Una Storia: la recensione del film del 2026 diretto da Anna Foglietta, con Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, e con Elio De Capitani, al cinema dal 24 settembre 2026.
Erika e Mauro vivono in provincia, dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti e piccoli gesti. Quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, la casa si svuota e l’equilibrio su cui la coppia ha costruito la propria esistenza sembra incrinarsi. Erika, che ha sempre abitato il mondo attraverso la cura degli altri, si scopre improvvisamente senza direzione. Mauro, cresciuto nel rigore emotivo di un padre autoritario, tenta a suo modo di reagire riempiendo il vuoto, ma finisce per confrontarsi con una fragilità mai confessata. Nel tempo sospeso che segue riaffiorano ferite lontane e desideri dimenticati. Sarà proprio questa crisi intima e profonda a spingerli a guardarsi davvero e a capire se e come possono trasformare se stessi e di conseguenza il loro amore.

UNA STORIA – IL TRAILER ORIGINALE
UNA STORIA – LA RECENSIONE
Erika e Mauro vivono in provincia, dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti e piccoli gesti. Quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, la casa si svuota e l’equilibrio su cui la coppia ha costruito la propria esistenza sembra incrinarsi. Erika, che ha sempre abitato il mondo attraverso la cura degli altri, si scopre improvvisamente senza direzione. Mauro, cresciuto nel rigore emotivo di un padre autoritario, tenta a suo modo di reagire riempiendo il vuoto, ma finisce per confrontarsi con una fragilità mai confessata. Nel tempo sospeso che segue riaffiorano ferite lontane e desideri dimenticati. Sarà proprio questa crisi intima e profonda a spingerli a guardarsi davvero e a capire se e come possono trasformare se stessi e di conseguenza il loro amore.
Debutto alla regia dell’attrice Anna Foglietta, vista in tante commedie che non sempre hanno giovato alla salute del nostro Cinema. Se non altro il film ha il pregio di NON appartenere a quel genere, a quelle farse fin troppo leggere. Siamo al confine col dramma, un dramma in cui una coppia fa i conti col tempo che passa, coll’essere invecchiati, cosa che però non ha coinciso coll’essere diventati adulti. Lo fa con due discreti attori, dei quali il migliore in assoluto è Guido Caprino, grazie alla “semplicità” del suo personaggio; con scelte di regia audaci e a loro modo originali, come un lungo soft-split-screen in cui i due protagonisti si confrontano l’un l’altra. Però la pellicola rimane vittima della propria essenza: il racconto di due depressi, di due insoddisfatti, ha un pubblico limitato. Chi vive quello stesso destino, può riconoscersi nei problemi di Erika e Mauro: ma gli altri, che curiosità possono avere nei confronti di una storia di frustrazioni, di interessi mai avuti o mai (o ancora mal) coltivati? Una pellicola minimalista, troppo, forse fuori tempo massimo. Decisamente “skult” le scene in cui Erika decanta a Mauro “lo ciambella” che ha preparato per lui: per quanto emblematiche e simboliche, sono diventate già proverbiali.
Voto: 5
Paolo Dallimonti