Piazza Vittorio: la recensione del documentario del 2017 diretto da Abel Ferrara.

Un tour neorealista assieme ad Abel Ferrara a Piazza Vittorio, dietro Roma Termini e dove De Sica aveva ambientato Ladri di biciclette. Enorme piazza che una vita fa ospitava un grande mercato all’aperto, oggi Piazza Vittorio è piena d’immigrati, lavoratori e non, e delle due case di Abel Ferrara e di Willem Dafoe, che con Ferrara ha lavorato per Pasolini. Riprendendo l’enorme giardino che funge da piazza, Abel Ferrara parla con chi quella piazza la vive, la difende, la deturpa, la denuncia, la occupa abusivamente.

Ferrara intervista tutti, i cinesi coi ristoranti, i vecchi sulle panchine, gli africani che bighellonano, le moldave che fanno le colf, persino i militanti di CasaPound. La scelta di dare una voce a tutti era tutt’altro che scontata: Piazza Vittorio poteva facilmente trasformarsi in un manifesto pro immigrati o in un cinereality retorico. Invece, il documentario di Ferrara è “solamente” una dichiarazione d’amore ad un quartiere bellissimo di Roma, è un documentario ben diretto da un regista che non taglia quando riprende se stesso che paga i migranti affinché parlino un po’ con lui e soprattutto decide di non usare i toni della denuncia civile.

Meravigliose le musiche, tra cui una vecchia canzonetta che lamenta l’immigrazione interna negli Stati Uniti, e l’interposizione dei fotogrammi di vecchi documentari dell’Istituto Luce sulla Piazza. Tra le cose migliori viste in questa edizione della Mostra.

PIAZZA VITTORIO – TRAILER ITALIANO

Francesca Sordini