Il Colibrì:la recensione del film drammatico diretto da Francesca Archibugi, con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak. La pellicola, apertura della Festa del Cinema di Roma 2022, è uscita al cinema il 14 ottobre 2022.
Nel cast anche Bérénice Bejo, Laura Morante, Sergio Albelli, Alessandro Tedeschi, Benedetta Porcaroli, Massimo Ceccherini, Fotinì Peluso, Francesco Centorame, Pietro Ragusa, Valeria Cavalli, Nanni Moretti e Francesca De Martini.

IL COLIBRI’– LA RECENSIONE

La 17esima edizione della Festa del Cinema di Roma è ufficialmente e finalmente iniziata! Si è aperta con la proiezione de Il Colibrì, diretto da Francesca Archibugi e tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, vincitore del Premio Strega 2020.
Veronesi non è nuovo a questa vittoria, avendo già ricevuto l’iconico riconoscimento letterario 14 anni prima con Caos Calmo, a cui era seguita poco dopo la trasposizione cinematografica.


Le premesse per un buon film ci sono tutte: il libro è indubbiamente un ottimo romanzo, la trama è accattivante e ha una struttura che si presta benissimo a essere trasformata in una sceneggiatura di tutto rispetto. Eppure qualcosa non ha funzionato: la trasposizione cinematografica ha cercato di rimanere fedele all’ordine dei capitoli rispettandone – forse anche troppo – l’entropica sequenza e il risultato sembra suggerire che non è sempre una buona idea portare su grande schermo l’intimità di un romanzo.
Se poi aggiungiamo un po’ di luoghi comuni, qualche elemento di disturbo di troppo… ecco il film perfetto per chi già nutre qualche dubbio sul futuro del cinema italiano.

Non ci si può non soffermare poi sul fatto che la stragrande maggioranza dei registi italiani non prenda nemmeno in considerazione l’idea di fare film su famiglie il cui introito netto mensile sia inferiore ai 15mila euro netti mensili: la villa all’Argentario con spiaggia privata è davvero imprescindibile.

Non mancano però i meriti. Per dirne alcuni: Pierfrancesco Favino è più che credibile, il personaggio interpretato da Massimo Ceccherini ha un ruolo piccolo, ma non si fa dimenticare (e strappa anche una risata a denti stretti); un ottimo lavoro è stato fatto nelle sezioni relative al trucco (l’invecchiamento fisico dei vari personaggi viene reso in modo credibile nonostante siano tutti piuttosto giovani) e alla scenografia. Una menzione doverosa poi riguarda una “comparsa” di tutto rispetto: quando Nanni Moretti è in scena è sempre unico e sempre fedele a se stesso, con il suo parlare calmo e lo sguardo scrutatore.

Ovviamente i personaggi e le storie conoscono un’analisi più profonda nelle pagine del romanzo: peccato, per esempio, per la figura di Irene, la giovane sorella suicida interpretata da Fotinì Peluso, che meritava forse qualche sfaccettatura in più.

Nel complesso si tratta comunque di un film che si lascia guardare. La parte iniziale forse non fa entrare lo spettatore veramente in sintonia con nessun personaggio che non sia il protagonista, però l’epilogo regala più di qualche brivido, cui gran parte del merito va a Pierfrancesco Favino, che forse per la complessità del personaggio che interpreta relega tutti gli altri a gregari di un inno alla vita, sempre meritevole di essere vissuta anche nell’apparente “immobilità” di un colibrì.

IL COLIBRI’ – IL TRAILER

Fabiola Palumbo