Lethal Weapon: la recensione del pilot della serie Fox, basata sui film del franchise creato da Shane Black. Nel cast Damon Wayans, Clayne Crawford, Seann William Scott, Keesha Sharp, Jordana Brewster e Kevin Rahm.

A diciotto lunghissimi anni di distanza, Shane Black affida al regista Matt Miller il complicato compito di riportare in vita una saga di Richard Donner, che ha fatto la storia del genere poliziesco americano per la brillante capacità di mischiare comicità e drammaticità nelle opportune circostanze attraverso la storia di una profonda amicizia tra due uomini così diversi, ma tanto ostinati a voler svolgere bene il proprio lavoro fino in fondo.

Naturalmente stiamo parlando di Lethal Weapon, tornato sugli schermi come serie facendo storcere il naso ai fan della quadrilogia, diventata un vero e proprio cult. Il sottoscritto non nega di essere rimasto sorpreso dalla notizia ritenendo la scelta a serio rischio di flop, però è anche giusto mettere da parte i pregiudizi e verificare obiettivamente se il pilot sia all’altezza.

L’inizio del reboot è dedicato a Martin Riggs (Clayne Crawford), detective della polizia ed ex Navy Seal, in una “normale” giornata di lavoro alle prese con due malviventi armati in fuga.
L’annuncio della moglie porta soltanto gioia nei cuori di ognuno di noi, ma un terribile incidente distrugge in un solo istante il luminoso futuro di Martin, che si trasferisce a Los Angeles per ricominciare daccapo.

Tuttavia, perdere qualcuno è un’esperienza che difficilmente si supera e spesso il suicidio resta la sola alternativa per debellare il dolore.
In concomitanza con un vuoto incolmabile, abbiamo Roger Murtaugh (Damon Wayans), un detective padre di tre figli appena cinquantenne in procinto di tornare in servizio dopo un infarto. E’ evidente quindi che, al contrario di Martin, egli ci tiene a restare ancora in vita almeno per i prossimi trent’anni.

Il buon carattere e la capacità di svolgere l’attività del poliziotto evitando di prendersi delle scomode note disciplinari, sono le caratteristiche che servono, a detta del superiore, per tenere a bada i bollenti spiriti di Martin, che si presenta a suo modo sventando una rapina in una banca con procedure sia divertenti quanto professionalmente discutibili.

Il caso di un ex soldato trovato morto lontano miglia e miglia dalla città è il primo segnale di una collaborazione non soltanto coatta.
A rovinare temporaneamente il feeling è il vedovo perché, tanto per cambiare, si butta a capofitto verso il pericolo con un inseguimento che la dice lunga su quanto la verità sia ben altra ed è interesse dei mascalzoni celarla.

La tragicomica scomparsa del sospettato irrita i piani superiori e lo stesso Roger, che non se la sente di correre da un posto ad un altro come un giovincello alle prime armi dopo essere scampato ad un viaggio anticipato verso l’altro mondo.
La testardaggine di Martin, però, è fondamentale per confessare le debolezze che lo hanno reso ancora più folle di quando era sposato. Roger ne prende atto e decide di impegnarsi a dargli una ferrea ragione per cui il collega dovrebbe ancora godersi l’esistenza.

Lo sforzo viene premiato negli ultimi dieci minuti grazie a un intervento alla Martin, già pronto a riabbracciare la moglie nell’aldilà.
L’esito positivo della missione, in partenza solitaria, è quella ragione che cancella l’idea di farla finita (“Perché lei si vergognerebbe di me”) ed è la nascita di un’amicizia sincera basata sullo stare insieme qualunque sia la sorte.

Questo primo episodio è apparso gradevole e al momento la tensione smisurata dei vecchi film è stata abbastanza limitata probabilmente per la prudenza degli sceneggiatori a non voler strafare subito dando il tempo di immergersi nel reset di un pezzo di cinema troppo importante da proporre in fretta e furia.
Clayne Crawford è un buon sostituto di Mel Gibson nei panni di Martin Riggs per l’impegno mostrato nell’evidenziare l’imprevedibilità e la complessità di un personaggio molto amato perché dotato di un’incoscienza in grado di intrattenere nel bene o nel male instancabilmente il pubblico.

Convince, invece, fino a un certo punto Damon Wayans rispetto al mitico Danny Glover, soprattutto quando deve interpretare momenti in cui il sorriso serve quanto una banconota falsa. E’ anche vero che ce lo immaginiamo ancora come il marito brontolone della serie Tutto in famiglia e quindi il nostro giudizio rimane abbastanza condizionato.
Il duo in qualche modo funziona anche se chiaramente sarà quasi impossibile paragonarli con i predecessori, però c’è tempo per saltare alle conclusioni avendo tutta una prima stagione da tener d’occhio.
Tre parole sicuramente le possiamo dire: buona la prima
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LETHAL WEAPON – TRAILER

Giovanni Calogero