Archiviato Californication che narrava la crisi creativa ed esistenziale di uno scrittore affermato, David Duchovny ritorna in scena interpretando Samson “Sam” Hodiak, un sergente di polizia di grande esperienza e competenza, ma con metodi poco ortodossi di condurre le indagini che lo rendono, tuttavia, un personaggio accattivante.

L’epoca che trascorre risale alla Los Angeles della fine degli anni 60 con vari problemi soprattutto di carattere sociale come il razzismo e l’omosessualità.

Nonostante la schiavitù venne abolita un secolo fa, se usciamo dai libri di giurisprudenza, la realtà che ci viene proposta è ben diversa grazie ad un odio tra bianchi e neri che non è mai cessato del tutto e ahimè, questo accade anche ai giorni nostri.

AQUARIUS – LA TRAMA

Le Pantere Nere (originariamente chiamate Black Panther Party for Self-Defence) sono la reazione della popolazione afro-americana alle continue discriminazioni subite da parte del governo e della polizia; un movimento rivoluzionario che incontrerà l’appoggio di due uomini che sono entrati nella storia come Malcom X Martin Luther King e che crea dei grattacapi significativi a Sam, costretto addirittura ad interrompere il proprio lavoro per un’opposizione ferrea dell’organizzazione (Benvenuto nel club).

Un altro argomento che oggi il mondo sta cercando di debellare è l’omofobia e nell’America di allora era un fenomeno molto diffuso che provoca un dibattito tra Sam e la nuova spalla Brian Shafe (Grey Damon), incapace di spiegarsi come fanno ad esistere persone con gusti sessuali di quel tipo.
E’ curioso ascoltare la risposta di Sam che, in stile Tex Willer, gli rammenta quanto sia più importante sapere se la persona in questione sia un delinquente, piuttosto che l’orientamento sessuale.
Brian non è esattamente il novellino che viene affidato in cura al sergente, ma un giovane poliziotto che ha fatto la sua onesta gavetta e si è guadagnato la stima dei superiori per l’abilità di infiltrarsi in associazioni criminali di un certo livello, difficili da far crollare se non ci si arma di sana pazienza e prove concrete.

Il differente modo di vivere la vita e di fare il proprio mestiere non impedisce al duo di lavorare bene insieme creando un’intesa destinata ad aumentare sempre di più. Son tutti presupposti per un’amicizia profonda, ma un divorzio alle spalle e in particolare il figlio disertore Walt (Chris Sheffield) determinato a rivelare quali siano i veri piani dell’America riguardo la guerra in Vietnam, bastano a Sam per tenere l’occhio di Sauron puntato su quel che rimane della sua famiglia.

Spetta a Charmain Tully (Claire Holt) il ruolo di novellina all’interno del dipartimento di polizia. La donna ha un potenziale di grande rilievo che non sfugge all’attenzione di Sam, costretto però a frenarlo a causa dei colpi di testa che le nuove leve sono soliti fare per dimostrare di essere più che all’altezza dei compiti affidatigli.

Malgrado i tanti inviti a mantenere la prudenza abbinati comunque a far salire costantemente di livello l’assistita ponendola di fronte alla scelta di stare o meno dalla parte della squadra, Sam non può sottrarsi, oltre ai guai giudiziari, dal rischio di perdere un talento ancora prima di non averle insegnato tutto ciò che sa su come essere un buon poliziotto.

Il cattivo che naviga nella scia del malessere sociale

Le regole sociali, imposte da ogni Stato che si rispetti, hanno creato malumori specialmente nei giovani, stanchi di sentirsi dire ogni volta cosa è giusto o sbagliato.

Emma Karn (Emma Dumont) è una delle tante ragazze insofferenti alle convenzioni americane e avere dei genitori con un matrimonio finito prima ancora di cominciare che, tuttavia, ha perdurato per questioni principalmente legate alla reputazione, è stato l’ingrediente fondamentale per stimolare l’adolescente ad abbandonare le mura di casa.

In mezzo a questi atti di ribellione, si è inserito silenziosamente Charles “Charlie” Manson (Gethin Anthony), uno dei peggiori criminali dell’America di allora.

Questa prima stagione ci regala le origini di un uomo che creerà non poche gatte da pelare alla polizia per la capacità di non farsi trovare facilmente con le mani nella marmellata perché, astutamente, delegale faccende illegali a persone cadute sotto il suo potere carismatico.

E’ proprio il carisma il punto di forza che ha permesso a Charlie di fondare un piccolo impero basato nell’accogliere chiunque volesse vivere la vita liberamente, lontano da una civiltà che non li rispecchia minimamente.
Emma è la preda perfetta, il profilo tipico cercato da Charlie per diffondere la propria filosofia di vita. Però, come spesso capita, la verità è sempre di un’altra pasta perché l’apparente nido protettivo di Charlie nasconde un traffico di droga e di prostituzione che gli frutta quotidianamente un altissimo guadagno.

Le ambizioni dell’irascibile, viscido ed eccentrico predicatore si estendono persino nel ramo musicale con un discreto successo per l’originalità del prodotto fornito durante i provini ed un ambiente circostante differente rispetto ai classici standard esibiti dalle aspiranti rockstar.

Scontro tra due ostinati

La fuga di Emma è diventata una faccenda personale per Sam a causa di una relazione complicata con la madre Grace Karn (Michaela McManus), una donna che egli non ha mai smesso di amare, ma le circostanze sfortunate della vita hanno impedito a entrambi di essere una coppia a tutti gli effetti.

L’incontro tra Charlie e Sam è simile al faccia a faccia di due pugili alla vigilia della sfida che decreterà un vincitore.

Lo scontro quasi mortale, invece, è il superamento del confine della legalità di Sam, che sfoga tutte le frustrazioni passate su Charlie, dando alla luce una rivalità destinata a diventare la prevedibile trama orizzontale della serie.

La debolezza dell’antagonista, da una parte, potrebbe aver deluso le attese dei telespettatori, dall’altra, invece, è stato il passo necessario verso il male che Charlie abbraccia definitivamente non pentendosi di punire chi lo ha tradito anche se si dovesse trattare di un familiare molto stretto.

E’ un Charles Manson, quindi, nel pieno della sua carriera da criminale e allo stesso tempo non del tutto pronto ad affermare la propria egemonia e la “cura” Sam è stato il test che gli ha aperto gli occhi per prendere la decisione di essere colui che fa paura.

Aspettative future

Cosa aspettarci da Aquarius nella prossima stagione?
La risposta probabilmente è niente di eclatante, fatta eccezione per la guerra tra bene e male che Sam e Charlie saranno obbligati a scatenare per avere il controllo del territorio oppure ristabilire l’ordine in città. E non saranno più stavolta mind games accennati o una zuffa alla cieca, bensì azioni sistematiche atte a prevalere l’uno sull’altro senza però dimenticare quanto gli aiuti esterni non debbano essere sottovalutati.

Il pericolo, però, potrebbe essere quello di mettere, da parte degli sceneggiatori, l’80% dell’impegno sul braccio di ferro tra il volto della paura ed il poliziotto anticonformista tralasciando i casi della settimana che, sebbene possano diventare alla lunga la solita minestra riscaldata, sono come la farina per preparare il pane, ovvero obbligatori per ogni telefilm poliziesco per evitare di andare fuori tema.

AQUARIUS – L’OPENING

Giovanni Calogero