La recensione di Wilde Salomé, un film di Al Pacino, con Al Pacino, Jessica Chastain, Kevin Anderson, Roxanne Hart, Estelle Parsons, Joe Roseto, Barry Navidi, Geoffrey Owens, Adam Godley, Jack Huston, Phillip Rhys, Natalie Stone, Tony Schiena, Serdar Kalsin. Nelle sale dal 12 maggio.

WILDE SALOMÉ – LA TRAMA

Più personale e viscerale di Looking for Shakespeare (1996), con cui ha molto in comune, Wilde Salomé è la storia di un’ossessione elevata alla quarta: Al Pacino rincorre l’attaccamento di Wilde per  Salome –  al cui cospetto ha già recitato tre volte in meno d’un quarto di secolo –, la giovane figlia di Erodiade per cui Erode Filippo I è impazzito, ma che è a sua volta matta d’amore per Giovanni Battista.
Un film sulla battaglia combattuta dall’attore-regista per coronare un sogno: già, perché cos’è un’ossessione se non la speranza di veder finalmente colmato lo iato fra l’atto e il desiderio? Meta che resterà disattesa per tutti tranne che per Al Pacino, cui può essere riconosciuto il merito d’aver dato corpo al monito di Wilde per cui “lo scopo del vivere è divenire un’opera d’arte”.
In un prodotto a metà strada fra il (self)mocking-documentary, il making-of, la fiction e la pièce, Pacino si rende egli stesso degno di attenzione artistica come uomo prima che come artista.
Senza troppe inibizione ammette di sentirsi vicino al dandy irlandese, e le conseguenze sono inaspettate: per il ruolo di Erode assume una voce sensuale e voluttuosa, lievemente effeminata. Vano tentativo quello di Estelle Parsons, regista dello spettacolo che ne domanda la ragione, “non lo so”, le sarà risposto.

Pacino ammette d’esser stato sedotto dal fantasma di Wilde mentre ne studiava l’opera e la vita, e come questa attrazione si sia rivelata fatale, tanto da portarlo ad intervistare Tom Stoppard, Gore Vidal, Bono, Tom Kushner e Merlin Holland, nipote di Wilde, lo mostra il film. A diverso titolo tutti hanno qualcosa di interessante da dire sulla vicenda di un uomo devoto alla moglie e innamorato dei figlioletti, processato per sodomia e rinchiuso a Reading Gaol grazie ad una nuova legge che puniva l’omosessualità -o più probabilmente perché scomodo per le sue idee politiche più che per le abitudini a letto. Dall’essere la crème de la crème della società alla pubblica vergogna, indigente e allontanato dai suoi figli, cui fu addirittura cambiato cognome.
Wilde Salomé è un lavoro eccellente che disvela un nuovo Al Pacino, alle prese con un film di novanta minuti per cui ha solo una settimana di produzione, e in cui interpreta sul palcoscenico Erode (“gli imperatori pazzi sono un ottimo ruolo per me”) e in una scena anche Oscar Wilde, mentre Jessica Chastain (nel ruolo della prima attrice) è la sua figliastra quindicenne, Salomé, che gli ordina di portargli la testa di Giovanni Battista, reo d’averla rifiutata.
Come la pièce, anche il film gode di una struttura a climax, culminante nella scena in cui Salomé danza nuda per Erode, che cerca di dissuaderla dal suo intento omicida; istanti sorprendentemente vividi in cui la Chastain rapisce, ma il meglio deve ancora venire.

WILDE SALOMÉ – TRAILER

Erica Belluzzi