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Pubblicato il 08/09/2017 da Marta Leggio in , ,
 
 

Venezia74: Racer and the Jailbird, niente fiori ma opere di bene

Recensione di Racer and the Jailbird, film diretto da  Michaël R. Roskam con Matthias Schoenaerts, Adèle Exarchopoulos e presentato a Venezia fuori concorso. 

Un approccio melodrammatico tra amore e morte in cui non c’è spazio per il cinismo. Se avete con voi del cinismo lasciatelo all’ingresso del cinema (Roskam). 

Gigi e Bibi. Auto veloci, amore assoluto, rapine. Un canovaccio mocciano che, nelle mani del regista fiammingo Michaël R. Roskam,  finisce per ammaliare il pubblico di Venezia con un dramma ben strutturato. Una storia d’amore sincera e sfrenata è quella tra una giovane pilota automobilistica e un rivenditore di macchine. Il loro rendez-vous sembra uno spot di un profumo Gucci, il loro modo di aprirsi all’altro, di chiedere e cercare fiducia, quella di due adolescenti che si innamorano per la prima volta. Questi intenti d’animo vengono però ben presto ostacolati dai segreti di lui, dalla sua vita da gangster e da un male ancora più grande.

Un film drammatico che si fonda sulla consapevole forza dei sentimenti che riescono a tenere a galla i due protagonisti. Il film di Roskam non è un film d’amore, ogni commovente parola sussurrata, rimanda alla concreta difficoltà di lui di temperare la propria vita e di lei di poter reagire veramente. Lo spettatore davanti a questo dramma, si smuove ma non irrompe empaticamente e così, come la famiglia di Bibi, aspetta con le braccia conserte il finale. A snaturare un po’ il film è proprio l’eccessiva drammaticità degli eventi, che per fortuna viene alleviata dalla sceneggiatura di  Thomas Bidegain di Un sapore di ruggine e ossa e Noé Debré di Dheepan – Una nuova vita.  Una scrittura composta, mai eccessivamente drammatizzata, che si esaudisce in un finale che è un elogio a Rendez-vous e a quella corsa in macchina senza sosta. In Roskam c’è l’approccio del cinema noir, della tradizione fiamminga e della cultura anglosassone. Adele Exarchopoulos pur mantenendo una distaccata maturità fin dal primo minuto, si trasforma nel corso del film e lascia all’amore un ruolo di primo piano, nonostante la rigidità d’animo e le difficoltà della vita. Lezione che dovremmo tenere presente anche noi.

Racer and the Jailbird è un film sull’amore e sulla morte. Nulla di più.

Marta Leggio

 


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Marta Leggio

 
Sono Marta provengo dal profondo sud della Sicilia e mi diletto a filtrare quello che vedo attraverso le parole. Mi piacciono le storie emozionanti,le cose ben fatte, il buon cibo, le persone pacate e i film ben scritti. Non prendo mai niente eccessivamente sul serio però alcuni film hanno il potere di distruggermi. Ho molte insicurezze e limiti, ad esempio non capisco mai come comporre un buon finale...