Orfeo: la recensione del film del 2025 diretto da Virgilio Villoresi, interpretato da Luca Vergoni, Giulia Maenza, Aomi Muyock, Vinicio Marchioni, tratto dal Poema a fumetti di Dino Buzzati.
Fin da bambino, Orfeo immagina storie attorno a una villa abbandonata di fronte a casa sua. Pianista solitario e visionario, durante una serata al Polypus – il locale dove suona – incrocia lo sguardo di Eura. Tra loro nasce un amore assoluto, ma lei cela un segreto. Poi scompare. Una sera, Orfeo la vede entrare in una piccola porta su via Saterna, davanti alla villa. La segue. Prima della soglia incontra l’Uomo Verde, figura enigmatica che sembra conoscere i misteri di quel passaggio. Varcata la porta, Orfeo entra in un aldilà visionario, abitato da creature come le Melusine, il Mago dei Boschi e parate di scheletri. Nella villa incontra la Giacca, un diavolo custode che si impossessa del suo corpo per rivivere, attraverso la musica, memorie perdute. Poi gli rivela dov’è Eura: alla stazione, in partenza su un treno appoggiato al suo pianoforte. Solo una porta sul leggio – che si aprirà alle ore 12 – può condurla indietro. Orfeo arriva in tempo per salutarla. Al risveglio, trova l’anello di lei tra le dita. Torna al pianoforte e suona per lei, sapendo che vivrà nei suoi ricordi, nei suoi sogni, nelle sue note.

Orfeo Film Poster

ORFEO – LA RECENSIONE

Dal poema a fumetti di Dino Buzzati. Fin da quand’era piccolo, Orfeo ha immaginato storie circa una villa abbandonata davanti a casa sua. Pianista solitario, ma dal piglio visionario, durante una serata presso il locale dove suona abitualmente, il “Polypus”, intercetta lo sguardo di Euro. Tra loro scoppia un amore assoluto, ma lei nasconde un segreto. E scompare. Una sera Orfeo la vede nuovamente, mentre sta entrando una porticina su via Saterna, di fronte alla villa, e decide di seguirla. Sulla soglia incontra l’Uomo Verde, un personaggio enigmatico che sembra conoscere i misteri di quel varco. Superata la porta, Orfeo si ritrova in un aldilà visionario, popolato da creature come le Melusine, il Mago dei Boschi e bizzarre parate di scheletri. Incontra anche la Giacca, un diavolo custode che gli rivela che Era è alla stazione, in partenza su un treno poggiato sul suo pianoforte: solo una porta sul leggio, destinata ad aprirsi alle ore 12, potrà riportarla indietro. Orfeo riesce ad arrivare in tempo per salutarla e, al risveglio, si ritrova l’anello di lei tra le dita. Tornato al pianoforte, inizia a suonare per lei, ben conscio che dirà per sempre nei suoi ricordi, nei suoi sogni, nelle sue infinite note… Regista da tempo avvezzo all’animazione in stop-motion, Villoresi realizza qui il suo primo lungometraggio, un’epopea fantastica che omaggia decenni di animazione, tra animazione artigianale, cinema sperimentale e tecniche ottiche, passando da Raoul Servais a Jan Švankmajer, toccando Ray Harryhausen e Bruno Bozzetto. Rispetto a una narrazione tradizionale, il regista ha preferito un ritmo che seguisse la logica instabile del sogno, utilizzando la pellicola 16mm, in studio, con scenografie costruite a mano e tecniche legate a illusioni ottiche. Il risultato è un film curiosissimo, che affascina lo spettatore, prendendolo per mano e portandolo con sé nei fantastici viaggi del protagonista. Un perfetto midnight movie, proprio così com’è stato proposto. Adimensionale.
Voto: 7

Paolo Dallimonti