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Pubblicato il 10/09/2017 da Anna Pennella in , , ,
 
 

Venezia 74: La recensione di My Generation

My Generation è un documentario del 2017 diretto da David Betty e con Micheal Caine.
Il film è stato presentato nella sezione Fuori Concorso della Settantaquattresima Edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

“Per la prima volta nella storia, i giovani della classe operaia lottavano per se stessi e dicevano: siamo qui, questa società è anche nostra e non vogliamo andarcene!”.

Micheal Caine ci racconta la Londra della sua generazione, quella dei cockney per intenderci, quella delle minigonne, dei capelli geometrici, del rock’n’roll, delle droghe. Il suo vero nome era Maurice Joseph Miklewhite Jr. prima di diventare un attore. Era evidentemente un cognome troppo lungo, impronunciabile. Fu Humphrey Bogart a ispirare Micheal. Un giorno vide la locandina de L’ammutinamento del Caine che svettava su Leicester Square, e non ci pensò due volte ad aggiungere un Caine dopo il suo nome. Cambiare cognome è emblematico, regala l’idea esatta di poter decidere della propria vita e della propria identità.

Il cambiamento dal basso, i giovani che dettano leggi sulla moda, sulla musica, sulla società. My Generation è stato un lavoro lungo, durato più di 6 anni per racimolare il materiale e montarlo e il risultato è un documentario schizofrenico tra passato e presente, dove Micheal Caine di Alfie si confonde con il Caine di oggi. La nostalgia con qui racconta la Swinging London porta a sognare ancora una volta su quegli anni di trasgressione e ribellione el sistema. Abbasso il classismo, dunque, era il loro motto: anche il figlio di un operaio poteva diventare quello che vuole. Dopo decenni di repressione la generation del dopo guerra voleva esplodere.

Così la Londra degli anni ’60 era diventata il centro mondiale della ribellione, del fashion e della libertà giovanile. In quegli anni tutti i settori artistici stavano andando in quella direzione, nel cinema film come Ricorda Con Rabbia (Tony Richardson, 1956), Room at The Top (Jack Clayton, 1959), Saturday Night and Sunday Morning (Karl Reisz, 1960), ma soprattutto Tom Jones furono, non solo i presupposti per la swinging London, ma un manifesto di rabbia e cambiamento. Alfie (Lewis Gilbert, 1966) con Caine non sarebbe mai esistito senza quei film.

My Generation è un film molto piacevole, una guida sugli anni ’60 spiegata dai Beatles, da Twiggy, da David Bailey, da Mary Quant, dai Rolling Stones, da David Hockney e da altre celebrità.

Anna Pennella

 


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