Dead Man’s Wire:la recensione del film del 2025 diretto da Gus Van Sant, con Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Al Pacino, Cary Elwes Myha’la.
La mattina dell’8 febbraio 1977, Anthony G. “Tony” Kiritsis, quarantaquattro anni, entrò nell’ufficio di Richard O. Hall, presidente della Meridian Mortgage Company, e lo prese in ostaggio con un fucile a canne mozze calibro 12 collegato con un “dead man’s wire”, un cavo teso dal grilletto al collo di Hall. Questa è la vera storia del confronto che sconvolse il mondo: Tony chiese cinque milioni di dollari, di non essere né accusato né processato, e delle scuse personali da parte degli Hall per averlo truffato di ciò che gli era “dovuto”.

DEAD MAN’S WIRE – LA RECENSIONE

L’8 febbraio 1977, Tony Kiritsis (Bill Skarsgård), armato, irrompe nell’ufficio di Richard “Dick” Hall (Dacre Montgomery), presidente della Meridian Mortgage Company, prendendolo in ostaggio, sotto la minaccia di un fucile da caccia puntato al collo da un meccanismo a filo. Davanti ad uno stuolo di telecamere si consuma la tragicommedia di un uomo ridicolo… Grande ritorno di Gus Van Salt in un film che lo riporta ai grandi fasti di regista indipendente, raccontando una storia che oggi, nonostante l’ampio diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa risulterebbe improponibile. Il regista ha iniziato a girare a novembre del 2024 e, man mano che il mondo intorno cambiava, notava inquietanti parallelismi tra la storia narrata e gli eventi globali in corso di accadimento. Un camaleontico Skarsgård è il motore trainante dell’intera pellicola e un Al Pacino ormai vetusto è la vera ciliegina sulla torta, anche se, alla fine, come accade spesso in questi casi, le immagini del vero Kiritsis sono ancora più inquietante di quanto visto sullo schermo fin lì e si mangiano tutto, facendo rimpiangere un più semplice documentario. Un film ad ogni modo necessario.
Voto: 7

DEAD MAN’S WIRE – IL TRAILER

Paolo Dallimonti