Bridget Jones’s Baby: la recensione del film diretto da Sharon Maguire con  Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Jim Broadbent, Celia Imrie, James Callis, Sally Phillips, Enzo Cilenti, Gemma Jones, Mark Arnold, Ed Sheehan nelle sale dal 22 settembre 2016.

Un proseguimento era richiesto, dopo anni a seguire assiduamente la dieta supercalorica di Bridget, emularla nella scelta sbagliata di fidanzati tra scivoloni davanti a estranei e outfit improponibili. Dovevamo sapere se tanti sacrifici avrebbero portato a qualcosa di buono! Bridget Jones torna smagrita, molto più “Carrie Bradshaw” del passato ma con la solita e ancora più accentuata sbadataggine. Se la mezzanotte del compleanno trascorsa in solitudine sorseggiando vino e guardando un dvd accomuna molte di noi, in realtà il seguito del film è tutto ciò che di più irrealizzabile può succede nel XXI secolo.

Avere quarant’anni non è mai stato così divertente e di sicuro l’intrusione del dott. Stranamore e Mr. Darcy nella vita amorosa di Bridget, fa venire voglia di “invecchiare” in fretta. Bridget Jones’s Baby convince perché a differenza di molte commedie recenti  (Mother’s Day, Cattivi Vicini 2) il personaggio si reinventa in modo spassoso, senza cadere nel trash istituzionalizzato da chissà quale stagione di Jersey Store. Un perfetto mix di autoironia tra una mamma prossima alle presidenziali della parrocchia che spinge per essere nonna e una giovane manager che crede che saranno proprio le gif dei gattini a salvare il giornalismo. L’ironia dei ruoli femminili si controbilancia perfettamente con il romanticismo dei due aspiranti padri che in modo antitetico provano a conquistare il cuore di Bridget e con molta più facilità quello del pubblico femminile.

Occorre guardare il tutto con occhi sinceri, non aspirare a riflessioni femministe o antifemministe o ritrovare una dimensione politica. Anche perché in caso contrario questa Lorenzin ce la meritiamo proprio…

BRIDGET JONES’S BABY – IL TRAILER ITALIANO

Marta Leggio