Love and Begold- Internet: Il futuro è oggi: la recensione del film- documentario di Werner Herzog nelle nostre sale dal prossimo 6 ottobre.

LO AND BEHOLD – LA TRAMA

Non è certo un caso che l’ultima fatica di Herzog riguardi quella che potremmo definire, con amore di un certo parossismo creativo, la natura innaturale.
Se in Aguirre-Furore di Dio Kinski cerca di sopravvivere alla natura indomabile del Rio delle Amazzoni, ora un’umanità di faustiana tracotanza si affanna alla ricerca di qualcosa di ben più grande della dorata El Dorado, qualcosa di intangibile, indefinibile, inquantificabile.
I ghiacci taglienti di Encounters at The End of the World, la giungla selvaggia di Fitzcarraldo, il deserto di Fata Morgana, e ora, il freddo immobile del tecnologico, la nuova “natura” che affascina il documentarista tedesco.

A rendere esplicita la continuità fra natura data e natura “creata” dall’uomo è il commento musicale scelto per le primissime sequenze: il Vorspiel di Wagner, come noto costruito a partire dal Leitmotive della natura. A confermare il senso del sotto-testo sonoro è difatti la scelta compiuta dal buon Malick in The New World di adoperare lo stesso preludio per le primissime immagini di The New World. Un nuovo mondo è difatti quanto viene raccontato da Herzog in Lo and Behold, Reveries of the Connected World, la cui avventura del futuro dell’altro ieri parte in un modesto laboratorio informatico della UCLA, dinnanzi al quel catafalco da cui nel lontano 1969 venne inviato il primo messaggio via internet agli scienziati in trepidante attesa all’università di Stadford.
Da quel momento i confini del cyberspazio si sono ampliati tanto da annullare la nozione stessa di confine. Dopo aver portato la sua telecamera in Amazzonia, Sahara, Polo Sud e Australia, Werzog si rivolge ora al non-spazio per eccellenza: la rete.

Il Maestro, neofita assoluto della tecnologia, si inoltra in una selva oscura con la prolifica ingenuità di chi vuole indagare senza accademico rigore la complessità di una realtà che è, per sua natura, impossibile da maneggiare.

Secondo la sua ormai celebre divisione in capitoli, Herzog suggerisce differenti volti di quel Giano che è Internet, e nel guazzabuglio di idee e pensieri che inevitabilmente affolleranno la mente dello spettatore dopo la visione, una cosa sarà certa: se si dovesse scegliere un narratore dell’Apocalisse, quello sarebbe Herzog.  
Con un savoir faire da vero documentarista, il regista è in grado di ritrarre la disagevole ridicolezza del tutto, specialmente in una sequenza in cui protagonisti sono alcuni malcapitati la cui estrema sensibilità ai campi elettromagnetici costringe a rinchiudersi in una comunità in West Virginia molto simile a un campo di sopravvivenza. A seguire veniamo informati che brillamenti solari potrebbero mettere la parola fine alla vita sulla terra, motivo per cui Herzog intervista  l’imprenditore Elon Musk, che ci descrive il suo piano di mandare su Marte navicelle contenti esseri umani.
Poco dopo siamo introdotti alla memoria di Clausewitz, teorizzatore della guerra prussiana, che in tempi napoleonici disse “a volte la guerra sogna se stessa”. 

Internet sogna se stesso? E’ una bella domanda, cui Herzog cerca di dar risposta indagando l’assottigliarsi del confine fra realtà naturale e mondo tecnologico.
Oltre al baritonale voice-over di Herzog, siamo accompagnati da illuminanti conversazioni (più che interviste) con l’ingegnere robotico Sebastian Thrun, l’astronoma Licianne Walkowicz, Adrienne Treuille della Carnegie Mellon University, il fisico e cosmologo Lawrence Krauss e persino il dio in terra degli hacker Kevin Mitnick. Dai lati più gloriosi della rete Herzog ritrae il male oscuro dell’universo moralmente astratto, incontrando una famiglia in lutto tormentata da spietati troll anonimi.
Una visione non prevedibilmente negativa, questa di Herzog, in cui la realtà funge solo da interfaccia di una distorsione chiamata futuro che, modificando il titolo, non è cominciata oggi, ma ieri.

LO AND BEHOLD – TRAILER

Erica Belluzzi