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I Sabato della Cripta, la recensione di The Bye Bye Man

The Bye Bye Man è un film del 2017 diretto da Stacy Title con Douglas Smith, Lucien Laviscount, Cressida Bonas, Doug Jones, Carrie-Anne Moss, Faye Dunaway e Jenna Kanell. Qui trovi la scheda del film.

L’horror deve rinnovarsi. Il gusto del pubblico è cambiato, facce mostruosamente truccate non ci spaventano più. Anzi, trasmettono un’orrenda sensazione anni ’90. E’ quel che succede quando la macchina da presa si avvicina alla faccia di Doug Jones, entità maligna evocata ogniqualvolta qualcuno ne pronuncia incautamente il nome. Il ragazzo, felpa col cappuccio e mastino sanguinolento al seguito – anche qui, che barba – porta alla follia chiunque perseguiti, ossessionato da fatto di non dover né dire né pensare il nome in questione, pena la morte sua e di chiunque quel nome l’abbia ascoltato.

Come molti altri film horror, The Bye Bye Man torna al passato per raccontare l’eziologia del Male, e proprio quando riproduce gli interni e gli abiti di fine anni ’60 acquista quel tipo di brillantezza che manca per tutto il resto del film, altra figurina sbiadita uguale a mille altre. Tre amici, di cui due fidanzati tra di loro, prendono in affitto una sinistra casa in mezzo ai boschi, la quale sembra abitata da strane presenze. Il protagonista, Elliott, pronuncia il nome proibito durante una seduta spiritica, trovato per caso nel cassetto del comodino della sua camera da letto. Progressivamente lui e i suoi amici cominciano ad essere ossessionati da strane allucinazioni, ma la regista, concentrandosi quasi solo sul protagonista, tralascia volontariamente quelle degli altri personaggi, facendo sì che l’insieme narrativo risulti sconnesso e mancante di piccoli passaggi fondamentali. Per nostra sfortuna, il finale dà pure adito ad un seguito. Speriamo che non ci sia di nuovo Faye Dunaway: come abbia deciso di partecipare ad una simile banalità ci è tuttora oscuro.

Francesca Sordini


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Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.