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Pubblicato il 27/02/2016 da La Redazione in , ,
 
 

Malick Prêt-à-Porter: la prima sequenza di The New World-Il Vorspiel

Nel 1607 alcune navi inglesi attraccarono sulle coste della Virginia. A bordo c’era il capitano John Smith, che durante una missione d’esplorazione venne fatto prigioniero dalla tribù Powhatan. La bellissima figlia del capo si innamorò di lui, ma successivamente Smith tornò in patria, la principessa venne adottata dalla comunità inglese, si convertì al cristianesimo, sposò il colono John Rolfe, ebbe un figlio, venne condotta in Inghilterra, ricevuta a corta dal re Giacomo I e morì a ventidue anni lontano dalla sua casa, dal nuovo mondo.

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Altrochè Disney, questa è la storia della vera Pochahontas, narrata con tanta poesia da rendere interessante persino una storiella d’amore come tante, vituperata e ridicolizzata dal colosso dei cartoon.
Malick si conferma scrittore di immagini, maestro del visuale prima che della parola. Una sceneggiatura a detta di alcuni un po’ carente, innegabilmente in sordina, silenziata dalla musica, vera protagonista dell’opera. Quanto taciuto dalle parole viene perfettamente espresso dalla musica.
Non sarà certo un caso che The New World si apra con il Vorspiel di Wagner, ovvero il preludio della tetralogia del Rheingold. Le prime battute dell’Oro del Reno non sono solo una ouverture d’opera fra tante, sono esse stesse la messa in musica dell’Inizio, dell’origine assoluta.

Le suggestioni musicali sono ridotte al minimo indispensabile, mentre il motivo è quasi interamente costruito su tre sole note: mi bemolle, si bemolle e sol.

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Come noto la tetralogia è costruita a partire da alcuni Leitmotive, o meglio dei Leitfaden (fili conduttori, come li chiamava Wagner stesso), melodie ripetute più volte che svolgono la funzione di voce un certo personaggio. Il primo fra questi, quello che troviamo al cominciamento dell’opera, è il leitmotiv della Natura.
Allo stesso modo Malick costruisce il primo fotogramma del suo quarto lungometraggio con una vera e propria overdose di Natura, presente nell’immagine quanto nel suono.

L’elemento visivo che corrisponde alla genesi primordiale, all’inizio è l’acqua. Fin dalla cosmogonia greca l’acqua è, all’opposto del fuoco, l’elemento simbolo del cominciamento del tutto. Così l’acqua con cui gli indiani della Virginia giocano, così il Reno in cui la vicenda dell’anello si dispiega.  Il fiume è teatro del gioco delle figlie del Reno, che sarà presto macchiato del primo elemento realmente estraneo a questa armonia: Alberich , il nano che ruberà l’anello, così come l’inglese John, che turberà gli equilibri sentimentali di Pochahontas.
In questo preciso momento compaiono all’orizzonte le navi degli inglesi ed ecco, l’idillio è stracciato, la tela lacerata, l’armonia distrutta. Qui la caduta dal paradiso terrestre, l’uscita dall’Eden, da quell’acqua su cui si credeva che tutto il mondo si reggesse, che prende qui la forma della civiltà urbana, dell’allontanamento dalla natura e dalla sua purezza.
Tutta l’opera è difatti costruita su una serie di opposizioni: il bosco incontaminato e la piccola cittadella di fango e pietre che gli inglesi vi costruiscono, le farraginose cordialità e le corse felici nei campi, le ombre e la luce. Tutti gli elementi propri della poetica di Malick trovano qui il proprio spannung: la poesia, l’erba alta, i campi lunghi ma su tutte la più importante è il voice-over, qui mutato di segno. La voce della protagonista, cassa di risonanza dei suoi pensieri e della sua interiorità, è qui corroborata dalla colonna sonora: il Vorspiel di Wagner dialoga qui con il K488 d Mozart, la naturalità col barocco, ovvero Pochahontas con John. Una storia d’amore narrata ad almeno tre livelli: delle immagini, della voce narrante e della colonna sonora.


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