Dau: la recensione del film diretto da Ilya Khrzhanovsky, con Teodor Currentzis, Radmila Shchogolieva, Anatoly Vasiliev, Maria Nafpliotou, Vladimir Azhippo, Dmitri Tcherniakov, Dmitry Cheglakov, Demian Kudryavtsev, Ekaterina Andreeva, Victoriia Skytska, Konstantin Leshan, dal 9 settembre al cinema.
Ispirato ai fisici che contribuirono alla costruzione della bomba atomica sovietica, DAU segue il percorso di un brillante fisico di origine greca dal 1928 in Unione Sovietica attraverso quattro decenni di sconvolgimenti. Spinto dal desiderio di scoprire le leggi dell’universo, l’idealista Dau viene chiamato al servizio dello Stato per creare una delle armi più letali della storia. In un istituto di ricerca segreto, la vita è regolata dall’ambizione scientifica, dal potere, dalla sorveglianza e dal privilegio. Mentre la sua libertà individuale si riduce, Dau cerca altrove, al di fuori del matrimonio, una forma di liberazione attraverso una serie di relazioni, finendo per smarrire se stesso e la propria capacità di amare. Ritratto intimo di un uomo alla ricerca della felicità e della libertà, e insieme vasto affresco di una società fondata sulla violenza e sull’ideologia, DAU racconta i compromessi che plasmano un’esistenza e finiscono per cambiare il corso della storia.

DAU – IL TRAILER
DAU – LA RECENSIONE
Ispirato ai fisici che contribuirono alla costruzione della bomba atomica sovietica, DAU segue il percorso di un brillante fisico di origine greca dal 1928 in Unione Sovietica attraverso quattro decenni di sconvolgimenti. Spinto dal desiderio di scoprire le leggi dell’universo, l’idealista Dau viene chiamato al servizio dello Stato per creare una delle armi più letali della storia. In un istituto di ricerca segreto, la vita è regolata dall’ambizione scientifica, dal potere, dalla sorveglianza e dal privilegio. Mentre la sua libertà individuale si riduce, Dau cerca altrove, al di fuori del matrimonio, una forma di liberazione attraverso una serie di relazioni, finendo per smarrire se stesso e la propria capacità di amare. Ritratto intimo di un uomo alla ricerca della felicità e della libertà, e insieme vasto affresco di una società fondata sulla violenza e sull’ideologia, DAU racconta i compromessi che plasmano un’esistenza e finiscono per cambiare il corso della storia.
Semplificando, potremmo dire che “Dau” sia la versione russa (anche se co-prodotta tra Germania, Francia e Svezia) dell’”Oppenheimer” di Christopher Nolan, ma solo perché il protagonista è uno degli scienziati che costruirono la bomba atomica sovietica.
Il film in realtà è qualcosa di più: anche se di durata parimente mastodontica – 195 minuti, più 15 di intervallo – utilizza riprese realizzate tra il 2008 e il 2011 insieme a materiale aggiuntivo girato nel 2024, assemblato in un unico lungometraggio al termine di una storia produttiva durata più di due decenni.
La pellicola, che a sua volta fa parte di un progetto ancora più ampio di opere cinematografiche e non solo, è un’esperienza umana e visiva che nessun cinefilo può permettersi di perdere e che ha coinvolto migliaia di persone, sia davanti che dietro la macchina da presa, su molteplici set nel corso degli anni.
“Suddiviso in parti, “DAU” ha permesso a tre direttori della fotografia, scenografi e costumisti di creare tre mondi visivi autonomi. Documentario, sogno, visione e memoria diventano stati equivalenti di un’unica realtà, non più lineare né immutabile, in sintonia con i principi della fisica quantistica”, ha dichiarato il regista. Investito da polemiche da parte dei ministeri della Cultura e degli Affari Esteri dell’Ucraina, come un progetto legato allo Stato russo e alle sue “reti di influenza”, il film è stato difeso sia dal suo autore, che ne ha rivendicato la coproduzione europea, sia dalla Biennale stessa, che ha ricordato che Khrzhanovsky aveva rinunciato alla cittadinanza russa e si era pubblicamente opposto all’invasione russa dell’Ucraina, oltre a definirlo un’opera sul totalitarismo.
Note: Leone d’argento per la migliore regia alla 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Voto: 7 1/2
Paolo Dallimonti