The Jump: la recensione del documentario diretto da Giedrė Žickytė, presentato in anteprima alla 15esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il film racconta la vera storia del marinaio lituano Simas Kudirka, disertore su una nave statunitense, che ha portato a uno dei più grandi disastri politici durante la Guerra Fredda.
Il documentario lituano si avvale delle musiche di Kipras Mašanauskas, della cinematografia di Rimvydas Leipus e del montaggio a quattro mani di Thomas Ernst e Danielius Kokanauskis.

THE JUMP – LA TRAMA

È il Giorno del Ringraziamento, 1970. La Guardia Costiera americana si propone di incontrare una nave sovietica appena ancorata al largo di Martha’s Vineyard. È stata fissata una conferenza di un giorno tra le due nazioni per discutere i diritti di pesca nell’Oceano Atlantico. Mentre i colloqui sono in pieno svolgimento, il marinaio lituano Simas Kudirka salta sulla barca americana circondata dell’acqua gelata, in un drammatico tentativo di conquistare la libertà. Con il clamore dei media mondiali, gli americani lo riportano ai sovietici e viene processato per tradimento. L’evento scatena una serie di proteste in tutti gli Stati Uniti in favore della sua libertà e, quando ogni speranza sembra persa, emergono nuove informazioni sulla possibilità di cittadinanza di Simas. Attraverso rapporti di testimoni oculari, rari filmati d’archivio e una drammatica rievocazione in prima persona dell’ormai novantenne aspirante disertore Simas Kudirka, la regista Giedrė Žickytė ci porta in un viaggio più assurdo della finzione, che è diventato un’ispirazione per le persone e la politica, arrivando fino alla Casa Bianca.

THE JUMP – LA RECENSIONE

The Jump racconta la storia contorta del marinaio lituano Simas Kudirka e del suo disperato tentativo di saltare verso la libertà. Il documentario si apre con alcuni filmati d’archivio statunitensi che documentano la crisi causata dall’incidente di Kudirka e diverse reazioni politiche. Il protagonista, che ora ha 90 anni, viene presentato in una bellissima inquadratura che lo mostra avanzare lentamente verso un lago a Pilviškiai, con le spalle alla telecamera, per poi tuffarsi esitante nell’acqua fredda. La storia della crisi è raccontata nella sua interezza, mostrando l’arrivo della nave a Martha’s Vineyard, l’incontro con la Guardia Costiera americana, l’arresto di Kudirka, gli sforzi di attivisti lituano-americani, come Daiva Kezys e Grazina Paegle, fino a Kurdirka rilascio e i suoi anni felici trascorsi a New York. E la sua vecchiaia in Lituania, dove sono sepolti i sua avi, sua madre e sua moglie.
Inizialmente, il sogno americano inseguito da Kudirka sembra essere rappresentato in modo idealistico, quasi propagandistico, ma piano piano che il documentario acquisisce maggiore profondità si capisce che, anche se una vita trascorsa nel mondo libero era un sogno per il marinaio lituano, il suo vero desiderio era essere libero dalla dittatura sovietica. L’American Way, così, era solo il tramite per raggiungere la sua autonomia. Un’idilliaca rappresentazione che trova nel film per la televisione “The Defection of Simas Kudirka”, con Alan Arkin nel ruolo del protagonista, il punto più alto della propagando emotiva.
Simas è pratico, non idealistico; è un eroe ma non perché ha fatto di tutto per vivere negli Stati Uniti d’America, ma perché ha lottato e sofferto contro la dittatura e infine ha raggiunto la libertà. In Lituania.

Il documentario di Žickytė è un ritratto elegantemente che rivela alcune nuove, interessanti interpretazioni dell’evento storico stesso e, più in generale, degli anni della Guerra Fredda.

THE JUMP – IL TRAILER

Marco Visco