I plant my hand in the garden: la recensione del film del 2026 diretto da Boris Hadžija e Hoda Taheri, con Hoda Taheri, Boris Hadžija, Branka Hadžija, Jahandokht Taheri e Hadi Khanjanpour, dal 26 settembre al cinema.
Hoda, rifugiata iraniana a Berlino, organizza un finto matrimonio con Boris, gay, per regolarizzarsi mentre la famiglia affronta segreti tensioni.


I PLANT MY HAND IN THE GARDEN – IL TRAILER ORIGINALE

I PLANT MY HAND IN THE GARDEN – LA RECENSIONE

Hoda, una rifugiata iraniana che vive a Berlino, è incinta e innamorata di Boris, gay queer originario della Serbia. Insieme decidono di sposarsi e crescere il bambino, immaginando un futuro fondato sulle loro regole. Mentre si preparano al matrimonio e si addentrano sempre più nei rispettivi mondi, la loro relazione viene messa a dura prova dalla burocrazia, dalle aspettative familiari e da storie che nessuno dei due può lasciarsi alle spalle. Circondati da parenti, ricordi e idee altrui sull’amore e sulla genitorialità, Hoda e Boris iniziano a mettere in discussione i ruoli che stanno per assumere. Quello che nasce come un progetto per diventare una famiglia si trasforma gradualmente in una domanda più intima e incerta: riusciranno a reinventare il significato di essere una coppia senza perdere ciò che li ha uniti? Film autobiografico, firmato da due filmaker originari una dell’Iran e l’altro della Serbia/Montenegro, che vivono a Berlino. Nel lavoro dei registi, come hanno dichiarato, “la finzione non è mai un oggetto a cui i personaggi devono adeguarsi: al contrario, è qualcosa da smantellare; anche la possibilità di un futuro, come la vita immaginata di un bambino, è trattata come una finzione concreta, qualcosa che si può toccare, rifiutare e silenziare.” Portano sulla scena anche le loro vere famiglie, per mischiare le carte di un racconto che parla di migrazione, di matrimonio, di identità sessuale, di paternità (alternativa) e che, alla fine, rivelerà una sorpresa quasi meta-cinematografica. Al loro debutto nel lungometraggio di finzione, girano una pellicola a tratti virtuosistica (gustoso un piano-sequenza molto “intimo”), a tratti molto parlata, ma al contempo fresca e anche divertente. Una piacevole sorpresa dalla sezione “Orizzonti” della 83a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Voto: 7

Paolo Dallimonti