Big Eyes: la recensione della pellicola diretta da Tim Burton e con protagonisti Amy Adams e Christoph Waltz. L’opera, che in Italia sarà distribuita dalla Lucky Red, farà il suo ingresso nelle sale cinematografiche a partire dal 1 gennaio.

Margaret e Walter sono una coppia di coniugi uniti dall’amore per la pittura, con la quale vorrebbero guadagnarsi da vivere. Quando i dipinti di Margaret iniziano ad avere successo, tuttavia, a prendersene il merito sarà solo Walter….
Dopo il successo di “Ed Wood” nel 1994 e gli ultimi fiacchi lavori cinematografici, ad eccezione di “Frankenweenie”, Tim Burton si prepara ad aprire il 2015 nelle sale italiane nel giorno di Capodanno, con il suo secondo biopic in carriera, “Big Eyes”, pellicola interpretata da Amy Adams e Christoph Waltz.
Da un progetto faticosamente portato avanti dagli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski, il film narra la vera storia di Margaret Keane, moglie di Walter, divenuto famoso negli anni ’60 per una lunga serie di quadri di grande successo e raffiguranti ragazzini con gli occhi grandi; dopo anni di menzogne si scoprì che la vera autrice di quei quadri era in realtà proprio Margaret.
“Big Eyes” segna il ritorno a un cinema burtoniano di buon livello dopo anni sbiaditi, nei quali il regista di Burbank, complice probabilmente una fin troppo assidua collaborazione con la Walt Disney Pictures, aveva perso quel suo tratto autoriale e quella visionarietà inconfondibile, dalle atmosfere così equilibrate nel binomio favola/realtà che lo hanno contraddistinto sostanzialmente nei primi quindici anni della sua filmografia.
Le sue peculiari caratteristiche da autore, più che da regista vero e proprio, lo elevano da sempre a un cinema affascinante se partorito dalla sua geniale fantasia fin dalla sua primissima concezione e lo indeboliscono al cospetto di studios pretenziosi e produttori impiccioni. Tim Burton è un cineasta che ama e deve plasmare la sua opera fin dall’inizio per dare il meglio di sé, prova ne sono i risultati ottenuti in tali condizioni, quasi sempre di pregevolissima fattura.
Ecco perché, probabilmente deluso da flop di critica (più che commerciali), come “Alice in Wonderland” e “Dark Shadows”, egli ha cercato di ripartire da un progetto meno sfarzoso e ha accettato di dirigere l’interessante vicenda della signora Keane, che nel frattempo, ormai anziana, ha concesso i diritti della sua incredibile storia solamente dopo la promessa che sarebbe stato diretto da Burton, grazie alla collaborazione della coppia Alexander/Karaszewski.

AMY ADAMS stars in BIG EYES

Pur partendo dal presupposto che il film non tocca certo i livelli più alti del cinema a cui ci aveva così lungamente abituato il buon Tim, “Big Eyes” è un incoraggiante riscoperta della presenza ancora viva di un mondo che il regista ci ha fatto conoscere fin dalle sue prime opere: e in “Big Eyes” lo ammiriamo nei colori pastello delle ambientazioni, con una ricostruzione essenziale e perfetta della San Francisco degli anni ‘50/’60. Il tutto unito alla riuscita e giudiziosa messinscena della vicenda, che rende questa pellicola una speranza di rinnovata ripartenza del Tim Burton cineasta, dopo il successo della sua mostra fotografica in tutto il mondo, a dimostrazione della concreta poliedricità delle sue qualità artistiche.
Big Eyes” altro non è che il semplice racconto dell’incredibile vicenda di una classica donna di metà Novecento, culturalmente soggiogata dalla scaltra e affascinante esuberanza del marito, al punto di accettare di contribuire alla bugia da lui orchestrata; Margaret rinchiusa in casa a dipingere per tutto il giorno e Walter nei locali a presentare le opere d’arte come sue, riuscendo quindi a ricavare una fortuna mercificando le sue inesistenti qualità artistiche e pittoriche. Fino al quasi insperato scoperchiamento del vaso di Pandora.
Burton attraverso una regia semplice e pulita e grazie anche al fascino da brillante dramedy insita nella storia di Margaret Keane, ci immerge nel mondo dell’arte, un universo assai snob e distante, in quel periodo storico, dal cuore della gente. Una distanza dorata dove i Keane hanno saputo introdursi, colmando questo gap e cavalcando l’onda dell’entusiasmo grazie al sostegno di personaggi famosi, autentici traini di opere osteggiate dalla critica (che le definiva “moda kitsch”) e all’amore delle persone, affascinate da un’arte alla portata di qualsiasi tasca. Amy Adams mostra con estrema delicatezza le sfumature di un personaggio solamente all’apparenza succube e passivo ma in realtà soprattutto accondiscendente, comprensivo e conscio di poter ottenere una vita agiata anche attraverso una menzogna così grande ma necessaria, mentre il ruolo dell’artista ciarlatano ma geniale venditore, Walter Keane, è meravigliosamente interpretato dal due volte premio Oscar Christoph Waltz, che con decisa fluidità riesce a passare attraverso svariati livelli emotivi e regala al pubblico una delle sue più belle performance.
“Big Eyes” è un Burton in tutto e per tutto, come direbbe uno storico dell’arte se vi stesse descrivendo un quadro. Un Burton classico, semplice e non pretenzioso ma proprio quel Burton di cui sentivamo tanto la mancanza.

BIG EYES – TRAILER ITALIANO

Davide Sica