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Pubblicato il 05/09/2017 da Davide Sica in , ,
 
 

Venezia74: Vittoria e Abdul e i mondi paralleli che s’incontrano senza dire nulla

La recensione di Vittoria e Abdul di Stephen Frears. Nel cast Judi Dench, Ali Fazal, Eddie Izzard, Tim Pigott-Smith, Adeel Akhtar, Simon Callow, Michael Gambon, Julian Wadham, Olivia Williams, Fenella Woolgar e Jonathan Harden.

Trama: Chiamato a consegnare di persona una preziosa medaglia alla Regina Vittoria (Judi Dench), il giovane indiano Abdul (Ali Fazal) viene in contatto con il modo impettito della corte inglese e, inaspettatamente, entra nelle grazie dell’imperturbabile sovrana. Tra i due nascerà un rapporto ben più profondo di quanto si potesse immaginare.

 


Basato sul libro omonimo (Victoria & Abdul) scritto da Shrabani Basu, Vittoria e Abdul è il nuovo racconto cinematografico del cineasta inglese Stephen Frears, che dopo aver diretto Meryl Streep in Florence lo scorso anno, torna a lavorare con un’altra grande diva del cinema mondiale, Dame Judi Dench, con la quale Frears ha già avuto modo di collaborare due volte, con altrettante nomination agli Oscar all’attrice, per Lady Henderson presenta nel 2006 e per Philomena nel 2014. 
Una candidatura che difficilmente arriverà in questo caso per la Dench, seppur la sua interpretazione di una regina invecchiata e acciaccata sia al solito estremamente convincente. Purtroppo è l’intero impianto del film ad essere banale, poco originale. Ogni sequenza risulta telefonata, così come l’insipido finale. La storia (alquanto romanzata) è quella della Regina Vittoria che s’affeziona ad un giovane indiano (nel periodo in cui l’India era sotto il dominio inglese) incaricato di portarle in dono una medaglia dall’alto valore simbolico.
Dopo un lungo viaggio in nave, Abdul giunge a Londra con il “collega” Mohammed. Nonostante quest’ultimo non veda l’ora di tornare a casa, Abdul sembra affascinato dal territorio anglosassone e soprattutto dalla figura dell’anziana sovrana. Infelice per il suo noioso e solitario quotidiano vivere, la monarca rimane affascinata dal ragazzo, il quale inizia ad impartirle sempre più insegnamenti sulla cultura indiana, arrivando addirittura a darle lezioni di urdu.
Il legame e la costante ascesa dell’uomo all’interno della famiglia reale, porta la corte e i collaboratori della regina ad ostacolare con sempre maggior veemenza i voleri di Sua Maestà.
Vittoria e Abdul purtroppo rappresenta un punto abbastanza anonimo all’interno della filmografia di un regista che quando ha l’occasione di saper imporre la propria autorialità, ci ha abituato ad un tipo di cinema di ben altro spessore.
Nonostante non manchino i momenti di pura (anche se abbozzata) comicità british, soprattutto quando vengono messe alla berlina le dinamiche estremamente formali della nobiltà inglese, Vittoria e Abdul è un film discreto nella sua evoluzione, incapace tuttavia di scardinare quelle ritrite dinamiche che coinvolgono due culture differenti che s’incontrano.
Due mondi paralleli incapaci di raccontarsi e di raccontare qualcosa di vagamente interessante nonostante l’accurata confezione.

Davide Sica

 


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Davide Sica

 
Sono nato a Lecco nel 1987, su quel ramo del lago di Como. Dopo aver terminato gli studi superiori decido di vincere la timidezza partecipando a svariati seminari teatrali. Frequento per tre anni la scuola di recitazione del Centro Teatro Attivo di Milano e studio doppiaggio professionale con Aldo Stella. Nel frattempo mi diplomo in film editing all’Accademia dello Spettacolo e studio storia e critica del cinema. Metto in fila negli anni esperienze nel cinema indipendente, nell'animazione turistica, in radio e sul web. Tante cose e un unico comune denominatore: il cinema. Ecco il mio sito: www.davide-sica.it