L’Estranea:la recensione del film del 2026 diretto da Paolo Strippoli, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi.
Una donna si presenta all’improvviso a casa della propria figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea.
Un segreto custodito a lungo che ora torna a reclamare il suo prezzo.

LEstranea Poster

L’ESTRANEA – IL TRAILER

L’ESTRANEA – LA RECENSIONE

Che cos’è il Bene? Che cos’è il male? Che cos’è l’Amore nei confronti dei propri cari? Cos’è l’egoismo? E quando viene spacciato per altruismo?

Il titolo del film per il mercato straniero è “The spiral”, quella spirale che compare in mille immagini e in mille modi e che sembra fare perno su Anna, la madre in questione. Il primus movenze di tutto, l’artefice di tutti i mali, camuffati da bene, dei quali l’estranea è solo un mero tramite.

Un horror minimale, in cui la componente di genere è soltanto in funzione di un racconto magistralmente strutturato e orchestrato, in cui ogni colpo di scena si rivela utile al racconto e non a stupire lo spettatore.

Diviso in quattro capitoli (“La figlia”, “Il figlio”, “Il padre”, “La madre”), a seconda di chi sarà protagonista, a suo modo, della trattativa con la sinistra sconosciuta.

Un tris di attrici in stato di grazia: Jasmine Trinca (Anna, la madre), sempre credibile in tutti i ventisette anni in cui si svolge la storia, una Romana Maggiora Vergano (Alice, la figlia), quasi irriconoscibile nella fragile figura che incarna, e infine una Valeria Bruni Tedeschi (l’estranea del titolo), più cattiva che pazza, luciferina come non mai. Più un Adriano Giannini perfettamente a suo agio in un ruolo non facile. L’opera più completa di Paolo Strippoli, in cui addirittura si autocita (la pioggia incessante di “Piove”, un ragazzo difficile che sembra preso imprestato da “La valle dei sorrisi”). E, fin qui, la migliore. In concorso.
Voto:
8

Paolo Dallimonti