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Pubblicato il 18/09/2017 da Francesca Sordini in ,
 
 

La recensione di Valerian, ultima, smodata space opera di Luc Besson

Valerian e la città dei mille pianeti è un film del 2017 diretto da Luc Besson con Dan DeHaan, Cara Delevingne, Clive Owen, Rihanna, Ethan Hawke, Sam Spruell e Kris Wu. Qui trovi la scheda e qui il trailer del film.

Qualche centinaio di anni dopo il lancio nello spazio della stazione Alpha, che oggi raccoglie tutte le specie dell’universo, Valerian e Laureline sono agenti federali che si occupano di mantenere l’ordine pubblico. Un giorno vengono mandati a recuperare un prezioso animaletto, unico della sua specie ancora in vita, proveniente da un pianeta che oramai non esiste più, la cui scomparsa fa sorgere non pochi dubbi.

Valerian è l’ultima space opera di Luc Besson: costato quasi 200 milioni di euro – il più costoso film della storia del cinema francese –è un film smodato e incontrollabile. Besson ha voluto strafare, ma non è qui il vero difetto del film: se ci si lascia trascinare dalle situazioni da cartone animato – ad esempio Dan DeHaan che precipitando attraversa dieci piani – Valerian è gradevole e un gran bel divertimento, di cui si apprezzano i mostriciattoli e la scenografia. Il vero problema del film risiede nel canovaccio, che è banale, banale, banale. Beson ci aveva abituato a storie di ben altra complessità, mentre in Valerian c’è solo un cattivo un po’ opaco e una narrazione senza praticamente colpi di scena.

Strizzando l’occhio al fumetto da cui è tratto il film (già massicciamente presente ne Il quinto elemento), il tributo ad altre pellicole di fantascienza è tangibile: 2001: Odissea nello spazio (tutti i film di fantascienza devono pagare come obolo il riferimento a Kubrick), lo stesso Quinto elemento, e persino Avatar di James Cameron, dato che i Pearls sono la copia esatta dei Na’vi. Pacchiano e caciarone, Valerian deve piacere così com’è, nel suo essere eccessivo in tutto (ad esempio nell’arruolare popstar provenienti dai quattro angoli del pianeta per ruoli tutt’altro che secondari). In questo modo, si sopportano pure Dan Dehaan e Cara Delevingne, attori discreti ma non straordinari, e la sceneggiatura senza particolare brillantezza.

Francesca Sordini


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Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.