Marty Supreme:la recensione del film del 2026 diretto da Josh Safdie con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A’ Zion, Abel Ferrara, Tyler Okonma. Il film, candidato a 9 premi Oscar tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior attore protagonista, arriverà nei cinema italiani dal22 gennaioconI Wonder Pictures.
Marty Mauser (Timothée Chalamet) è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Frenetico e travolgente, Marty Supreme è un’esplosione visiva e narrativa che oscilla fra adrenalina, ironia e tensione emotiva.

Marty Supreme Poster

MARTY SUPREME – LA RECENSIONE

Marty Supreme: ping pong, ego smisurato e una (quasi) redenzione che arriva ai supplementari
Il 22 gennaio arriva al cinema “Marty Supreme”, diretto da Josh Safdie e guidato da Timothée Chalamet: 149 minuti di ambizione, truffe, colpi bassi e palline che rimbalzano come la coscienza del protagonista.

Sulla carta, “Marty Supreme” dovrebbe essere “un film sul ping pong”. In pratica è un film sul ping pong come “Wall Street” è un film sulle cravatte: lo sport è il pretesto, il vero match è tra arrivismo, fame di riconoscimento e debolezze umane che fanno sempre la stessa cosa: ti sorridono e poi ti presentano il conto.

Safdie prende Marty Mauser (ispirato alla figura del pongista Marty Reisman) e lo mette in corsa: un tipo spavaldo, contraddittorio, capace di barare, sedurre, scappare, e perfino rovinarsi da solo, con un talento quasi artistico. La traiettoria, tra New York e tappe internazionali (incluso il Giappone), diventa un accumulo di errori, scorciatoie e rapporti usati come gradini di un’arrampicata sportiva e sociale. Ed è qui che il film si diverte a far cozzare l’arroganza americana con una pacatezza orientale apparentemente imperscrutabile.

Safdie spinge forte sul caos controllato: una regia rumorosa e nervosa che sembra sempre sul punto di deragliare e invece ti tiene attaccato al sedile. Lo stesso personaggio di Marty è arrogante ed egoista, e non si registrano tentativi di renderlo simpatico o quantomeno sopportabile. Eppure rimane magnetico di suo.

Sul tavolo da ping pong, “Marty Supreme” ripercorre un binario noto: il “bad boy” che intraprende un tenue percorso di redenzione, con rigurgiti di orgoglio fino all’ultima curva, quando finalmente capisce il senso della sua vita. Lo fa bene? Sì. Inventa la ruota? No. Però la ruota gira veloce, e quando esci dal cinema ti rimane addosso quella sensazione fastidiosa e utile: ridere è facile, guardarsi allo specchio un po’ meno.


MARTY SUPREME – IL TRAILER

Gianluigi Cacciotti