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Pubblicato il 11/07/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Recensione di The War – Il pianeta delle scimmie: la degna conclusione di una trilogia che è già leggenda

Recensione di The War – Il pianeta delle scimmie di Matt Reeves, con Andy SerkisToby KebbelWoody HarrelsonKarin KonovalTerry Notary e Amiah Miller. Nei nostri cinema il 13 luglio 2016 con 20th Century Fox.

Quante probabilità c’erano che Matt Reeves, già regista dello spettacolare Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie, riuscisse non solo a dar vita ad un buon sequel, ma anche a concludere degnamente una trilogia già entrata nel cuore del pubblico mondiale grazie ai suoi primi due film? Le aspettative erano estremamente alte, e il pericolo di rimanere impantanati in un ultimo capitolo banale e poco innovativo dietro l’angolo. Inoltre, e non a torto, erano in molti a pensare che la saga avesse già dato il meglio di sé e che fosse impossibile replicare il pathos raggiunto nel secondo reboot della serie. Niente di più lontano dalla realtà.

L’inizio di The War – Il pianeta delle scimmie ci immerge subito in una guerra sanguinosa tra gli umani, i pochi superstiti di un esercito disperato e in rovina, e le scimmie intelligenti guidate da Cesare (Andy Serkis) tra le fronde di una foresta piena di tunnel, trincee e trappole mortali. Ormai il conflitto scatenato dal vendicativo bonobo Koba (Toby Kebbel) non conosce tregua, ed entrambe le fazioni si sono organizzate al meglio per sopraffarsi l’un l’altra e determinare, così, la specie dominatrice. Le ultime speranze di pace di Cesare vengono spazzate via quando il Colonnello (Woody Harrelson), il capo senza scrupoli degli umani, irrompe nel suo covo portandogli via ciò che ha di più caro al mondo. Cesare parte quindi alla ricerca della base militare del suo acerrimo nemico insieme ai fidati Maurice (Karin Konoval) e Rocket (Terry Notary), intenzionato più che mai a vendicarsi e a porre per sempre fine alla guerra. Sulla sua strada, però, si imbatterà in una bambina rimasta orfana (Amiah Miller) che cambierà il suo destino per sempre.

A dispetto del titolo che si focalizza solo sull’aspetto bellico della pellicola, il film di Reeves non è solo un film di guerra, ma qualcosa di più profondo e diverso rispetto a tutti i blockbuster usciti al cinema negli ultimi anni. The War – Il pianeta delle scimmie è infatti una pellicola in gran parte fatta di silenzi e di sguardi carichi di significato, di spazi aperti dove l’occhio si perde e l’anima trova conforto nella solennità della natura: mentre la grandiosa colonna sonora di Michael Giacchino accompagna le immagini dei cavalli che si fanno strada nella neve immacolata delle montagne toccando picchi di epicità “morriconiana”, la mente dello spettatore non può che richiamare a sé le atmosfere western dell’ultimo Tarantino e di un tipo di cinema contemplativo che ormai non esiste più.

C’è tanto citazionismo e amore per la settima arte nel lavoro di Reeves che omaggia apertamente classici come Schindler’s List e Apocalypse Now mettendo in scena un’ambientazione postatomica da incubo e un personaggio folle come quello del Colonnello che racchiude in sé la ferocia del nazista Amon Göth, interpretato da Ralph Fiennes nel capolavoro di Spielberg, e la follia irrecuperabile dell’iconico colonnello Kurtz di Marlon Brando a cui il look accuratamente rasato di Harrelson palesemente si ispira. Se il ritmo dell’azione è ben scandito e concede allo spettatore attimi in cui poter riprendere fiato in attesa del potente climax finale, a colpire il pubblico, oltre agli splendidi comprimari che trascinano la storia verso esiti inaspettati, è sicuramente la figura di Cesare: personaggio reso umano all’inverosimile dalla bravura di Serkis e dai miracoli della motion capture, si rende protagonista insieme alla bambina (l’incredibilmente espressiva Amiah Miller) di un momento altamente poetico che si imprime bene nella mente del pubblico.

Prodotto di denuncia sociale che fa riflettere sulla natura distruttiva dell’essere umano portata alle estreme conseguenze, The War – Il pianeta delle scimmie è cinema allo stato puro e la chiusura perfetta del lungo cammino intrapreso da Cesare e dal suo popolo verso la libertà. Ci troviamo di fronte ad un titolo che meriterebbe una nomination all’Oscar per miglior film, regia, effetti speciali, colonna sonora e soprattutto per il miglior attore protagonista. Il lavoro fatto da Andy Serkis con il suo Cesare è infatti destinato a rimanere indelebile nella storia del cinema e nel cuore di coloro che sapranno lasciarsi catturare da quella che si può già definire una “trilogia perfetta”.

Gabriele Di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…