Juso per Ferie: la recensione del film diretto da Karen Di Porto, con Giuseppe Tornatore, Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni, Marco Giusti, Giuliana Gamba, Daniele Ciprì, Rocco Siffredi, Lino Banfi, Massimo Gaudioso, Luc Merenda, Jerry Calà, Antonio Rezza, Maurizio Amati, Sandra Cardini, Antonio Monda, Giuseppe Gagliardi, Marco Lodoli, dall’ 8 settembre al cinema.

Juso per Ferie è un documentario affettuoso, ironico e irriverente che ripercorre la parabola umana e cinematografica di Galliano Juso, produttore fuori dagli schemi, instancabile cercatore di storie, scopritore di talenti e pioniere visionario del cinema italiano di genere. Figura eccentrica e generosa, capace di attraversare cinque decenni di cinema italiano senza mai perdere il gusto per il rischio, Juso ha prodotto film entrati nell’immaginario popolare – dai poliziotteschi di Nico Giraldi con Tomas Milian ai cult anarchici come W la foca – ma anche opere sorprendenti di autori outsider e scommesse su giovani talenti, spesso in anticipo sui tempi. A due anni dalla sua scomparsa, il documentario lo saluta e lo omaggia cercando di riportare sullo schermo la sua fantasia e il suo amore per il cinema.

JUSO PER FERIE – LA RECENSIONE

“Juso per Ferie” è un documentario affettuoso, ironico e irriverente che ripercorre la parabola umana e cinematografica di Galliano Juso, produttore fuori dagli schemi, instancabile cercatore di storie, scopritore di talenti e pioniere visionario del cinema italiano di genere. Figura eccentrica e generosa, capace di attraversare cinque decenni di cinema italiano senza mai perdere il gusto per il rischio, Juso ha prodotto film entrati nell’immaginario popolare – dai poliziotteschi di Nico Giraldi con Tomas Milian ai cult anarchici come “W la foca” – ma anche opere sorprendenti di autori outsider e scommesse su giovani talenti, spesso in anticipo sui tempi. A due anni dalla sua scomparsa, il documentario lo saluta e lo omaggia cercando di riportare sullo schermo la sua fantasia e il suo amore per il cinema.

Dopo il debutto con un film autobiografico sul sottobosco cinematografico romano e su un’attrice che non riesce a sfondare, il divertente “Maria per Roma”, e “Il grande Boccia”, un ritratto spassosissimo di quello che è stato considerato l’Ed Wood italiano, ossia Tano Boccia, passato, dopo anni di travagliata produzione, alla Festa del Cinema di Roma 2025, Karen Di Porto chiude la sua ideale trilogia con questo documentario, scritto con Steve Della Casa, dal titolo meraviglioso e geniale. “Juso per ferie” è proprio il marchio di uno degli ultimi veri produttori italiani: uno che in ferie non è andato mai o che, forse, vi era sempre, sospeso tra infiniti “vorrei, ma non posso”. Uno che, per terminare una pellicola che non aveva più fondi, non esitava ad imbarcarsi in un nuovo spericolato progetto, magari ancora solo teorico, per raggranellare i soldi necessari. Un pazzo, un sognatore, che ha cercato di cambiare, forse non sempre consapevolmente, il sistema dall’interno: un contestatore in sordina. Progetti come “Chicken Park” di Jerry Cala, parodia di “Jurassic Park” a base di polli mutanti con effetti speciali dall’amatoriale al geniale, o “W la foca” di Nando Cicero, che vedeva, tanto per dirne una, Franco “Bombolo” Lechner nell’improbabile ruolo di un medico o ancora “Amami” di Bruno Colella, tentativo non riuscito di traghettare al cinema “normale” Moana Pozzi, poco prima della sua morte, sono autentici colpi di cannone verso l’establishment, il mainstream e – perché no?! – il comune senso del pudore.

Galliano Juso è anche colui che si è diviso tra la produzione della serie di film su Nico Giraldi/“Er Monnezza” – da “Squadra anticipo” a  “Assassinio sul Tevere” – interpretati da Tomas Milian, svendendone poi per due soldi i diritti a Mediaset, e quella di tutta una serie di opere firmate da registi di calibro non indifferente: Fernando Di Leo, Giuliana Gamba, Tinto Brass, Mauro Bolognini, Carlos Saura, Daniele Ciprì & Franco Maresco, Flavia Mastrella & Antonio Rezza, Pasquale Scimeca, Giuseppe Gagliardi, Alessandro Piva, tanto per citarne alcuni.

Numerose testimonianze, da Giuseppe Tornatore a Giovanni Veronesi, da Marco Giusti a Lino Banfi, da Jerry Calà ad Antonio Monda, passando per lo scrittore Marco Lodoli, con cui ebbe non pochi diverbi per “Snack Bar Budapest”, restituiscono il ritratto di un produttore unico, che oggi manca davvero tanto al Cinema italiano. 
Ciao, Galliano!

Voto: 7 1/2

Paolo Dallimonti