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Pubblicato il 23/04/2017 da Anna Pennella in , ,
 
 

La recensione di Whitney, can I be me : il documentario sulla vita della pop star

Whitney, can i be me è un documentario del 2017 diretto da Nick Broomfield e prodotto da Eagle Pictures. Il film racconta tutte le tappe del successo di Whitney Houston e le fasi della sua vita privata fatta di amori, scandali ed eccessi, fino al tragico epilogo.

Il registra offre al pubblico il suo omaggio alla cantante dopo cinque anni dalla morte avvenuta l’11 febbraio 2012, all’età di 48 anni.

Whitney Houston morì nella vasca da bagno di un hotel a Beverly Hills, dopo aver assunto un’eccessiva quantità di droghe. Di certo la scomparsa della star di I Will Always Love You ha avuto dei risvolti particolari, risvolti che il documentario Whitney, prodotto dalla BBC e nelle sale dal 24 al 28 aprile, tenta di approfondire.

Il regista, famoso per aver firmato Kurt & Courtney, mette le mani questa volta nella carriera di un’icona pop come la Houston, nata in un’America razzista da una famiglia molto religiosa. Assieme alla madre, Cissy Houston, Whitney faceva parte dei gospel della parrocchia ma non le bastava. La sua spinta al successo era alimentata soprattutto dalla madre che non aveva mai raggiunto il successo sperato.

Un punto chiave per capire tutta la psicologia della Houston: la ragazza soffriva per la pressione che aveva dagli amici e dalla famiglia sulla sua carriera e il regista cerca di indagare questo suo malessere. Non a caso il titolo del documentario di Broomfield è “Can I Be Me” e il repertorio montato non fa altro che interrogarsi su questo: Whitney poteva davvero essere se stessa?

Quando divenne famosa, le pressioni non arrivavano più solo dalla famiglia, ma anche dal pubblico che voleva conoscere il suo passato e la sua vita sentimentale. Chi frequentava Whitney e di chi era innamorata? Nessuno sapeva nulla perché la cantante era molto riservata.

Ciò che tutti conoscevano era la relazione che Whitney aveva con Robyn Crawford, un’amica d’infanzia da cui non si era mai separata e che aveva deciso di essere la sua assistente personale.

«Se avessi saputo che era vero che stavano insieme l’avrei presa a schiaffi», avrebbe dichiarato Cissy Houston in un’intervista concessa a Oprah Winfrey non molto dopo la morte della figlia. E in effetti, nonostante i gossip dei tabloid, è così che è andata: nel 1992 Whitney Houston sposò Bobby Brown, uomo che sembrava amare davvero – alcune scene del documentario lo dimostrano -, ma violento, alcolista e fedifrago, da cui avrebbe divorziato quindici anni dopo.

La vita privata della Whitney fu segnata da una serie di delusioni insuperabili e da responsabilità opprimenti.

Anna Pennella


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