Pi Greco Il Teorema del Delirio: la recensione del film del 1998 scritto, prodotto e diretto da Darren Aronofsky e con Sean Gullette.

Max (Sean Gullette) è convinto che dietro alle cose ci stiano le Cose, e che tutto il caos che governa il mondo in realtà sia il risultato puro di una logica molto strutturata ma astratta, come i numeri. Per la verità, Max pensa che tutto sia leggibile attraverso un solo numero, il pi greco.

All’interno di uno schermo in bianco e nero e composto da una fotografia sgranata, Max tiene sotto controllo l’andamento della borsa per valutare quanto siano esatte le sue previsioni sperimentali. La sua ossessione per la verità è raccontata attraverso un montaggio ipercinetico che alterna improvvisi ritmi frenetici a una lenta attenzione per i dettagli. La violenza dei black out emicranici di Max e dei bagliori di luce scioccante colpiscono l’immagine filmica con voracità, almeno quanto il sangue delle vene che pulsa con insistenza alle tempie quando si ha mal di testa.  Lo spettatore viene risucchiato da questo tono morboso, violentato dalla furia di una mente squilibrata.

Pi greco il teorema del delirio si presenta come un’opera sperimentale ben riuscita, che si può facilmente accostare a quelle di David Lynch e Cronenberg per i temi trattati, tranne che per la scelta qualitativa che il regista statunitense ha deciso di scegliere, molto più simile a quella dei videoclip che a quella a cui siamo abituate a vedere sul grande schermo (un po’ come Lynch scelse per Inland Empire, anche se si Pi Greco si avvicina molto più a Eraserhead).

Ne risulta così un opera che da l’impressione di essere disinteressatamente curata, nonostante ogni aspetto del linguaggio cinematografico abbia un carattere decisivo e originale: dalla musica techno che alimenta l’inquietudine dello spettatore, alle zoomate e prese di distanza inaspettate, fino a quella voce over decisamente ansiogena.

Il ritmo tachicardico e strutturato da un tempo psicologico di stampo postmoderno, tiene uniti tutti questi codici cinematografici che danno vita a una visione paranoica che si indirizza perfettamente nel tunnel della follia. Lo spettatore viene immediatamente contagiato da questa anarchico squilibrio, da Max e dalla sua tormentata visione del mondo.

Una visione che abbraccia due estremi come l’ordine e il caos, il cui contrasto si può globalmente riassumere in una scena: Max è al mare, sulla spiaggia, mentre ammira i riflessi della luce sull’acqua; Max si avvicina al bagnasciuga e trova una conchiglia; la raccoglie e, portandosela vicino, ne riconosce la perfezione delle forme geometriche.

La matematica non è altro che filosofia, la più concettuale e astratta a cui l’uomo ha affidato il proprio destino. Come la conchiglia, questa  creatura della natura rigettata sulla spiaggia da quella stessa acqua che le ha permesso la vita. Un’esistenza che ha inconsciamente fiducia nel caos, libera da costruzioni logiche in cui l’uomo invece, spesso si imprigiona per rifiutare la verità dell’ineffabile.

PI GRECO IL TEOREMA DEL DELIRIO – TRAILER ITALIANO

Anna Pennella