Bring Her Back:la recensione del film diretto da Danny Philippou e Michael Philippou, con Billy Barratt, Sora Wong, Jonah Wren Phillips, Sally-Anne Upton, Stephen Phillips, Mischa Heywood e Sally Hawkins, dal 30 luglio al cinema distribuito da Eagle Pictures.
Un fratello e una sorella scoprono un terrificante rituale nella casa isolata della loro nuova madre adottiva.

BRING HER BACK – LA RECENSIONE
La donna dell’acqua
A tre anni dal loro folgorante esordio, tornano i registi di Talk to me, i gemelli australiani Danny e Michael Philippou. Il genere è ancora horror e i temi sono ancora quelli dell’elaborazione del lutto, con l’aggiunta dei traumi famigliari.
La storia è quella di due fratellastri, l’impulsivo Andy (Billy Barratt) e l’ipovedente Piper (Sora Wong), i quali, alla morte del padre, si ritrovano ad essere temporaneamente adottati da Laura (Sally Hawkins), una donna che ha lavorato per tanti anni nei servizi sociali, la quale ha già in affido un ragazzo difficile, Oliver (Jonah Wren Pihillips), e ha da poco perso la figlia Cathy in un incidente. Ma non tutto è come sembra: Laura custodisce un piano segreto ed inquietante…
Chissà se Sally Hawkins, ancora una volta curiosamente alle prese con tanta acqua e ormai madrina del nuovo fantasy-horror, sia esso mainstream come il film di Guillermo Del Toro del 2017 che le fece vincere l’ambita statuetta, o più di nicchia come questo, riuscirà già solo ad essere nuovamente nominata all’Oscar? Fatto sta che la sua interpretazione è magistralmente intrisa di disperazione, follia, e ostinazione, facendone la madre adottiva che nessuno vorrebbe mai avere, ma forse anche il genitore naturale migliore che tutti potremmo desiderare, per l’attaccamento e la devozione deliranti nei confronti della propria prole.
Come nella precedente pellicola dei due gemelli, il genere horror viene usato per parlare di altro, per esplorare il dolore di una perdita, sia genitoriale che filiale, e per descrivere come essa possa portare a comportamenti devianti, semplicemente eccentrici ed antisociali, come nel caso di Andy, oppure dispersi nel baratro della più cieca follia, come per Laura. L’orrore mostrato, sul quale i registi non indulgono, è pur sempre inferiore a quello presente all’interno delle menti umane.
Fin dalle prime, rozze immagini attinte da una squallida e disturbata videocassetta, il film è già spiegato: toccherà a noi spettatori ricollocare tutto via via nelle sequenze successive. Non tutto à sempre illustrato chiaramente, ma è più spesso alluso o suggerito, aumentando l’alone di mistero, pur risultando estremamente comprensibile.
Si richiede qualche volta la sospensione dell’incredulità, come quando Laura pulisce rapidamente la casa per nascondere i suoi misfatti alla collega, benché una musica rock ad elevato b.p.m. cerchi ironicamente di coprire la “mancanza”.
Il risultato è una perfetta opera seconda, con pregi e difetti: leggermente inferiore alla prima, pur se ad essa intimamente legata, meno originale e più “canonica”, percorrendo territori non nuovi e seguendo scelte narrative spesso già viste e prevedibili, ma ugualmente inquietante, scorretta e decisamente cattiva.
BRING HER BACK: TORNA DA ME – IL TRAILER
Paolo Dallimonti





