Company: la recensione del film del 2026 diretto da Casey Affleck, con Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind, Caylee Cowan, Atticus Affleck, Indiana Affleck, dall’ 8 settembre al cinema.
In una notte d’inverno del 1975, una misteriosa donna di nome Evelyn si presenta non invitata a una festa e racconta la storia di Tom, un anziano solitario che nel 1953 trae in salvo un’attrice rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado. L’attrice, per ingannare il tempo durante la notte, rievoca a sua volta una storia più antica: quella di una coppia di contadini che accoglie un giovane vagabondo tormentato, mentre lungo la frontiera si diffonde il terrore per una serie di efferati omicidi. A mano a mano che si intrecciano storie di generazioni diverse, Company diventa una meditazione sul lutto, sulla vendetta, sul perdono e sui silenziosi gesti di compassione in grado di sanare anche le ferite più profonde.

COMPANY – IL TRAILER ORIGINALE
COMPANY – LA RECENSIONE
In una notte d’inverno del 1975, una misteriosa donna di nome Evelyn si presenta non invitata a una festa e racconta la storia di Tom, un anziano solitario che nel 1953 trae in salvo un’attrice rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado. L’attrice, per ingannare il tempo durante la notte, rievoca a sua volta una storia più antica: quella di una coppia di contadini che accoglie un giovane vagabondo tormentato, mentre lungo la frontiera si diffonde il terrore per una serie di efferati omicidi. A mano a mano che si intrecciano storie di generazioni diverse, Company diventa una meditazione sul lutto, sulla vendetta, sul perdono e sui silenziosi gesti di compassione in grado di sanare anche le ferite più profonde.
Tre, ma anche quattro livelli di racconto, in cui i personaggi protagonisti delle vicende cambiano volto, com’è naturale che in una narrazione orale accada. Una sorta di horror tutto giocato in sottrazione, con al centro creature vampiresche che proprio vampiri non sono: mordono dritti al collo, ma si riflettono negli specchi; sono sensibili al loro stesso sangue come fosse puro veleno; tollerano male la luce del giorno, ma non ne vengono uccisi. Quello che più importa a Casey Affleck, qui al suo terzo film da regista, è però non tanto che cosa venga raccontato sullo schermo, ma come. Un film sul racconto, che parla di (elaborazione del) lutto, di vendetta e di perdono; che snocciola su una esile, ma avvincente trama horror una storia d’amore e d’amicizia che attraversa – e supera – la nozione umana del tempo. Il fascino di una narrazione stratificata e tutta in sottrazione fa perdonare qualche leziosità, ma una regia minimalista, che alterna campi lunghi per mostrare le distese gelate del Canada, dove è stato girato, a contrasto con i primi piani e i piani americani impreziosisce e cesella il tutto. I volti rustici di Scott McNairy, Ben Mendelsohn e Nick Nolte, quest’ultimo dall’altro dei suoi ottantacinque anni, fanno di “Company” un delizioso, piccolo, grande film.
Voto: 7 1/2
Paolo Dallimonti