Back to the Outback – Ritorno alla naturala recensione umorale del divertente film d’animazione che debutterà venerdì 10 dicembre su Netflix.
Diretto da Clare Knight e Harry Cripps, Back to the Outback – Ritorno alla natura è un’avventura animata pronta a dimostrare che la diversità è spesso sinonimo di bellezza. 

BACK TO THE OUTBACK, RITORNO ALLA NATURA – LA RECENSIONE

Nel caso ci fossero lombrosiani che stanno leggendo questa recensione, li prego di prendere un calmante perché questo è un film antilombrosiano. Per chi invece non lo sapesse, Marco Ezechia Lombroso detto Cesare è stato il creatore di una teoria che associava l’estetica delle persone all’etica. Cioé secondo il suddetto, una persona nasceva “cattiva” o “criminale” e questo era riscontrabile dalla forma del viso e/o da alcuni tratti somatici. Insomma, secondo Lombroso, se sei brutto c’è una grande possibilità che tu sia anche cattivo. Questa teoria ha avuto in passato anche un forte impatto su Hollywood e sul cinema in generale perché le arti visive lavorano proprio sulla così detta “prima impressione”.
Poi, fortunatamente, è nato Danny de Vito e la teoria ha mostrato i suoi limiti.
Back to the Outback, ha come sostrato che scatena tutto il plot una domanda esistenziale: ciò che è brutto è anche pericoloso e cattivo?

L’istinto a trovare una connessione tra questi due fattori (l’estetico e l’etico) è qualcosa di primordiale. Non a caso, la natura ha reso i cuccioli degli animali teneri per quasi tutte le specie proprio per garantire il più possibile la loro sopravvivenza. I cuccioli di qualsiasi specie (o almeno della maggior parte delle specie viventi) hanno occhi grandi, teneri e supplichevoli così da non essere considerati un pericolo da altri animali e sopravviere nella natura. O, in caso rimanessero orfani, essere adottati anche da animali di specie diverse. Esistono infatti, ad esempio, casi di topi adottata da gatti, o uccellini adottati dai loro predatori naturali.

Back to the Outback – Ritorno alla natura è un film molto tenero, scattante e sbilanciato verso un pubblico giovane ma che può essere apprezzato anche da spettatori adulti proprio per questa tematica del “brutto anatroccolo” come la differenza che non c’è nessuna trasformazione in cigno ma una presa di coscienza da parte dell’essere umano.
La trama è semplice: un gruppo di animali considerati pericolosi e che vengono usati come attrazione in un parco di divertimenti: un serpente, un ragno ed un diavolo spinoso (usa specie di lucertola) decidono di fuggire dal parco per tornare al loro habitat naturale. E’ vero, ricorda molto Madagascar, ma narrativamente funziona.
Assieme a loro, un koala influencer: tenero, viziato ed anche alquanto egoista. Il loro viaggio sarà pieno di insidie, rocamboleschi incontri e gags. Nel complesso Back to the Outback – Ritorno alla natura è un film riuscito, piacevole per i pomeriggi di natale. Niente di più, ma decisamente piacevole e divertente.
Enjoy!

BACK TO THE OUTBACK, RITORNO ALLA NATURA – LA TRAMA

Stanchi di essere imprigionati in un rettilario dove gli umani li osservano come se fossero mostri, alcuni tra gli animali più letali del continente australiano organizzano un’audace fuga dallo zoo verso l’Outback, un luogo dove potranno finalmente sentirsi a casa senza essere giudicati per le loro squame o fauci. A guidare il gruppo è Maddie, un serpente velenoso dal cuore d’oro, che fa squadra con il diavolo spinoso sicuro di sé Thorny Devil Zoe, il ragno peloso Frank e il sensibile scorpione Nigel. Inaspettatamente anche Pretty Boy, un adorabile quanto insopportabile koala, decide di unirsi al gruppo in fuga e la gang non può fare a meno di accoglierlo. Inizia così il loro incredibile ed esilarante viaggio attraverso l’Australia, inseguiti dal guardiano dello zoo Chaz e dal suo temerario mini-me

BACK TO THE OUTBACK, RITORNO ALLA NATURA – TRAILER ITALIANO

Edoardo Montanari