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Venezia 74: l’implosione silenziosa di Hannah

Recensione di Hannah l’ultimo film italiano in concorso a Venezia. Diretto da Andrea Pallaoro e interpretato da  Charlotte Rampling e André Wilms

Hannah si presta e si plasma sulla carne di Charlotte Rampling che dopo il film 45 anni torna a raccontare l’autodistruzione di una donna. Fil rouge è il passato del marito: una relazione amorosa nel caso del film di Andrew Haigh, un reato indicibile nel caso del film di Pallaoro che conducono la protagonista all’estraniazione totale dalla propria vita. Non occorre sapere nulla, capire la colpa, la pena, le motivazioni. Il regista questa volta affida tutto al lento e desolato ritmo della quotidianità, di un orata cucinata nel tegame, delle scale mobili della metro B, di una infiltrazione nella camera da letto. In mezzo a questo tempo, alle attività sempre più diramate di Hannah tra recitazione e nuoto, si coglie la colpa. Una donna sempre più sola, che paga, molto più del marito, il passato oscuro dell’uomo che ama, attraverso le urla alla porta di casa di una donna o all’allontanamento del figlio e del nipote. Una donna che prova a espiare inconsciamente il senso di colpa, nel lavoro che fa o nel regalo che è costretta a fare. La carne rugosa e flaccida delle donne, mostrata tramite un massaggio alla schiena, un cambio di maglione o una nuotata interrotta dal tuffo dei bambini, fissano la storia al pavimento come un macigno che si deposita sul suolo.

Pallaoro dopo la partecipazione a Venezia nella sezione Orizzonti di Medeas di qualche anno fa, decide di alzare il tiro con un film intimo che mostra l’implosione silenziosa di una donna matura. Una fine chiaramente annunciata da una lampadina fulminata e da una buonanotte disturbata. In un momento in cui gli sceneggiatori rivelano tutto tramite fiumi e fiumi di inchiostro, non si rimane indifferenti al non detto del regista italiano. Una scelta coraggiosa, che però non basta a rendere pienamente consistente la trama. Pallaoro pecca un po’ di presunzione e perde la partita contro il tempo. Hannah è un film doloroso, che non smuove. Hannah è un film che non senti, ma che vedi solamente.

Marta Leggio


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Marta Leggio

 
Sono Marta provengo dal profondo sud della Sicilia e mi diletto a filtrare quello che vedo attraverso le parole. Mi piacciono le storie emozionanti,le cose ben fatte, il buon cibo, le persone pacate e i film ben scritti. Non prendo mai niente eccessivamente sul serio però alcuni film hanno il potere di distruggermi. Ho molte insicurezze e limiti, ad esempio non capisco mai come comporre un buon finale...