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Pubblicato il 31/05/2017 da Gabriele di Grazia in , ,
 
 

Recensione di Wonder Woman di Patty Jenkins, un’occasione sprecata?

La recensione di Wonder Woman,  il film di Patty Jenkins  al cinema dal 1 giugno 2017. Nel cast Chris Pine, Connie Nielsen, Danny Huston, David Thewlis, Elena Anaya, Ewen Bremner, Gal Godot, Nicole Kidman, Robin Wright. 

 

 

L’avevamo lasciata elegantissima in abito nero e capelli raccolti all’indietro, nel finale del controverso Batman v Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder, mentre si ricongiungeva al malinconico Bruce Wayne di Ben Affleck che, durante il funerale di Superman, le proponeva di formare una squadra di super buoni in difesa della Terra. Stiamo parlando di Diana Prince, questo il nome umano della principessa delle Amazzoni interpretata dalla celestiale Gal Gadot, cresciuta su un’isola paradisiaca nascosta al mondo intero e destinata a diventare l’iconica Wonder Woman, personaggio di punta della DC Comics nato nel 1941 dalla mente del fumettista William Moulton Marston.

Questo film è dedicato alle origini dell’eroina, ennesimo tassello di un grande puzzle che ci farà conoscere l’universo cinematografico dei componenti della Justice League e che sarà seguito dai film stand-alone su Batman (Ben Affleck), Flash (Ezra Miller), Aquaman (Jason Momoa) e Cyborg (Ray Fisher).
La regista Patty Jenkins ci trasporta con un grande flashback ai giorni in cui la piccola Diana, unica figlia della protettiva regina Hippolyta (Connie Nielsen), comincia ad interessarsi all’arte della guerra e a desiderare di allenarsi al fianco delle Amazzoni di Themyscira per diventare una guerriera invincibile come la zia Antiope (Robin Wright).

Disobbedendo agli ordini della madre, la giovane verrà educata al combattimento con la spada e scoprirà di possedere un potere non comune tra le donne dell’isola. La tranquillità del mondo di Diana verrà però spazzata via il giorno in cui l’aeroplano del Capitano Steve Trevor (Chris Pine), pilota americano deciso a sconfiggere l’esercito tedesco, precipiterà nelle acque di Themyscira. Salvato da Diana, la metterà al corrente dei piani di sterminio della psicopatica dottoressa Maru (Elena Anaya) e del maniacale Generale Ludendorff (Danny Huston) e la convincerà a scendere al fianco dei buoni per porre, così, fine alla Prima Guerra Mondiale.

In questo 2017 che ha sfornato cinecomics come Logan – The Wolverine e Guardiani della Galassia Vol.2 c’era da aspettarsi davvero di meglio da una pellicola importante come Wonder Woman, sotto tutti i punti di vista. Tolta la fotografia caratterizzata dagli stessi toni gravi di Batman v Superman: Dawn of Justice, i richiami al film di Snyder si esauriscono al solo personaggio della Gadot: scomparse del tutto le atmosfere dark, i guizzi di regia e una vaga idea di sceneggiatura ben scritta, tutto si riduce a siparietti più o meno divertenti tra individui, le cui motivazioni sono incomprensibilmente banalizzate, e a battaglie sbiadite che hanno ben poco dell’epica che accompagna il background della protagonista.

Seppur parta in quarta e riesca a catturare l’attenzione dello spettatore nei primi venti minuti ambientati sull’isola (una versione fantasy della Costiera Amalfitana), il film della Jenkins scivola presto nel televisivo spinto con inquadrature statiche ed effetti speciali posticci e presenta il conto al pubblico con un combattimento finale degno della migliore puntata dei Power Rangers. Perché, se il Generale Lundendorff e la dottoressa Maru con le loro azioni sconclusionate provocano il riso involontario nello spettatore là dove dovrebbero invece inquietarlo (un vero peccato, perché Danny Huston la faccia da cattivone ce l’ha davvero), a farlo contorcere dalle risate è il mostro finale che ha il volto di  David Thewlis (il Remus Lupin della saga di Harry Potter). Una scelta di casting così insensata non si vedeva dai tempi del Gengis Khan di John Wayne.

A salvare la situazione sono la simpatia di Chris Pine, perfetto nel ruolo del militare guascone e capace di rubare la scena a tutti, protagonista compresa, e la bellezza della Gadot, davvero una dea tra i comuni mortali, la cui perfezione, però, a tratti distoglie l’attenzione del pubblico (sia maschile che femminile).
Un lungo episodio di Xena – Principessa guerriera ambientato nelle trincee della Grande Guerra, dunque, che segna un punto di rottura col percorso cinematografico fin qui intrapreso dalla DC Comics in favore di atmosfere più ridanciane e adatte ai più piccoli.
Un’occasione sprecata.

Gabriele Di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…