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Pubblicato il 27/10/2017 da Gabriele di Grazia in , ,
 
 

The Party, una commedia velenosa come il morso di un serpente

La Recensione di The Party, uno dei film evento della Festa del Cinema di Roma, scritto e diretto da Sally Potter e presentato nel catalogo della Selezione ufficiale. Nel cast Kristin Scott Thomas, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cherry Jones, Emily Mortimer, Timothy Spall e Cillian Murphy.
Da giovedì 8 febbraio al cinema.

Cosa succede quando una riunione tra amici volge al peggio in pochissimi minuti e l’ambiente circoscritto fa emergere i lati nascosti di ognuno dei presenti senza lasciargli via di fuga? The Party di Sally Potter è una commedia cinica che gioca con l’ambiguità dell’essere umano e le debolezze celate dietro apparenti maschere di titanio. Girato in un elegante bianco e nero, il film è essenziale come i bisogni elementari che muovono i vari personaggi: passione, avidità e ambizione. Il cast è di tutto rispetto e vede, oltre a Kristin Scott Thomas, Bruno Ganz e Patricia Clarkson, anche Cherry Jones, Timothy Spall, Emily Mortimer e l’attore feticcio di Christopher Nolan, il camaleontico Cillian Murphy. Come altre pellicole del genere, pensiamo a Carnage di Roman Polanski o al più recente È solo la fine del mondo di Xavier Dolan, The Party è un film corale il cui punto di forza è ovviamente la sceneggiatura, qui davvero degna di nota. L’intenzione della regista è quella di ridere dei difetti di personaggi molto simili a noi e scongiurare, così, la tristezza che avvolge il mondo in questo preciso momento storico.

Janet (Kristin Scott Thomas) è stata da poco nominata ministro e per l’occasione ha riunito nella sua bella casa di Londra un gruppo di vecchi amici. Bill (Timothy Spall), suo marito, sembra avere, però, la testa altrove e la moglie crede stia scivolando rapidamente in una brutta depressione. In realtà l’uomo ha delle rivelazioni gravi e scottanti da fare ai presenti, e la tranquilla rimpatriata si trasforma presto in una sgradevolissima gara all’odio che coinvolge tutti, nessuno escluso. Mentre il giradischi di Bill suona musiche suadenti ad alto volume, il salotto assume sempre di più i contorni di una prigione da cui i personaggi non possono scappare. Soprattutto Tom (Cillian Murphy) sembra essere sull’orlo di una crisi di nervi e, oltre a sniffare cocaina e ad avere una pistola carica nella fondina, ha tutta l’aria di avere qualcosa da dire al padrone di casa. Quali segreti ha in serbo il vecchio Bill per gli avventori della sua casa? Di qualsiasi cosa si tratti nessuno uscirà dal’abitazione uguale a com’era prima.

The Party è uno di quei capolavori che non ti aspetti. Raffinato, pungente, imprevedibile, è costruito su una sceneggiatura che regala allo spettatore alcuni momenti cult che è raro scovare in pellicole di recente produzione. Dopo una presentazione memorabile, gettate ormai a terra le maschere dell’ipocrisia, gli invitati alla festa appaiono pian piano per quello che sono: esseri ambigui e insoddisfatti che non aspettano altro che un momento di debolezza dell’altro per saltargli alla giugulare e fendere il colpo mortale. Come anime di un girone dantesco questi vagano per le stanze della casa senza mai varcarne i confini, senza mai potersi difendere dallo sguardo accusatore dei vicini. Il coinvolgimento emotivo del pubblico, che non può fare a meno di riconoscersi nelle loro fragilità, è totale: l’occhio della regista non fa sconti a nessuno e mette a nudo con cinica brutalità la nostra parte interiore più recondita e insospettabile. Con una scena d’apertura e chiusura davvero tra le più memorabili di sempre, The Party è pronto a trascinarvi in una partita a scacchi con la vostra metà oscura e a stupirvi al suono di battute fulminanti. La durata esigua del film, che lo rende rapido e doloroso come il morso di un serpente, è uno dei suoi punti a favore.

Gabriele di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…