Fame d’aria: la recensione del film del 2026 diretto da Giuseppe Bonito, con Paolo Pierobon, Saverio Santangelo, Rosa Palasciano, Milvia Marigliano e Alfonso Santagata, tratto dal libro omonimo di Daniele Mencarelli.
Pietro è in viaggio verso la Puglia con Jacopo, suo figlio autistico. All’improvviso la loro auto si ferma. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico del posto. Pietro e Jacopo trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che un tempo era anche una pensione. Ad aiutare Agata c’è Gaia che crea un legame profondo con Pietro. La routine nel piccolo paese è fatta di lentezza e monotonia nell’attesa di qualcosa, fino a quando a bloccare la ripresa del viaggio è la drammatica verità dei fatti.

FAME D’ARIA – IL TRAILER ORIGINALE
FAME D’ARIA – LA RECENSIONE
Pietro è in viaggio verso la Puglia con Jacopo, suo figlio autistico. All’improvviso la loro auto si ferma. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico del posto. Pietro e Jacopo trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che un tempo era anche una pensione. Ad aiutare Agata c’è Gaia che crea un legame profondo con Pietro. La routine nel piccolo paese è fatta di lentezza e monotonia nell’attesa di qualcosa, fino a quando a bloccare la ripresa del viaggio è la drammatica verità dei fatti. Specializzato in film scritti da altri – “Pulce non c’è”, dall’omonimo romanzo di Gaia Rayneri, “Figli”, dal monologo “I figli invecchiano” dello scomparso Mattia Torre,“L’Arminuta”, dal libro omonimo di Donatella Di Pietrantonio – Giuseppe Bonito arriva a Venezia, nelle “Giornate degli autori”, con questa pellicola tratta dalle pagine di Daniele Mencarelli. Un “I figli della Scimmia” in tono minore, anche se gli handicap sono diversi, o, forse, più avventuroso, in forma di road-movie, con un padre, interpretato da un Paolo Pierobon molto più sanguigno dello Scamarcio tutto in sottrazione dell’altro film, ma egualmente efficace. Qui c’è anche un elemento “meta-cinematografico”, poiché Jacopo, autistico “a basso funzionamento” è interpretato (molto bene) da Saverio Santangelo, attore normo-dotato, che, in un sogno del genitore, apparirà appunto “normale”. Bonito, attraverso le pagine di Mencarelli, riesce a mettere in scena anche quello che viene chiamato “dolore burocratico”, ossia la difficoltà di combattere con gli altri, in particolare con le istituzioni o con una banca, che ciclicamente ti blocca le carte perché hai un fido in negativo. Verso la fine si accumulano qualche cliché e qualche banalità, ma il regista riesce a tenere in piedi, quasi interamente sulle spalle dei due protagonisti, pur con l’ausilio di qualche caratterista di lusso, come Rosa Palasciano, un racconto avvincente, cinematograficamente valido, su una tematica vista, ma non scontata.
Voto: 7
Paolo Dallimonti