Tron – Ares:la recensione del film del 2025 diretto da Joachim Rønning interpretato da Jared Leto, Greta Lee, Evan Peters, Jodie Turner-Smith, Hasan Minhaj, Arturo Castro e Cameron Monaghan, con Gillian Anderson e Jeff Bridges. Il film arriverà nei cinema italiani dal9 ottobreconThe Walt Disney Company Italia.
TRON: Ares segue un programma altamente sofisticato, Ares, che viene inviato dal mondo digitale a quello reale per una pericolosa missione, segnando il primo incontro dell’umanità con esseri dotati di intelligenza artificiale.

TRON ARES – LA RECENSIONE
Dopo anni di attesa, Tron: Ares riporta sul grande schermo l’universo digitale più iconico della fantascienza pop. Diretto da Joachim Rønning e prodotto dalla Disney, il film si presenta come un’eredità diretta di Tron (1982) e di Tron: Legacy (2010), ma senza la spinta innovativa né la complessità che aveva reso il primo film della saga un cult della fantascienza. Tron: Ares è, invece, un’esperienza puramente visiva: scintillante, precisa, immersiva, ma anche fredda, impersonale, incapace di lasciare un segno.
Dal punto di vista tecnico, nulla da dire: ogni fotogramma è curato, le architetture digitali, le moto-luce, gli ambienti del Grid sono costruiti con una maestria che riporta in sala l’estetica unica del mondo di Tron. Le luci, i riflessi, la fotografia al neon e la colonna sonora pulsante (dei Nin) creano un vero spettacolo sensoriale. È un film che vive d’immagini e di ritmo, e in questo è perfettamente riuscito: un videogioco cinematografico in cui l’occhio gode e la mente si riposa.
Ma proprio qui risiede il problema. Il terzo capitolo dell’innovativo franchise non racconta nulla di davvero nuovo. La sceneggiatura si limita a mostrare i fatti, a concatenare eventi senza mai scavare nei personaggi o nelle implicazioni morali del mondo digitale. I protagonisti, umani o programmi che siano, non hanno profondità, non evolvono, non ci chiedono nulla. Tutto è superficie, estetica, movimento. Tron Ares è un film che intrattiene senza coinvolgere. Qui tutto si riduce a una sequenza di azioni visivamente impeccabili ma narrativamente piatte. Senza calore.
In conclusione, Tron: Ares è una vetrina di effetti digitali e design futuristico che farà la felicità degli appassionati (e dei fan dei Depeche Mode) , ma lascerà indifferenti coloro che cercano un racconto, un messaggio o anche solo un personaggio da ricordare. Un’esperienza da vivere in sala, ma che svanisce non appena si accendono le luci.
Voto 6
TRON: ARES – IL TRAILER
Marco Visco





