Demetra in Esilio: la recensione del film del 2026 diretto da Maria Giovanna Cicciari, con Ioana Miruna Drajneanu, Roberta Rovelli e Michele Di Stefano.
È estate a Milano, la città è silenziosa. Daria e Lia, una madre e la giovane figlia, vivono la routine delle loro giornate. Daria non esce più di casa e ha ricreato un piccolo ecosistema di piante all’interno dell’appartamento. Lia esce solo per fare la spesa e per lavorare al suo progetto artistico ispirato al mito di Demetra e Persefone. Sono le immagini che filma fuori casa a condurla, poco a poco, al riconoscimento del proprio destino.
NESSUN DOLORE – IL TRAILER
DEMETRA IN ESILIO – LA RECENSIONE
Debutto nel lungometraggio di finzione di Maria Giovanna Cicciari, quarantenne diplomata all’Accademia di Brera e già autrice di diversi mediometraggi e cortometraggi, passati in vari festival: “Atlante 1783” nel 2016 era qui a Venezia nella Settimana della Critica. La regista, nelle stanche e afose giornate di Daria e Lia, rispettivamente madre e figlia, fa rivivere in chiave contemporanea il mito di Demetra e Persefone, ispirandosi ai racconti del poeta tedesco Heinrich Heine. Attraverso il lavoro di Lia sul suo progetto artistico, ispirato proprio a tale Mito, la ragazza sembra abbandonarsi al proprio inevitabile destino. In una sorta di realismo magico, uno dei punti forti del film, i pochi personaggi si muovono sulle corde di un dolore certo e improcrastinabile. Cicciari, nella sparizione di Persefone, rintraccia inoltre una delle caratteristiche fondamentali del Cinema: l’essere in campo o fuori campo. Una eccessiva lentezza e alcuni momenti in cui la vicenda sembra girare a vuoto, nell’attesa, non giovano però alla pellicola, la quale ad ogni modo ci lascia curiosi circa la prossima opera della regista. Biennale College Cinema.
Voto: 6
Paolo Dallimonti