, Ovunque proteggi e I giganti, che sta seguendo un personalissimo percorso autoriale in terra di Sardegna, un’opera estremamente autobiografica, in cui cortocircuitano passato e presente e – perché no?! – futuro. Bonifacio impersona il padre di “Gianmaria”, mentre suo figlio Antonio impersona “Gianmaria” da bambino. Ma Bonifacio è anche “Gianmaria” adulto, ossia se stesso. Il racconto procede con l’alternanza di colore e biancoenero, ben padroneggiata ai fini della narrazione. Una storia di rabbia, tenerezza, ironia, cinismo, fragilità, furore, violenza, a volte inconsapevole, nascosta, velata, a volte ben consapevole, subdola, premeditata, di violenza nei gesti e nei pensieri, negli sguardi e nelle parole, motore invisibile delle azioni dei personaggi e pur sempre forma elementare dell’agire umano. Una commedia amara che si trasforma costantemente in dramma poi ritorna commedia e viceversa. Un racconto a tratti impenetrabile, per quanto personalissimo, ma un flusso di coscienza irresistibile e affascinante. Un fiume in piena.
Voto: 7

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Paolo Dallimonti