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Pubblicato il 04/01/2018 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Tutti i soldi del mondo, il nuovo adrenalinico thriller firmato Ridley Scott

Recensione di Tutti i soldi del mondo, il nuovo attesissimo film di Ridley Scott con Michelle Williams, Christopher Plummer, Mark Wahlberg, Charlie Plummer e Romain Duris basato su una storia realmente accaduta. Dal 4 gennaio nei cinema.

Con Tutti i soldi del mondo il regista di Alien e Blade Runner ci immerge nella Roma degli anni 70 ricostruendo in maniera adrenalinica un fatto di cronaca realmente accaduto che sconvolse l’opinione pubblica divenendo un caso mediatico internazionale: il rapimento di John Paul Getty III. La storia inizia a Roma nel 1973 quando alcuni uomini mascherati rapiscono un ragazzo di sedici anni, John Paul Getty (Charlie Plummer), nipote del magnate del petrolio Jean Paul Getty (Christopher Plummer) famoso per essere, oltre che il più ricco, uno degli uomini più avidi del pianeta. Il rapimento di John, il suo nipote preferito, infatti, non smuove in lui un briciolo di pietà utile al pagamento del riscatto, tanta è la sua brama di ricchezza e di potere, e la madre del ragazzo, Gail (Michelle Williams), sua nuora, si vede costretta a mettersi in contatto coi rapitori per cercare di riportare, da sola, il figlio a casa sano e salvo. Per fortuna dalla parte della donna interviene l’uomo della sicurezza del magnate, Fletcher Chace (Mark Wahlberg), che, a rischio della propria carriera, e vita, si rende protagonista di una corsa contro il tempo per raccogliere i soldi, pagare il riscatto e far riabbracciare il giovane alla propria madre.

Quando il produttore Quentin Curtis scelse il libro di John Pearson su Getty dal titolo Painfully Rich: The Outrageous Fortune and Misfortunes of the Heirs of J.Paul Getty e lo propose allo sceneggiatore David Scarpa per trarne un film sul rapimento di John Paul Getty III non avrebbe certo immaginato che la pellicola basata su un caso mediatico sarebbe diventata essa stessa un caso mediatico. Infatti, negli ultimi mesi si è parlato di Tutti i soldi del mondo soprattutto per la sostituzione a pochi giorni dall’uscita nelle sale di uno degli attori principali, Kevin Spacey, a causa di numerose accuse di molestie sessuali a suo carico da parte di attori e gente del mondo di Hollywood. Sono in molti a chiedersi se Ridley Scott abbia fatto bene ad eliminare dalla storia del cinema la performance di Spacey in favore di quella di Plummer, fatto sta che il regista ha più volte dichiarato che Plummer fosse stato sin dall’inizio la sua prima scelta nel ruolo dell’avido magnate. La cosa ovviamente non convince e non soddisfa i tanti fan di Spacey che vedono nell’ostracismo ai suoi danni un fatto gravissimo, ipocrita e impopolare. Messa da parte questa faccenda, alquanto spinosa, non si può certo affermare che la pellicola di Scott sia poco riuscita. Anzi, probabilmente ci troviamo di fronte ad una delle migliori prove registiche di Scott di sempre.

La pellicola, sin dai primi minuti, appare come una frenetica corsa ricca di pathos che coinvolge lo spettatore e non gli dà tregua fino all’adrenalinico finale. La ricostruzione di ambienti e atmosfere anni 70 dal sapore italiano che permea l’intera opera è pressoché perfetta: dai flashback che ci mostrano la Roma sfolgorante di via Veneto alla messa in scena di una città sotto scacco della malavita nel pieno degli anni di piombo, tutto suggerisce l’immenso lavoro di ricerca alla base del film per riportare in vita una fetta di passato che ancora è così impressa nei ricordi del pubblico. Gli interpreti, Chistopher Plummer compreso, regalano interpretazioni memorabili e mai sopra le righe, nonostante il rischio di lasciarsi andare ad eccessi fosse insito nel progetto. Su tutti emerge una splendida Michelle Williams che, interpretando il ruolo di una madre coraggiosa disposta a combattere con ogni mezzo contro un impero economico e la ‘ndràngheta, investe il suo personaggio di una carica emotiva sconvolgente e del tutto credibile. Non sapremo mai se quelli impiegati dalla produzione per far rigirare le scene a Plummer siano stati “soldi ben Spacey”, per citare, e questo è davvero il caso, una delle meme più celebri della rete. Di certo rimarrà per sempre il rimpianto di non aver potuto vedere l’attore premio Oscar per American Beauty nei panni di un personaggio decisamente nelle sue corde la cui interpretazione avrebbe regalato al pubblico in sala un’altra prova attoriale degna di nota.

Gabriele di Grazia

 


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…